Archive for the 'Libri' Category

Invisible

Nov 28 2009 Published by Mario Sechi under Libri

La differenza è tutta qui: scrivere e saper scrivere. Mettere insieme cocci di frasi e costruire una storia. Auster per me è la garanzia di un artigiano che conosce il suo mestiere e (ri)conosce il valore della letteratura–

Man in the Dark ci catapultava in un mondo immaginario che pro­iettava gli eventi della nostra storia su una dimensione parallela,  spiazzante. Guerre contemporanee scagliate nel futuro, guerre civili originate da una sola mente pensante che scrive un romanzo.

E ora nella mia biblioteca c’è Invisible e c’è soprattutto lei, Margot. Una donna al centro di una storia triangolare. Margot acuta, tagliente, silente, imprevedibile. Il Times Literary Supplement ha scritto che Invisible è un’opera viziata dall’ intellettualismo, dalle atmosfere rarefatte, per un pubblico sosfisticato. Sarà, resta il fatto che fin dalle prime pagine ci troviamo di fronte a un’intrigante storia di poesia, eros e seduzione. Oh, certo, i protagonisti non sono propriamente figli della strada, ma se Auster ci racconta del giovane Adam Walker che se ne sta più che indaffarato a letto cinque giorni consecutivi con una donna con le curve e la testa a posto, se il nostro aspirante poeta e scrittore non sente il bisogno di parlare o filosofare sui destini del mondo, be’ un povero lettore, magari non così sosfisticato come pensa la Critica Ufficiale, immagina che a cantare sia il linguaggio del corpo e non le pagine del TLS.

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Da Al Qaeda a Wall Street

Potenza visionaria: nelle pagine di La morsa ce n’è tanta da essere scagliati in un mondo parallelo che emerge grazie alla penna di Loretta Napoleoni, esperta internazionale di economia e terrorismo. «Distratti da Al Qaeda, derubati da Wall Street. Come ne usciamo?» si chiede il sottotitolo del libro edito dalla Chiare lettere. Napoleoni stabilisce un link diretto fra i due shock dell’inizio del Ventunesimo secolo, l’attacco alle Torri gemelle e il crollo del castello di carta finanziario: 2001–2008, eventi lontanis­simi collegati dalla strategia (sbagliata) post 11 settembre e dall’alimentazione di quella risposta attraverso i bassi tassi di interesse e il mercato della cuccagna. Il libro è un ruggito e un fascio di luce sul sogno tenebroso di Osama Bin Laden, dis­sanguare l’economia americana, che rischia di farsi realtà grazie all’harakiri di Wall Street. Si pos­sono non condividere le pre­messe e le conclusioni, ma è difficile non restare affascinati e incastrati nella lettura di La morsa.

© Panorama

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Panorama. Non è lo stesso Dio. Non è lo stesso uomo. L’impopolare libro di Carlo Panella su Bibbia e Corano

cop-panellaUmanesimo contro dogmatismo: è un libro impopolare quello scritto da Carlo Panella, giornalista, attento e originale osservatore dell’Islam. Impopolare perché, chiusa la pre­sidenza di George W. Bush, accantonati (per ora) i testi e le intuizioni dei neoconservatori, aperta l’era delle magnifiche sorti e progres­sive nel segno di Barack Obama, l’opera di Panella verrà nel migliore dei casi stroncata come manifesto dello «scontro di civiltà» e nel peggiore fatta pas­sare sotto silenzio.
Chi scrive invece pensa che questo libro vada letto, valutato, criticato e accolto fra quelle iniziative che, con un grande sforzo filologico, cercano di alimentare il dibattito e non di sopirlo, di accendere un fascio di luce e non l’ingannevole penombra.
Panella non fa giri di parole: «La civiltà islamica si è autodistrutta dal suo interno. Perché non furono i crociati, o i mongoli, o i turchi, a distruggere l’umanesimo islamico, ma il più ortodosso dogmatismo musulmano, il quale annientò un umanesimo musulmano che aveva imparato a frequentare il mito, ed Eros e Thanatos, solo nel momento in cui si era ibridato con i popoli di tradizione ellenistico-ebraico-cristiana».
Così i «popoli del libro» nella visione di Panella si dividono, non sono la stessa famiglia perché, come recita il titolo del volume edito dalla Cantagalli, Non è lo stesso Dio. Non è lo stesso uomo. Il confronto fra Bibbia e Corano fatto da Panella è uno sforzo enorme, si divincola dalle interpretazioni facili e consolatorie dei testi sacri, si avventura nella ricerca con la curiosità del giornalista e il metodo e la serietà dello studioso.
Da un altro punto d’osservazione, Samuel Huntington, autore dello Scontro di civiltà e il nuovo ordine mondiale (Garzanti), sostenne che «la guerra fredda è finita con il crollo della cortina di ferro. Con la scomparsa delle divisioni ideologiche in Europa, la faglia tra Cristianità occidentale e Cristianità ortodossa e Islam è riemersa».
E fu Elias Canetti nel ciclopico Massa e potere (Adelphi), opera che gli valse il pre­mio Nobel, a ricordare che nel Corano, il libro del Profeta ispirato da Dio, si ordina: «Dopo che siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gli infedeli ovunque li troviate; afferrateli, opprimeteli, tendete loro ogni insidia».
Sono posizioni culturali che dopo l’11 settembre 2001 hanno conosciuto fama ma non fortuna. È difficile confrontarsi con questa visione del mondo, in un doloroso realismo che Panella nel suo libro fa riemergere come un fiume carsico.
E se non si accetta la metafora dello scontro, occorre prendere atto del «collas­so» della civiltà islamica, che nel libro è esemplarmente rappresentato da Fahrenheit 451,«la temperatura in cui la carta brucia spontaneamente», titolo di un libro di Ray Bradbury (Mondadori), metafora dell’Islam «che per quasi quattro secoli (…) ha fatto ben peggio dei roghi dei libri: ne ha proibito la stampa, pena la morte».
Il primo libro stampato in caratteri mobili nel 1455 da Johan Gutemberg fu la Bibbia. È lo stesso Dio? È lo stesso uomo?

