Nov
16
La democrazia degli elettori
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Ieri al convegno nazionale dei Circoli del Buongoverno ho moderato un dibattito con Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello, Carlo Pelanda e Mario Valducci. Abbiamo parlato dell’attualità politica e fatto un paio di riflessioni sulle ultime sfide che ci propone la contemporaneità (la crisi finanziaria ed economica), i mali corporativi del Paese (i piloti e il caso Alitalia), la democrazia dei giudici che si sostituisce a quella del Parlamento (il caso Eluana Englaro), il partito carismatico e la democrazia degli iscritti (Forza Italia, An e il Pdl nell’era Berlusconi), la democrazia e i diritti dei nuovi cittadini (i problemi dell’immigrazione e dell’integrazione), il tragicomico scontro in commissione di Vigilanza sulla Rai (il caso Villari) e la crisi d’identità del Partito Democratico.
Molti i temi sul tappeto, il dibattito è svelto e il moderatore ha fatto il possibile per renderlo piacevole
Chi vuole può cliccare sul link qui sotto per selezionarne i passi, ascoltarlo e farsi un’idea.
Nov
16
Intervista a Renato Schifani, presidente del Senato. Caro Fini, ok le riforme ma niente bicamerale
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Un mastino che diventa maestro d’armonia. La metamorfosi di Renato Schifani è di quelle che lasciano di stucco solo chi non conosce le felpate virtù della Sicilia. Ieri capogruppo di Forza Italia, arcigno nemico del governo Prodi, oggi guida di Palazzo Madama con la bussola puntata sulla rotta dell’equilibrio. Il presidente del Senato ha appena chiuso una conferenza dei capigruppo e sorride: “E’ finita all’unanimità”. Scopriamo l’altro volto di Schifani e attacchiamo subito con l’agenda politica.
Il presidente della Camera ha auspicato l’istituzione di una commissione bicamerale per la riforma dello Stato, federalismo compreso. Condivide la proposta Fini-D’Alema?
Non vi è dubbio che il Parlamento su un tema così delicato dovrà esprimersi al meglio. Una bicamerale come quella evocata da Fini e D’Alema, sebbene con poteri più limitati rispetto a quella degli anni Novanta, desta qualche perplessità dovuta alla inopportunità di istituire nuovi organismi. Ritengo che la commissione bicamerale Affari regionali possa svolgere benissimo quel compito. E’ citata nella Costituzione e sarebbe sufficiente una sua integrazione con alcuni esponenti parlamentari dotati di specifica preparazione sui temi finanziari per evitare costituzioni di nuovi organismi che costano e impiegano tempo ad avviarsi.
Si è polemizzato sui decreti legge, ma non c’è dubbio che la politica oggi abbia bisogno di velocità. La riforma dei regolamenti può far approvare le leggi più in fretta?
Ci credo. Ho già convocato la giunta per il regolamento per esaminare le varie proposte. Vorrei ricordare che nello scorcio finale della precedente legislatura sia Walter Veltroni che Silvio Berlusconi si trovarono d’accordo sulla riforma. Non solo per semplificare le procedure legislative, ma per impedire la nascita di gruppi diversi da quelli che si erano confrontati nelle elezioni. E’ un tema che va immediatamente ripreso. Certo, si è discusso sul numero significativo dei decreti legge, ma il tema non è di questa legislatura, la copiosa presenza di decreti legge ha caratterizzato gli ultimi decenni perché il Parlamento è frenato dalle procedure sulla legislazione ordinaria. Serve una riforma che dia al governo tempi certi di approvazione, spazi ampi e garanzie all’opposizione. Questo eviterebbe il ricorso ai decreti.
Lei è siciliano, chi la intervista è sardo. Sappiamo entrambi che l’autonomia delle regioni è tradita dalla retorica e dalla storia. Pensa che il federalismo possa davvero realizzarla?
La Sicilia è dotata di uno statuto che in passato è stato invidiato anche dalla Lega. Purtroppo è stato anche poco utilizzato, perché la vecchia classe politica siciliana, emanazione di quella nazionale, non rivendicava l’autonomia finanziaria. L’elezione diretta del presidente della regione ha migliorato le cose. Non voglio dire che sia tardi, ma vi è molto tempo da recuperare. La Sicilia e il Mezzogiorno da tempo danno segnali di ripresa, di efficienza, c’è la volontà di tagliare spese ed enti inutili. L’era dei piagnoni è finita.
