Jun
23
Il Financial Times scopre il best-seller di Giulio Tremonti
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Mezza pagina del Financial Times oggi è dedicata al best-seller di Giulio Tremonti, La Paura e la Speranza (Mondadori). Si tratta di uno dei rarissimi casi in cui un saggio italiano varca i confini dell’interesse nazionale e viene salutato come una svolta nel pensiero politico.
Mar
30

Una donna italiana che fa cose davvero importanti ed è più apprezzata all’estero che in patria è Loretta Napoleoni. La Napoleoni ha scritto una serie di libri sul terrorismo internazionale con la cura del saggista e il gusto per la notizia del giornalista. Il suo ultimo volume si intitola “Rogue Economics“, pubblicato negli Stati Uniti dalla Seven Stories Press e in Italia dal Saggiatore (titolato “Economia canaglia”), sarà presentato al Center for International and Strategic Studies di Washington il 3 aprile prossimo. Starebbe bene nello scaffale del prossimo ministro dell’Interno e tra i tomi della libreria della Farnesina, ma francamente non speriamo in una riconversione della politica dal peggio al meglio.
Mar
25
PANORAMA/Intervista a Giulio Tremonti. Veltroni, così non «si può fare»
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Sulla scrivania del suo ufficio romano c’è un tomo dal titolo profetico, Il caos prossimo venturo, un saggio dell’economista indiano Prem Shankar Jha. Come profetico rischia di essere il suo libro, La paura e la speranza, dedicato alla crisi dell’Europa e della globalizzazione. Giulio Tremonti è destinato a guidare il ministero dell’Economia, in caso di vittoria del Popolo della libertà, in un periodo che lui definisce «il tempo del ferro». In questa intervista a Panorama racconta con quali paure e speranze si gioca la partita elettorale e il futuro di un paese in bilico come l’Italia.
Onorevole Tremonti, la campagna elettorale è al cloroformio. Forse perché il Pd è diverso rispetto all’Unione e Walter Veltroni è un avversario più temibile di Romano Prodi?
Veltroni? Vota oggi e pagherai domani. Veltroni è come quello che entra in un bar e grida: «Da bere per tutti». Poi uno degli avventori si alza e chiede: «Chi paga?». Veltroni risponde: «Voi».
Ma l’obiettivo del Pd è quello di abbassare la pressione fiscale.
La storia si sta ripetendo. È la stessa storia di Prodi che nel 2006 promette le riduzioni fiscali e fa un piccolo errore.
Quale errore?
Presenta una formula di copertura, poi scopri che la copertura si chiama tasse.
Guardi che Veltroni è in tour con il suo pull man e dice che le tasse le riduce.
Veltroni gira le piazze d’Italia come un venditore di decreti, fa promesse miracolose per i giovani, le famiglie, gli anziani, ma anche lui ha commesso un errore.
Ritorna la domanda: quale errore?
Ha scritto una formula magica di copertura basata sui cosiddetti fondi globali.
Cosa sono i fondi globali?
Sono i fondi iscritti nella Finanziaria, da un anno per i tre anni successivi, a fronte delle nuove leggi da fare. Ebbene, nella Finanziaria 2008 di Prodi su questi fondi c’è solo 1 miliardo di euro e le promesse di Veltroni ammontano a oltre 20 miliardi.
Come trova gli altri 19 miliardi di euro?
Con le tasse. E lo scrive chiaramente che serve questo per fare la quadra. Nei decreti di Veltroni c’è scritto promesse, ma vuol dire tasse. E per tasse si intende (come nel cantiere aperto da Prodi) tasse che partono dal risparmio delle famiglie, dal rialzo dell’imposta su Bot e Cct dal 12,5 al 20 per cento. Quindi, delle due l’una: o Veltroni non mantiene le promesse, o mette le tasse. A giudicare da quello che ha fatto Prodi, Veltroni mette le tasse.
Il portafoglio è vuoto?
Esatto. E dato che i fondi non ci sono, Veltroni prende per i fondelli gli italiani. Può ingannare uno per tanto tempo, può ingannare tanti per poco tempo, ma non può ingannare tutti gli elettori per tutta la campagna elettorale.
Eppure si dice che i programmi del Pd e del Pdl siano uguali. In cosa sono diversi?