© Panorama

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Lezione di scrittura. Lush Life

Apr 19 2009 Published by Mario Sechi under America, Libri, bloggers

Lezione di scrittura. Richard Price, siamo alle prime righe di Lush Life:

Forty minutes without a nibble…

Restless, they finally pull out to honeycomb the narrow streets for an hour of endless tight right turns: falafel joint, jazz joint, gyro joint, corner. Schoolyard, crêperie, realtor, corner. Tenement, tenement, tenement museum, corner. Pink Pony, Blind Tiger, muffin boutique, corner. Sex shop, tea shop, synagogue, corner. Boulangerie, bar, hat boutique, corner. Iglesia, gelateria, matzo shop, corner. Bollywood, Buddha, botanica, corner. Leather outlet, leather outlet, leather outlet, corner. Bar, school, bar, school, People’s Park, corner. Tyson mural Celia Cruz mural, Lady Di mural, corner. Bling shop, barbershop, car service, corner.

Ascoltate grazie a Barnes and Noble Studio,  l’incipit di Lush Life:

E’ un poliziesco e anche se non vi piacciono le pistole, le nottate in auto e le indagini qui vi consigliamo di leggerlo. Si impara molto di New York, del rap, del crimine, dell’arte ciclopica del romanzo. Si impara che la vita non è facile e, come ha ricordato Lev Gross­man su Time, si scopre con piacere che il vecchio Charles Dickens anche oggi ha i suoi buoni eredi.

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House of cards. La caduta del castello di carta della finanza made in USA

Mar 30 2009 Published by Mario Sechi under America, Libri, Stocks, War on Terror

House of Cards, by William D. Cohan (Allen Lane)

Giornalista e investment banker a Wall Street. William D. Cohan ha i numeri giusti per raccontare il crac e la Grande Crisi. Dopo il successo di The Last Tycoon, pubblica un libro che per me è un gio­iellino di cronaca e analisi. Cohan si piazza davanti e dietro le quinte della crisi dei mutui subprime e racconta il crollo di un mondo di Titani che per molti aspetti mi ricorda da vicino The Bonfire of the Vanities del geniale Tom Wolfe. Non è certo casuale la scelta dell’editore di Wolfe, Picador, che proprio in  questi tempi di “bubble trouble“  ha deciso di lanciare una nuova edizione del “Falò”. E un altrettanto non casuale gioco del destino vuole che le copertine di entrambi i libri riproducano simbolicamente il grattacielo, mefatora della potenza di New York, della financial community che punta dritta verso il cielo e guarda gli umani dall’alto verso i basso.

No, non è un romanzo quello di Cohan, ma il taglio giornalistico, il gusto per il dettaglio, la narrazione ricca di ritmo, sono gli ingredienti di un libro palpitante. Pagina dopo pagina assistiamo al ridursi in polvere del mito dell’intangibilità, della ricchezza fine a se stessa, del denaro troppo facile per essere vero. Come nel libro di Wolfe, la copertina evoca skyscrapers, la scena della narrazione è il Financial District, il dedalo di ascensori grattacieli e vertigine, ascesa e caduta, stellari altezze e umane bas­sezze. Scopriamo fin dalla prima riga che il primo mormorio, il primo scricchiolio sinistro della crisi s’ode a 2500 miglia da Wall Street, a Orlando, Florida. Quando Bennet Sedacca, pre­sidente dell’hedge fund Atlantic Advisors annuncia sul website Minyaville (potenza di internet) che la venerabile Bear Stearns & Co. naviga in acque agitate, agitatis­sime e il mondo dei Cds (Credit Default Swaps) sta per esplodere. Era il 5 marzo del 2008, un anno fa.