Lei rischia di essere l’ultimo presidente del Senato con il bicameralismo perfetto. Ma davvero i senatori voteranno la riduzione dei seggi? Il presidente Gianfranco Fini dice che è come invitare un tacchino al pranzo di Natale…
Penso che quella di Fini non sia una polemica con il Senato perché è una semplice battuta ironica. In passato i senatori si sono già assunti questa grande responsabilità votando la riduzione dei parlamentari e la trasformazione del bicameralismo dando al Senato nuove funzioni. Sarà un passaggio delicato ma il precedente mi dà certezza del risultato.
A proposito di investimenti e infrastrutture: c’è stata una polemica sull’utilizzo improprio dei fondi speciali per il Mezzogiorno. Strana protesta che va da Nord a Sud. Che succede?
L’utilizzo dei fondi Fas per altri fini non può essere interpretato come un’inversione di rotta sul Mezzogiorno. In questo momento difficile per le famiglie e le imprese quei soldi sono stati usati per tutta la collettività nazionale. Confido sul fatto che in Finanziaria si sta discutendo di una norma che regolamenta meglio l’utilizzo di queste risorse. I fondi poi vengono rimodulati di anno in anno e non sono affatto preoccupato, il problema del Mezzogiorno resta quello dell’assenza di progetti da Finanziare. Ripartiranno, primi tra tutti, il ponte sullo Stretto e il completamento della Salerno-Reggio Calabria, su questi argomenti non si può indugiare e mi sono assicurato del fatto che il governo abbia l’intenzione di provvedere a breve.
L’economia di Stati Uniti ed Europa va in recessione. Molti italiani tirano la cinghia e si aspettano che il Palazzo faccia altrettanto. Lei cosa ha fatto?
Non abbiamo perso tempo, anche se per uno come me, che è in Senato dal 1996, scoprire i meccanismi dì spesa non è stato facile. Abbiamo iniziato, non certo concluso un percorso, con il blocco selettivo del turnover dei personale, la riduzione delle indennità di missione per i dipendenti e delle missioni all’estero e dei loro partecipanti, il risparmio di 2,8 milioni di euro a causa della presenza di meno gruppi parlamentari. Prepareremo il concerto di Natale gratuitamente, abbiamo ridotto gli oneri di rappresentanza per le festività, non stamperemo il calendario istituzionale risparmiando 45 mila euro, ridurremo anche le agendine del Senato recuperando altri 20 mila euro, abbiamo introdotto l’obbligo di pagamento del barbiere e abolito l’indennità per i parrucchieri riservata alle senatrici e la gratuità dei corsi di lingue estere. Dove si può tagliare interveniamo, perché è dovere del Senato dare esempi di sobrietà e trasparenza.
La legge le conferisce dei poteri di nomina sulla governante della Rai, la più grande industria culturale del Paese. A lei piace questo modello o sente il bisogno di una riforma?
Così com’è lottizzata politicamente, la Rai difficilmente riesce a dare un corretto servizio pubblico. I cittadini pagano un canone e quindi devono avere un’informazione pluralista, equilibrata, pacata. Dobbiamo pensare a un’ipotesi di privatizzazione e ritengo che la proprietà non vada concentrata nelle mani di pochi, ma frazionata. Una Rai privata, sì, ma che comunque assicura attraverso almeno un canale un’informazione pubblica corretta ed equilibrata. Questa è la Rai che vedo e non certo quella attuale dove a volte non mancano cattiverie e violenze verbali. C’è un grande bisogno di formare e informare meglio.
Lei ha avuto uno scontro con il capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, poi l’incidente si è chiuso. Come sono i suoi rapporti con l’opposizione?
Sin da quando mi sono insediato ho detto che avrei continuato sulla linea del presidente Franco Marini. Marini ha una grandissima capacità di mediazione ed equilibrio. Guido un Senato dove la maggioranza è chiara e potrebbe sempre imporre le proprie regole, ma ciò non avviene sia perché non si assiste a questo tentativo, sia perché cerco quotidianamente di mediare al fine di giungere sempre a soluzioni condivise sul calendario e nei lavori d’aula. Solo durante la discussione del decreto Gelmini c’è stata tensione e, nonostante un percorso condiviso all’unanimità, per la prima volta ho incontrato difficoltà con l’opposizione, che intendeva discostarsene. E stato un momento amaro, ma subito dopo ho accettato le scuse di Finocchiaro e ho ribadito che il mio atteggiamento nei confronti dell`opposizione non sarebbe mai cambiato.