La differenza di fondo con il nostro programma è che noi le tasse non le abbiamo mai aumentate e non lo faremo in futuro. Certamente non alzeremo al 20 per cento la tassa sui Bot e i Cct. La formula di Prodi del tassa e spendi non è stata solo un errore politico, ma anche un errore economico, perché ha depresso la crescita.
Qual è la differenza tra Veltroni e Silvio Berlusconi?
La differenza tra i due è che Veltroni è convinto di perdere e Berlusconi ha la prospettiva di vincere.
Berlusconi è diventato prudente e realista, Veltroni promette il miracolo, con la formula «yes, we can». Siamo di fronte a un paradosso della campagna elettorale?
Veltroni non ha capito la crisi mondiale che si sta abbattendo sull’Italia e continua a promettere un miracolo. È uno specialista in notti bianche e se vince lui continuerà a fare le notti bianche mentre gli italiani le faranno nere. Una sua vittoria sarebbe un incubo per gli italiani. In Veltroni c’è la scena, ma dietro il fondale non c’è la comprensione della realtà e dunque non c’è la capacità di governo della realtà.
E perché mai il Pdl dovrebbe saper governare questo scenario così difficile?
Perché siamo consapevoli di questa realtà. Sappiamo che non aumenteremo le tasse, che dobbiamo ridurre la spesa pubblica, e sappiamo che ci sono interventi importanti che si possono fare a costo zero.
Quali interventi?
Faccio un esempio: il governo Prodi-Veltroni ha fatto un enorme regalo fiscale alle banche, noi pensiamo che questo sgravio debba essere riservato solo alle banche che contrattano con le famiglie mutui più umani. Non a caso il Pd è il partito preferito dai grandi banchieri che hanno votato per le primarie di Veltroni. Noi speriamo che le famiglie alle elezioni politiche votino invece nel proprio interesse.
Lei è tra quelli che sostengono che non tutto è fisco ed economia: il Paese è bloccato dai no alle infrastrutture, i conflitti tra enti locali e Stato si moltiplicano.
Bisogna cambiare il titolo V della Costituzione (la riforma che nel 2001 ha trasferito alle regioni alcune importanti competenze, mentre altre sono rimaste in «condominio», ndr) che ha paralizzato l’Italia e ingolfato la Corte costituzionale. È una riforma a costo zero ma a rendimento altissimo.
Il petrolio a 108 dollari al barile, il gas costa quasi come la benzina. Negli Usa c’è chi ha ripreso a bruciare legna per il riscaldamento e in Italia la bolletta energetica è la prima voce del bilancio familiare. Che fare?
Sull’energia non ci sono dubbi: serve la ripartenza del nuovo nucleare all’interno dei progetti europei.
Una centrale nucleare diventa operativa in 5-6 anni, ma il conto gli italiani lo ricevono a casa adesso.
In ogni caso c’è un anno da cui si comincia e non si può andare avanti pagando oltre agli interessi sul debito una bolletta energetica da 30 miliardi l’anno, cioè due punti di pil che escono dall’Italia per andare all’estero.
Il suo libro è un caso: salutato da alcuni come il manifesto della nuova destra, accusato da altri di protezionismo. Si può governare l’economia con i dazi?
Il protezionismo è andare contro il mercato, la nostra posizione è esattamente all’opposto. Proprio perché siamo nel mercato, dobbiamo avere parità di condizioni. Non è mercato quello dove tu produci in un posto dove la quantità delle regole aumenta e nello stesso tempo c’è il tuo concorrente che produce in un luogo dove l’unica regola è quella di non avere regole. Noi sappiamo bene che la materia commerciale è devoluta all’Europa e sappiamo anche che la meccanica del commercio mondiale è definita dal trattato Wto, ma chiediamo che l’Europa faccia come l’America: protegga la sua produzione industriale da una concorrenza sleale che sta venendo fuori in tutti i suoi lati negativi: dai termosifoni fatti con materiale radioattivo ai prodotti taroccati che insieme all’evasione fiscale si importano a Napoli.
Ma Napoli non è solo monnezza e contrabbando.
No, e qui sta un’altra differenza importante tra noi e Veltroni. Lui vuole che il Mezzogiorno d’Italia diventi un hub (è scritto proprio così nel programma) per importare le merci asiatiche, noi invece pensiamo che debba essere la piattaforma per esportare le merci italiane.