(Clicca qui e ascolta via Odeo una puntata del Diane Rehm Show trasmessa da WAMU 88.5 FM dedicata a House of Cards)

bonfire

E’ a pagina 9 del libro di Cohan che scopriamo Tim Geithner, futuro ministro del Tesoro del pre­sidente Barack Obama, il 6 marzo del 2008 fare un’analisi pre­cisa e impietosa dello stato della finanza made in Usa durante un incontro al Council on Foreign Relations.

E’ al capitolo 23 che scopriamo “The 10-in-10 Strategy” . Pochi giorni dopo l’11 settembre 2001, il 26 settembre, Bear Stearns pre­senta i risultati intermedi di gestione e rivela un colosso finanziario in preda a una trasformazione:  mentre tutti i settori del business rallentano, il ramo dei fixed income al 30 agosto realizza ricavi per 416.1 milioni di dollari con un balzo del 78.4 per cento rispetto al quadrimestre dell’anno pre­cedente. Concentrato sulla speculazione nel mercato dei derivati, il gigante Bear Stearns trasforma i suoi un tempo solidi stivali in scarpette dalla suola fragilissima.

A poco servirà la dimostrazione di potenza data con il trasferimento nella nuova sede della Grande Mela: il grattacielo più hi-tech della città, 18 tonnellate d’acciaio e un sistema telefonico indipendente. Acciaio che diventerà argilla. Vanità che spariranno in un falò, ascensione che diventerà caduta.

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Nell’età dell’oro made in Usa

Feb 28 2009 Published by Mario Sechi under Geopolitica, Libri

«Aprile è il più crudele dei mesi» cantava Thomas S. Eliot, ma se guardiamo alla storia degli ultimi 7 anni dobbiamo concludere che il poeta angloamericano si sbagliava: il mese infausto è settembre. Un detto popolare avverte: «Settembre, porta via i ponti o secca le fonti». Il cronista ne fa tesoro e annota due date: 11 settembre 2001–15 settembre 2008.
Due eventi aprono un nuovo capitolo della storia contemporanea: l’attacco alle Torri gemelle (11 settembre) è l’incipit della guerra tra l’Occidente e il terrorismo islamico, il fallimento di Lehman Brothers (15 settembre), la quarta banca del mondo, è l’inizio di una crisi finanziaria che ridisegna il potere globale. L’epicentro del terremoto è nel cuore dell’impero, gli Stati Uniti. La domanda nei santuari del potere e nelle stanze del semplice cittadino è una sola: che fare? La prima mossa è quella di cercare di comprendere cosa sta accadendo. E gli strumenti migliori continuano a essere i libri. La crisi stimola la rifles­sione e l’analisi.

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È terreno fertile anche per la fiction, capace di pre­vedere scenari futuri. Quando Jules Verne scrisse nel 1865 Dalla Terra alla Luna, nes­suno poteva pensare che si trattasse di un’anticipazione della storia dell’uomo. Ma quando Neil Armstrong posò il piede sul terreno lunare, fu chiaro che il romanziere francese aveva visto quel futuro. Ieri come oggi saggisti e romanzieri tentano di interpretare i segni che s’agitano nella sfera di cristallo.

Se volete cercare di cogliere come sarà il mondo fra un secolo, potete leggere The next 100 years di George Friedman (Doubleday), dove il fondatore del centro studi Stratfor, dopo aver pre­messo «non ho la sfera di cristallo», ci conduce in un mondo dove nel 2050 si scatena una guerra tra Stati Uniti e un’alleanza dell’Est composta da Turchia, Polonia e Giappone; gli Stati Uniti nel 2060 conoscono una nuova età dell’oro ma nel 2100 vedono la loro leadership contesa dal Mes­sico.
Fantasie? Vedranno i posteri. Ciò che sta emergendo è un «riallineamento dei poteri» che Thomas P. M. Barnett descrive in Great Powers, America and the World after Bush (Putnam), dando al lettore la chiave per aprire la porta dei «sette peccati mortali commessi dalla pre­sidenza Bush-Cheney». Barnett, già autore di un libro di culto (The Pentagon’s New Map, Putnam), non si iscrive al club degli apocalittici e pensa che l’agenda delle libertà (libero commercio e non protezionismo obamiano) sia ancora l’arma migliore degli Stati Uniti per guidare il mondo.