Quanto sono stati strumentalizzati gli studenti?
Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma penso si sia fatta una certa confusione. Il decreto Gelmini non parlava di tagli, ma di voto in condotta, grembiule, maestro prevalente… Tutti i ministri dell’Istruzione che hanno provato a fare una riforma sono stati contestati, anche Luigi Berlinguer. C’è stata forse un’insufficiente comunicazione da parte del governo e della maggioranza e mi dicono he alcuni rettori e docenti abbiano favorito la protesta. Detto questo, la necessità della riforma è chiarissima, molti atenei sono in una grave situazione finanziaria e gli sprechi non mancano, sotto il profilo della qualità e della quantità. E proprio di questi giorni il decreto con cui il governo ha previsto ulteriori 200 milioni e nuove norme per le università. Il mio auspicio resta comunque quello di una ricomposizione delle proteste.
Perché lei considera una tappa fondamentale della sua presidenza la visita al campo di concentramento di Auschwitz?
Ne sono rimasto sconvolto. Ho visto come l’essere umano possa attraversare momenti di follia duraturi, non un flash, ma un momento patologico di imbarbarimento. Per questo ho lanciato un appello: visitate Auschwitz, se ne esce consapevoli del valore della libertà, della democrazia, della tolleranza e della fratellanza. È stata una lezione, mi creda. Ho incontrato scolaresche e mantenuto dei contatti epistolari con questi giovani. Ho immortalato per caso un’immagine della quale sono fiero: degli studenti israeliani con la bandiera in mano che attraversano i luoghi dove si voleva cancellare il loro popolo. Quella bandiera significa «abbiamo vinto, esistiamo, siamo qui, onoriamo il vostro sacrificio».
I momenti difficili per Israele non sono finiti. Ci sono dittatori che predicano la sua cancellazione dalla carta geografica. C’è un nuovo presidente in America, cosa si attende da Barack Obama?
I rapporti tra Italia e Stati Uniti sono forti e consolidati. Da Obama mi attendo quello che sta già dimostrando: una coerente prosecuzione della lotta al terrorismo e sia la presa di posizione sull’Iran che le recenti minacce di Al Qaeda lo confermano. Le ferite dell’11 settembre sono ancora aperte. La posizione di estrema prudenza sull’installazione dei missili in Polonia inoltre è molto positiva, significa che Obama cerca il disgelo con la Russia. Ritengo che abbia tanta buona volontà e grande sostegno, non penso che sulla politica internazionale alla fine ci sarà una grande discontinuità.
Il presidente Giorgio Napolitano è stato votato solo da una parte del Parlamento, ma sta sorprendendo molti per il suo ruolo super partes.
Io non sono sorpreso. E il voto di una sola parte del Parlamento non fu provocato dal nome, ma dal metodo. Il centrodestra chiedeva una rosa di candidati e non un solo nome da votare. L’uomo e il politico Napolitano non sono in discussione, il presidente si sta dimostrando un uomo sopra le parti, di grande equilibrio e alta levatura istituzionale. Posso garantire che in certi momenti ha assunto iniziative coraggiose, fondamentali per svelenire il clima di scontro all’arma bianca tra maggioranza e opposizione.
Cosa succederà quando Obama chiederà agli alleati della Nato un contributo maggiore per la guerra in Afghanistan?
La decisione verrà presa in sede Nato e là l’Italia come sempre farà la sua parte. Il nostro Paese è tra i primi nelle missioni di peace-keeping, siamo orgogliosi dei nostri soldati e, per testimoniare tutta la nostra vicinanza alle truppe che lavorano per la pace, il 24 dicembre andrò in Libano.
Oct
19
Fassino controcorrenti
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Su Panorama in edicola e online, una mia intervista a Piero Fassino: “Niente crisi e nessun rischio di balcanizzazione per il Pd”. Quella con Fassino è stata una chiacchierata molto franca, senza reticenze, sul Partito Democratico e il suo futuro. Comunque, un utile elemento di riflessione sullo stato dell’arte della politica italiana.