Quali leggi salverebbe tra quelle fatte dal centrosinistra?
Hanno lavorato talmente poco… Posso però dirle che la riforma delle pensioni non si può cambiare da un anno all’altro. Noi avevamo varato una riforma considerata la migliore d’Europa, la sinistra ha fatto una controriforma e visto che non andremo al governo con l’idea di fare contromanovre, per noi quella legge resterà in piedi. Salvo il fatto che ci sarà da discutere con le parti sociali, serenamente, sull’andamento demografico di lungo periodo.
Che differenza c’è tra José Luis Zapatero e Veltroni?
Zapatero ha confermato in blocco la politica economica e sociale di José María Aznar, Prodi e Veltroni sono in radicale controtendenza. Nel 2006 abbiamo lasciato un’economia in salita e il deficit in calo. Prodi e Veltroni hanno inventato un deficit che non c’era e aumentando le tasse hanno depresso l’economia. La certificazione di quello che dico è nella Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica. L’eredità del precedente governo è tutta qui: crescita zero, pressione fiscale al massimo storico (oltre il 43 per cento), inflazione tra il 3 e il 5 per cento e deficit che viaggia verso il 3 per cento.
Non è tutta colpa del governo, l’economia mondiale è in crisi.
È chiaro che il governo dell’economia non dipende solo dall’Italia, le politiche nazionali sono sempre meno nazionali e sempre più europee e le politiche europee o sono sempre più globali o non sono. Ma Prodi e Veltroni hanno fatto le cicale e non le formiche. La Germania ha usato la crescita per arrivare al pareggio di bilancio e ora potrà avviare una politica di deficit pubblico, potendo arrivare fino al 3 per cento, come ammortizzatore sociale.
Nel suo libro scrive che è finita l’età dell’oro e che sta arrivando un tempo di ferro. Chi governerà l’Italia in quest’epoca di shock di prezzi e crisi finanziaria?
La crisi globale che sta arrivando non è solo economica, ma sociale e geopolitica. I problemi ambientali non hanno effetti solo naturali, ma politici. La siccità, per esempio, produce migrazioni di massa. A differenza di Veltroni noi sappiamo che non viviamo a Disneyland ma in un mondo che sta diventando un campo di forze che devono essere controllate. Per la prima volta nella sua storia la sinistra è fuori dalla storia
Mar
11
Ai domiciliari il papà dei due fratellini di Gravina. L’Italia delle mezze misure e dei presunti colpevoli
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Il gip ha deciso: arresti domiciliari per il padre dei due fratellini di Gravina. E’ una mezza misura, ma dice tutto sullo stato della giustizia italiana e sul grave problema delle indagini. Gli investigatori dovrebbero leggere più Georges Simenon e Sir Arthur Conan Doyle: tornate ai classici e finitela di guardare X-Files e Ris. Avremo certamente meno colpevoli senza ombra di prova.
Jan
14
LEGGERE/La Quarta Guerra Mondiale che nessuno vuol (ri)conoscere
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Si può scegliere di trascorrere la vita nel girone degli ignavi, indegni di meritare sia il Paradiso che l’Inferno, oppure cercare di capire che cosa sta accadendo nella storia contemporanea, anticipare i tempi, lasciare un segno, una parola che domani venga ricordata come anticipatrice della realtà che appare improvvisa eppure aveva i suoi segnali, le sue premonizioni, i suoi preludi.
World War IV di Norman Podhoretz è un libro che anticipa quello che sarà lo scenario dei prossimi decenni. Su Commentary Podhoretz aveva affrontato l’argomento qualche anno fa spiegando perchè l’Occidente si trova di fronte alla Quarta Guerra Mondiale. Visibile ma non vista, presente nella realtà ma espunta dal dibattito politico, in corso ma ignorata da chi pensa sia più comodo dimenticarla.
Vinta la Seconda Guerra Mondiale con la dottrina Truman, esaurita la Terza Guerra Mondiale (la Guerra Fredda) con Ronald Reagan, oggi gli Stati Uniti, l’Occidente consapevole (pochi), si confrontano con il fenomeno della Quarta Guerra Mondiale.
Si può essere più o meno d’accordo, ma il libro di Podhoretz va letto. In caso contrario, astenersi dal parlare di questi temi pretendendo di insegnare al prossimo cosa è bene e cosa è male.