Scoppia la bolla dei mutui subprime

Non cede alla tentazione millenarista Pino Arlacchi, uomo di vasta esperienza internazionale che per Il Saggiatore ha scritto un corposo libro intitolato L’inganno e la paura. Arlacchi snocciola dati concreti sulla diminuzione della violenza e delle guerre e teorizza che la grande paura contemporanea sia in fondo figlia di un grande inganno. Da tenere sul comodino a fianco di un René Girard che in Portando Clausewitz all’estremo (Adelphi) annuncia «un libro bizzarro» dove «la violenza non produce ormai altro che se stessa».

¬, ma intanto l’America finché è alle prese con il «bubble trouble», il guaio della bolla, dovrà rinunciare al suo ruolo guida, obiettano gli apocalittici. Vero, e non sarà facile uscirne in poco tempo, perché leggendo The Subprime Solution di Robert J. Shiller (Princeton) scopriamo che «è impos­sibile pre­vedere la natura e la dimensione dei danni provocati dalla situazione economica attuale e dal disordine che ha creato».

Shiller, profes­sore a Yale e già autore del fortunato Irrational Exuberance (Doubleday Business) - tradotto in Italia dal Mulino, Euforia irrazionale — fotografa la situazione con una parola d’origine greca, «dysphoria», uno stato depres­sivo che coinvolge non solo la materia ma anche l’anima. Il sentimento opposto dell’euforia. In ogni caso, uno stato ecces­sivo rispetto alla realtà.
Chi vuole capire l’origine della crisi deve leggere The Subprime Solution e spingendosi più in là può mettere gli occhi su Animal Spirits (Princeton), un altro libro scritto a quattro mani da Shiller con George A. Akerlof, docente a Berkeley, un viaggio nella devastante «imperfezione delle decisioni umane» e nella cieca fede (davvero mal riposta) in alcune teorie economiche che ci hanno condotto fino a questa crisi.

Quale? La vulgata dice che siamo di fronte a un altro Ventinove e per questo c’è chi riscopre gli insegnamenti di John Maynard Keynes. La sua dottrina economica è stata scelta come soluzione chiavi in mano e allora di questi tempi val la pena di rileggere Le conseguenze economiche della pace (Adelphi) e il formidabile esperimento saggistico-narrativo del Secolo americano (Adelphi) di Geminello Alvi. Per un viaggio nel crollo che fu, la Bollati Boringhieri offre la crisi del Ventinove raccontata da John K. Galbraith (Il grande crollo).

Rivisitazioni, echi del pas­sato, ricette buone ieri ma insufficienti oggi. Un senso di pre­carietà che alimenta l’attesa per un nuovo libro di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia, dopo il grande successo di La paura e la speranza (Mondadori), sta valutando l’idea di scrivere un altro saggio, una via alternativa e una soluzione ai guasti del turbocapitalismo.

Capire grazie ai saggi, (pre)vedere con i romanzi. Nel ciclone ci sono sempre gli Stati Uniti. Leggere Man in the Dark (pubblicato dalla Henry Holt e tradotto in Italia dalla Einaudi, Uomo nel buio) di Paul Auster ci pro­ietta in un futuro dove non c’è mai stato l’11 settembre e l’America è piombata nella guerra civile. Scenario infernale nel quale ci catapulta Brian Francis Slattery con il suo Liberation (Tor Books), un romanzo dove il dollaro crolla, gli investimenti stranieri si ritirano e il paese piomba nel caos sociale fino a disintegrarsi. È qui che la fantasia di Ray Bradbury si incontra con la prosa on the road di Jack Kerouac. Visti i tempi che corrono, speriamo resti quel che è: pura fiction.

© Panorama

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Obama autorizza i programmi di rendition della Cia

001_pa04_2009

Il bravo Guido Olimpio sul Corriere della Sera scrive che il pre­sidente degli Stati Uniti ha autorizzato i programmi di rendition della Cia all’estero. Non avevamo molti dubbi che l’avrebbe fatto, i rapimenti di terroristi sono una delle contro­misure più efficaci dell’America contro i suoi nemici. La differenza con l’amministrazione Bush è che per Obama le associazioni per i diritti umani chiudono gli occhi. Ma è sempre più George W. Obama, come da copertina del numero 4/2009 di Panorama. Alcuni ulteriori spunti sulla questione anti-terrorismo si pos­sono trovare su Panorama in edicola (e su questo blog) con la mia intervista a John Yoo, legal advisor dell’amministrazione Bush per il diritto di guerra, profes­sore di diritto Costituzionale e Internazionale all’Università di Berkeley.

UPDATE: Molto interes­santI i risultati del sondaggio online del Corriere della Sera: mentre scrivo  (ore 13.50) quasi l’80 per cento dei lettori si dichiara d’accordo con il programma di rendition autorizzato da Obama.

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