Gli Agnelli rischiano il processo
L’Avvocato ha mai compilato il quadro RW della dichiarazione dei redditi riguardante i beni all’estero? È l’undicesima domanda che Libero ha posto sull’eredità Agnelli. Non è un dettaglio tecnico, ma un punto fondamentale per capire la natura del caso, i suoi aspetti legali, le conseguenze sul piano del diritto civile e penale. È una partita in cui entrano in campo molti giocatori, ecco i principali: Margherita Agnelli, figlia di Gianni; Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, stretti collaboratori dell’Avvocato; lo Stato italiano nella doppia veste dell’Agenzia delle Entrate e del Tribunale di Torino. Quattro soggetti con obiettivi finali diversi. Quali? Margherita vuole vederci chiaro sulla gestione dell’eredità del padre e il riassetto finale del ponte di comando dell’impero Fiat. Grande Stevens e Gabetti vogliono allontanare le ombre sul loro operato e lasciare a John Elkann (uno dei figli di Margherita) il ruolo di armatore del vascello Fiat (al timone c’è Sergio Marchionne). L’Agenzia delle Entrate vuole accertare se al Fisco italiano sia stato occultato imponibile e dunque recuperare gettito per l’Erario. La procura della Repubblica di Torino deve (ricordiamo che in Italia vige l’obbligatorietà dell’azione penale) accertare le eventuali violazioni del diritto penale tributario.
La “segregazione”
Il veicolo studiato da Gianni Agnelli insieme con Franzo Grande Stevens e Gabetti per inglobare i beni dell’Avvocato è Alkyone, una fondazione con sede nel paradiso fiscale di Vaduz, in Lichtenstein. Alkyone è il contenitore dei contenitori, nella sua pancia infatti ci sono altre tre società principali, Calamus, FIMA e Springrest, costituite anni prima nell’isola di Tortola, nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche. Chi sono i beneficiari di Alkyone? Il primo è la moglie dell’Avvocato, Marella. In caso di morte della moglie, i diritti tornano indietro e passano al marito Gianni e se quest’ultimo scompare, il primo beneficiario (Marella) ha diritto solo all’usufrutto. In caso di morte del primo e secondo beneficiario, cioè dell’Avvocato e di sua moglie, i diritti vengono ereditati dalla figlia Margherita Agnelli. A tutto pensano i protettori. Chi sono? Grande Stevens, Gabetti e un avvocato svizzero di nome Siegfried Maron. È un gioco dell’oca che può provocare un certo mal di testa nel lettore ma è molto importante per capire che cosa è Alkyone. Ci sono diversi modi per costituire una fondazione, ma in ogni caso il principio è che vi sia uno stacco netto del patrimonio dal suo originario possessore, tecnicamente si parla di “segregazione”. Leggendo le carte disponibili e i resoconti dei memoriali, è difficile non solo sostenere che vi sia una esternalizzazione del patrimonio, ma anche della stessa gestione visto che Gabetti e Grande Stevens sono due collaboratori storici dell’Avvocato, non proprio un comitato esterno da blind trust. Una fondazione all’estero, gestita da cittadini italiani con beneficiari italiani. Due sono residenti all’estero: donna Marella e la figlia Margherita. Ma se sulla residenza della seconda non ci sono dubbi – abita a Ginevra – sulla moglie dell’Avvocato sorge qualche interrogativo se si leggono le osservazioni fatte dal commercialista di famiglia Gianluca Ferrero che dava istruzioni dettagliate circa la localizzazione di giardinieri, camerieri, marinai e perfino dei cani.
Margherita, come racconta Libero dal 12 agosto, ha appreso dell’esistenza della Fondazione Alkyone dalle labbra di uno dei protettori, l’avvocato svizzero Siegfried Maron, il quale evidentemente non sapeva che la figlia dell’Avvocato era stata tenuta all’oscuro di tutto. Errore capitale che è costato la riapertura di una guerra non solo sull’eredità ma sull’assetto di comando della Fiat. È dalla spaccatura in famiglia e dall’emersione di Alkyone che nasce l’azione dell’Agenzia delle Entrate. Nei suoi uffici all’Eur il direttore generale Attilio Befera non poteva certo far finta di nulla: clamore mediatico, entità della potenziale evasione e lo scenario in cui si svolgeva la battaglia legale dettavano un intervento immediato. Ora il governo lavora su un doppio fronte e ha alzato l’asticella dei suoi obiettivi: rimpatrio dei capitali e lotta all’evasione, incoraggiamento all’emersione di ricchezza e pugno di ferro contro chi pensa di continuare come prima e più di prima. Ecco perché sono state confermate subito le indiscrezioni dell’indagine fiscale sugli Agnelli e contemporaneamente è stato rivelato che gli italiani nel mirino sono migliaia.
Una manovrina
L’indagine sull’eredità Agnelli è complessa, non sarà breve e l’Agenzia delle Entrate, grazie alle norme contenute nel decreto del luglio scorso, ha in fase di costituzione una vera e propria task force di esperti. Le nuove norme danno al Fisco strumenti penetranti di indagine e un sistema di sanzioni molto aggressivo. L’eredità Agnelli non può essere più “scudata” perché il procedimento è stato aperto poco tempo fa e se l’indagine dovesse confermare l’omissione della dichiarazione del patrimonio e dell’imponibile gli eredi potrebbero dover pagare tra imposte, sanzioni ed interessi un importo addirittura superiore a quello del capitale conteso. In un lampo un’intera ricchezza si dissolverebbe per andare nelle mani del Fisco. Un paio di miliardi di euro, una manovrina estiva.
Ma la partita non si esaurisce negli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Fatte le verifiche, controllata la (in)congruità delle poste e fatto partire l’accertamento, potenzialmente dalle porte girevoli del Fisco si passa tra i cancelli di ferro della giustizia penale. Il quarto giocatore, la magistratura, entra in scena nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza ravvisano nel corso dell’indagine i presupposti di un reato. Basta il sospetto e in campo rimbalzano due palloni: uno è l’indagine ordinaria del Fisco, l’altra è quella penale dagli esiti tutt’altro che scontati. A questo punto per gli Agnelli c’è il rischio di un processo. Qualche domanda aggiuntiva può chiarire meglio al lettore di cosa stiamo parlando. Da dove viene il patrimonio all’estero dell’Avvocato? Dove è stato generato e come è arrivato oltre confine? Proviene dalla galassia di aziende della Fiat o è il frutto di altre attività? Le risposte a queste domande hanno una rilevanza notevole perché potrebbero innescare un effetto domino non solo sui destini dell’eredità.
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