Sep
18
L’Islam come religione della guerra
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L’Iran dichiara che “le scuse del Papa non sono sufficienti”, il gran muftì turco dice che le “scuse sono indirette”, in Pakistan bruciano le immagini del Papa, al Qaeda proclama la Jihad “finchè l’Occidente non verrà sconfitto” e lancia “un avvertimento al servo della croce: attendi la sconfitta» si legge nella nota del Consiglio consultivo del Mujaheddin, «e agli infedeli e ai tiranni diciamo: aspettate e vedrete cosa vi colpirà. Porteremo avanti la nostra Jihad e non ci fermeremo fino a quando il vessillo dell’unico e solo non sventolerà sul mondo”.
Il quadro dopo il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona a noi era apparso subito chiarissimo: non siamo di fronte a una disputa teologica, a un confronto dottrinario, ma a una guerra dove la religione in questo caso è il carburante che serve per far avanzare i carri.
L’obiettivo dell’Islam resta sempre quello delle origini: sottomettere l’Occidente. La mano tesa del Papa è stata rifiutata, marchiata a fuoco, la sua immagine arsa nelle piazze. L’immagine e il corpo sono metaforicamente la stessa cosa. Il corpo della Chiesa cattolica, la sua più alta testimonianza, viene bruciato e deriso.
Tutta la strategia che si sta dispiegando in queste ore ha un obiettivo: indebolire il Papa, isolarlo, incutere il terrore alla gerarchia ecclesiastica (che, sia detto per inciso, è debole e con la sua debolezza sta logorando il magistero del Pontefice), elevare all’ennesimo potenza il senso della resa dell’Occidente. Quando un corpo è debole, il virus si insinua facilmente.

Di fronte a questo scenario, mi sono tornate in mente parole lette tanti anni fa. Parole scritte da uno dei più grandi pensatori che si siano mai affacciati su questa terra desolata: Elias Canetti. Lo scrittore austriaco nel 1960 diede alle stampe un libro che ha 38 anni di gestazione: Massa e potere. Tra i passi che ho segnato in questo libro di oltre 600 pagine ne ho ritrovato uno intitolato “L’Islam come religione della guerra”.
Canetti qui descrive la massa islamica in alcuni momenti del suo dispiegarsi nella vita dell’uomo. Facciamo parlare l’autore:
“I musulmani devoti si riuniscono in quattro diversi modi. 1. si riuniscono più volte al giorno per la preghiera, alla sono chiamati da una voce che giunge dall’alto. Si formano allora piccoli gruppi, ritmici che possiamo definire mute di preghiera. Ogni movimento è esattamente prescritto e orientato verso una direzione:quella della Mecca. Una volta alla settimana, in occasione della pregherai del venerdì, queste mute si trasformano in masse. 2. si riuniscono nella guerra santa contro gli infedeli 3. si riuniscono alla Mecca, in occasione del grande pellegrinaggio 4. si riuniscono nel giudizio universale”.
“Nell’Islam come in tutte le religioni esistono masse invisibili di grandissima importanza; vi si rivelano però più nette che nelle altre religioni le doppie masse invisibili, contrapposte le une alle altre. Non appena sarà risuonata la tromba del giudizio universale, tutti i morti si leveranno dalle tombe e si recheranno veloci, come un plotone di soldati, sulla pianura del giudizio. Là si presenteranno dinnanzi a Dio suddivisi in due enormi gruppi contrapposti, i fedeli da una parte, gli nfedeli dall’altra, e ciascuno singolarmente verrà giudicato da Dio. Tutte le generazioni degli uomini si ritroveranno insieme, e a ognuno sembrerà d’essere sceso nella tomba il giorno innanzi. Nessuno avrà ricordo degli smisurati periodi di tempo in cui giacque nel sepolcro, senza sogni e senza memoria. Ma tutti udranno lo squillo della tromba. “ Quel giorno gli uomini si faranno avanti in schiere”. Nel Corano si torna sempre a parlare delle schiere di quel grande momento. E’ il più ampio concetto di masse del quale sia capace il musulmano credente. Nessuno può immaginare un numero di esseri umani più grande di quello di tutti coloro che vissero radunati insieme. E’ l’unica massa che non aumenta più e ha raggiunto la massima densità: ciascuno dei suoi componenti, raccolti tutti nel medesimo luogo, si presenta dinnanzi al volto del suo giudice. Ma in tutta la sua grandezza e densità, quella massa rimane dal principio alla fine divisa in due. Ciascuno sa bene cosa lo attende: per gli uni la speranza, per gli altri l’orrore. “Quel giorno ci saranno volti radiosi, sorridenti e lieti; e quel giorno ci saranno volti coperti di polvere, coperti di tenebra: i volti degli infedeli, dei malvagi”. Si tratta di una sentenza assolutamente giusta – ogni azione è elencata e documentata per iscritto - ; nessuno può sfuggire al gruppo degli innocenti o dei colpevoli cui appartiene secondo giustizia. La bipartizione della massa nell’Islam è assoluta: da una parte i fedeli, dall’altra gli infedeli. Il loro destino, per sempre diviso, è di combattersi a vicenda. La guerra di religione è un sacro dovere; la duplice massa del giudizio universale – seppure meno ampia – appare dunque già in ogni battaglia durante la vita terrena”.