Qui il link al website di Piero Fassino.
Sep
27
La stella cadente di via Solferino
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I lettori di questo blog sanno che la politica estera da queste parti è trattata con passione e serietà, per questo non diamo quasi mai importanza a quanto scrivono i giornali italiani sulle elezioni americane. Troppa distanza tra la realtà e i desideri di chi scrive.
Tuttavia, appena rientrato da Washington, mi capita di leggere sul Corriere della Sera online che “La stella di Sarah Palin è al tramonto”. Davvero sorprendente, perchè mentre il primo quotidiano italiano emette il suo verdetto, i responsabili della campagna di Barack Obama esprimono un’opinione del tutto diversa sulla running mate di John McCain: “She is a terrific debater”.
Non penso che in via Solferino abbiano bisogno della traduzione. Comunque, è bene che al corrispondente dagli Stati Uniti facciano leggere cosa dicono su The Politico i consiglieri di Obama sulla stella cadente Palin:
David Plouffe, Obama’s campaign managerAnyone who watches any of her previous debates would be impressed by her debating skills.
We’ve looked at tapes of Gov. Palin’s debates, and she’s a terrific debater
Sep
19
Le Nuove Relazioni Transatlantiche
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Due appuntamenti di politica estera: il primo sabato 20 settembre a Cortina. Intervisto il ministro degli Esteri Franco Frattini nell’ambito del 7° convegno “Il Veneto per l’Italia, l’Italia per il Veneto”, organizzato dal Pdl.
Dopo Cortina, si vola a Washington per il convegno sulle Nuove Relazioni Transatlantiche organizzato dalla Fondazione Magna Carta e dall’American Enterprise Institute. Aprirò lunedì mattina alle 11 (ora di Washington DC) la prima sessione dell’incontro insieme a Victoria Nuland, già ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato, ecco il tema:
Lo stato delle Relazioni Transatlantiche
Con l’ascesa di governi di centro-destra a Berlino, Parigi e Roma le prospettive di cooperazione tra Europa e Stati Uniti sono notevolmente migliorate. Alla luce di questi sviluppi, qual è lo stato delle relazioni transatlantiche? Che ripercussioni avrà l’elezione di un nuovo presidente americano sui rapporti tra le due sponde dell’Atlantico? E come dovrà comportarsi l’Alleanza nei confronti del ritorno della Russia a una politica estera assertiva?
Keynote Speaker:
Mario Sechi
Victoria Nuland
Moderatore:
Steven Flanagan
Il programma dell’incontro di Washington è molto bello e cade in un momento delicatissimo dell’agenda internazionale.
Sep
14
Decisionismo: è l’ultima scoperta politica degli italiani, popolo di cui Winston Churchill soleva dire che «perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre». Cittadini distratti per lustri, volutamente ignari delle questioni fondamentali dello Stato, oggi si risvegliano chiedendo legge, ordine, sovranità e un ritorno a una tradizione che l’Italia aveva coltivato fino al ’68 e dopo gli anni dell’immaginazione al potere sembrava perduta.
Pochi hanno letto i saggi di Carl Schmitt sul decisionismo, ma molti seguono l’azione di governo, quel che fanno e dicono il presidente del Consiglio e i suoi ministri. Osservano e giudicano. L’effetto sul piano politico è micidiale: non basta più essere noti per essere apprezzati dai cittadini. Occorre dimostrare di saper fare, decidere e recuperare pezzi di tradizione italiana.
Così Mariastella Gelmini, una donna fino a ieri sconosciuta al grande pubblico, diventa sorprendentemente il ministro più amato dagli italiani. Il suo indice di fiducia arriva al 66 per cento secondo i sondaggi dell’Istituto Piepoli. E il suo stile cattura l’immaginario.
Giovane e moderna, Gelmini centra l’obiettivo con un ritorno all’antico: maestro unico, voti in pagella e in condotta, grembiule. Massimo D’Alema le definisce «cose autoritarie che sanno di passato», ma è esattamente ciò che l’opinione pubblica sembra chiedere.