“Ma quando i giorni della pace sono trascorsi, la guerra di religione torna ad affacciarsi. “Maometto” afferma uno dei migliori conoscitori dell’Islam “è il profeta della lotta e della guerra… Ciò che egli fece inizialmente nell’ambito arabo vale come testamento per i suoi seguaci: lotta contro gli infedeli, estensione non tanto della propria fede quanto della propria sfera di potere, che è la sfera di potere di Allah. I combattenti dell’Islam devono innanzitutto sottomettere, più che convertire, gli infedeli”. Il Corano, il libro del profeta ispirato da Dio, non lascia alcun dubbio in proposito: “Dopo che siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gli infedeli ovunque li troviate; afferrateli, opprimeteli, tendente loro ogni insidia”.
“Massa e potere” è un lavoro scientifico poderoso lasciatoci in eredità (e in queste ore chi avrà la pazienza e la voglia di leggerlo vedrà quanto preziosa) da uno scrittore che vide con i suoi occhi le carneficine della guerra, la potenza della massa che si fa cosa vivente e indipendente dai singoli.
Massa che diventa arma di distruzione di massa. Moltitudine - non minoranza come si vuol far credere - che aspetta solo ordini. Il fedele dell’Islam è nella battaglia che trova “la più esatta espressione della vita: una battaglia in cui egli non ha paura poichè egli vi si sente dentro”.
L’Occidente ha paura. E sta perdendo la battaglia.
Sep
15
ORIANA FALLACI 1929-2006/Eurabia revealed
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In her forceful book, La Forza della Ragione, Oriana Fallaci ponders the steady islamization of Europe, noting, “it was all there for years and we didn’t see it”. This “all there” relates to burning questions. Why have generations of Europeans been taught in universities to despise America an harbor an implacable hatred for Israel? Why has the European Union (EU) proposed a constitution that willingly renounces and even denies its Judeo-Christian roots? Has the 1930s-World War II alliance of Arab jihaidists with European Nazis and fascist trends been resurrected today? Is the European Union’s covert war against Israel, through its Palestinian Arab Allies, the secret schadenfreude (malicious joy) fulfillment of an interrupted Holocaust?
(…) As Fallaci has surmised, these overall policies were not created in a clandestine fashion. They were developed, as I will demonstrate, during what become routine meetings and forums between the European Economic Community (EEC), later the European Union (EU), and the Arab League states. Eurabia emerged at the outset of the third millenium as Judeophobia, later accompanied by massive anti-American demonstrations, swept across Western Europe.
Sono alcuni passi tratti dal primo capitolo di un libro edito dalla Fairleigh Dickinson University Press, intitolato “Eurabia - The Euro-Arab Axis”. L’autore si chiama Bat Ye’ or, è una donna nata al Cairo, ma di nazionalità inglese. L’Egitto infatti nel 1955 le revocò la cittadinanza perchè ebrea.
Credo non sia affatto casuale che siano state due donne (Oriana Fallaci e Bat Ye’ or) a lanciare con forza l’allarme Eurabia.
Le donne sanno leggere i segni del declino di una civiltà prima degli uomini.
E’ una lettura altamente consigliata.