«Gelmini ha deciso di tornare all’antico e la gente la premia perché è stufa dell’assenza di ordine e senso civico, del vandalismo. L’opinione pubblica, a differenza di quello che sostengono alcuni miei amici, non è affatto morta, è estremamente viva e sensibile, vuole legge e ordine» dice Nicola Piepoli a Panorama. In fondo anche il suo «tableau de bord», un sondaggio periodico sull’azione di governo, viene da un nobile passato. «Fu il generale Charles De Gaulle a servirsene per primo. Aveva un tableau de bord in due edizioni settimanali e questo gli consentiva di avere l’opinione dei francesi». Seguiva sempre quel che chiedeva il popolo? «No, ascoltava e poi decideva nell’interesse dello stato».
Nel momento in cui l’Ocse boccia per l’ennesima volta la scuola italiana (si salvano solo le scuole elementari) Gelmini lavora a riforme grandi e piccole. Ha detto stop all’assunzione di precari e acceso il faro sugli esuberi, ha sottoscritto un accordo per trasferire alle scuole 230 immobili confiscati alla mafia, ha aperto un tavolo sulla legalità a scuola e un altro sul disagio degli adolescenti, potenziato il numero verde per i casi di violenza, messo a punto un piano nazionale per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri (il 6,4 per cento degli alunni, 10 anni fa erano appena lo 0,8), pensa alla diffusione della lavagna multimediale già sperimentata con successo in alcune scuole.
Il suo decisionismo piace al pubblico e alle famiglie, spiazza i sindacati della scuola, fa orrore ai progressisti, ma lei, una sorta di Sarah Palin senza fucile, tira dritto con semplicità.
«Se oggi l’Italia si trova in una situazione di difficoltà, è perché la politica del passato ha preferito non decidere e affidarsi a una concertazione infinita, ritardando il nostro sviluppo. Questo governo è aperto al confronto, ma poi decide. Lo faccio io e lo fanno ministri come Renato Brunetta, Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Maurizio Sacconi e tutti gli altri. È un governo che non cerca alibi e si assume la responsabilità delle proprie decisioni. Non si possono accampare scuse. Sarebbe sbagliato perdere tempo e sarebbe grave difendere lo status quo, abbiamo il dovere di voltare pagina» commenta Gelmini.
Donna piacevole, croce al petto e pugno di ferro, ha risposto a tono alle parole ruvide di un pezzo da novanta come Umberto Bossi. Decisionista e pure tosta. «Per una donna c’è un’inclinazione al pragmatismo, per natura siamo portate ad affrontare i problemi in modo pratico» chiosa il ministro mentre si appresta al confronto (duro) con i sindacati.
Il governo è in luna di miele con gli elettori e, nonostante le difficoltà economiche, la difficile congiuntura mondiale, la fiducia non cala. Durerà?
«Non c’è un limite, dipende da come viene gestita la cosa pubblica, ma tenga conto che l’opinione è terribilmente sensibile. In termini di opinione oscilla moltissimo, in termini di trend invece no. Per smuovere la fiducia ci vogliono più episodi negativi» spiega Piepoli. «La media generale della fiducia nei ministri è superiore a 45 su 100 intervistati, dato mai visto prima. E Gelmini è al primo posto».
«Il consenso è destinato a durare ancora a lungo» sostiene Giulio Tremonti. Il titolare dell’Economia è il decisionista ante litteram dell’esecutivo, quello più temuto e rispettato dagli avversari. Impossibile non riconoscergli la competenza, possibile contrastarlo solo mettendo sul ring pesi massimi (D’Alema), pensa che la sintonia con gli elettori non si romperà facilmente «perché 5 anni sono lunghi, il pil si riprenderà e ci sarà spazio per altre riduzioni fiscali», il cuore del programma del governo.
Il trend elettorale è inusuale e le intenzioni di voto raccolte dall’Istituto Piepoli chiare: a distanza di 5 mesi dal voto del 13-14 aprile, la coalizione di centrodestra ha il 52 per cento dei consensi, contro il 37,5 per cento di Pd e Italia dei valori. Un distacco di oltre 14 punti frutto proprio del decisionismo mostrato da Berlusconi e i suoi ministri: «Agli elettori piace chi decide, è così semplice. Tra il mandare l’Alitalia in fallimento e il salvataggio c’è la differenza di uno che decide. Tra i bimbi vestiti alla moda e il grembiulino c’è chi decide. Fra premiare chi fa bene nel pubblico e punirlo se fa male, c’è sempre una persona che decide. Tutte le volte che sottoponiamo queste domande ai cittadini c’è un osanna generale e noi questo finora non l’avevamo mai registrato» spiega Piepoli.
Fenomeno di lunga durata? Agli occhi del cronista appare probabile, perché quando Renato Brunetta lancia «l’operazione trasparenza» modifica il costume politico e chi verrà dopo di lui difficilmente potrà tornare a rendere opaca la pubblica amministrazione. Il ministro della Funzione pubblica è un altro dei duri della galleria governativa. Anch’egli premiato nel gradimento del pubblico, è al quinto posto nella top five dell’Istituto Piepoli con il 56 per cento dei consensi (al primo posto Gelmini, al secondo Gianni Letta, al terzo Franco Frattini e al quarto posto un’altra donna, Giorgia Meloni).
Visto il piglio potremmo definire Brunetta, più che un riformatore, un rivoluzionario: ha attaccato con le unghie e con i denti l’assenteismo, pubblicato online le consulenze, punito i cattivi e (sorpresa per chi lo immaginava solo nella versione con la faccia feroce) premiato i virtuosi. Un modello di comunicazione. «Brunetta è un grande fenomeno mediatico» dice Piepoli «un ministro che ha tirato qualche milione di copie dei suoi libri sui più vasti problemi politici e pratici dello Stato è uno che sa stare al mondo. La gente si sente vicina a ministri come Brunetta e Gelmini perché li sente partecipi dei propri problemi, sanno quello che vogliono. Ma anche ministri come Claudio Scajola, Roberto Maroni e Maurizio Sacconi hanno ottimi portati di immagine».
Analogie con il passato? Nessuna di lunga durata, ma un flashback al Bettino Craxi del decreto sulla scala mobile (1984) e di Sigonella (1985) appare obbligato. «C’è un’analogia tra Craxi e Berlusconi, entrambi grandi decisori. Mentre Craxi aveva il pugno di ferro in guanto di velluto, Berlusconi ha pugno di velluto in guanto di velluto. Ma la decisione c’è sempre» afferma Piepoli, che ha abbastanza primavere per fare un tuffo nel passato del decisionista più decisionista della storia italiana: Benito Mussolini.
«Ho vissuto il tardo fascismo a Torino, mio padre a 5 anni mi faceva leggere la Gazzetta del popolo e ricordo molto bene la dichiarazione di guerra. Rispetto a quel periodo le decisioni degli uomini di governo di oggi sono bazzecole, ma per chi non è abituato al decisionismo queste sono significative. E questo perché fino a poco tempo fa c’era l’abitudine alla pastetta, alla tecnica andreottiana di governo, cioè al rinvio. Basta leggere i libri di Giulio Andreotti per farsi un’idea dello stile di governo democristiano: rinviare perché poi tanto tutto s’aggiusta. È per questo che quando si è inserito nella storia italiana Craxi c’è stata una rivoluzione».
Proseguita da un outsider come Berlusconi che oggi appare al massimo della sua leadership e ha un indicatore di fiducia che secondo l’Istituto Piepoli stacca di 14 punti il capo dell’opposizione Walter Veltroni.
Sono i primi passi della «rivoluzione conservatrice» sognata e teorizzata nel centrodestra più di 15 anni fa? È matura l’opinione pubblica, sono un po’ più deboli i poteri forti e consapevoli i politici? Il decollo della nuova Alitalia e la riforma della scuola saranno due banchi di prova per i decisionisti.
La storia italiana è come la battaglia tra gli antichi e i moderni, dove falsamente si pensava che il bene fosse tutto nel nuovo e non anche nella tradizione. Gli italiani apprezzano il nuovo che sa recuperarla. L’importante è non farsi ingannare da chi parla di conservazione, ma la pensa senza rivoluzione.
Sep
11
9/11/2001 - We remember
Filed Under America, Italia, War on Terror | Leave a Comment
Appuntamento oggi alla Scuola di formazione politica di Forza Italia a Gubbio, alle ore 18.
“11 settembre, nuovi scenari globali, la politica estera dell’Italia”
con Margherita Boniver, Antonio Martino, Fiamma Nirenstein.
Modera: Mario Sechi, vicedirettore di Panorama.












