
Capitan Miki
In principio furono i fumetti. Tra le incertezze sulla biografia immaginaria, immaginata, immaginifica e reale di ciascuno di noi, sembra esserci un passaggio comune, una porta che si apre per tutti e, alla fine, non si chiude mai. Ancora una volta un semplice “stato su Facebook”, un pensiero apparentemente innocuo, apre una discussione, muove passioni, genera il ricordo, quasi come una madeleine proustiana. Nessuno di noi è a Combray, siamo in una dimensione virtuale e nello stesso tempo reale: “A noi ci hanno salvato i fumetti…”. Scagliata via Twitter come una freccia nello spazio web 2.0, quella frase sospesa crea una scia di commenti: Bepi Anziani, Antonio Signorini, Caterina Bedini, Francesca Angeli, Marco Liconti, Emilio Delmiglio, Andrea Asoni, Marco Ventura picchiettano allegramente le dita sulle tastiere di pc e smartphone per snocciolare nomi di eroi, maschere, personaggi mitici, memoria in bianco e nero e a colori unita al fruscìo antico della carta, al suo odore mutante che sa di fabbrica, magazzino, camion, cellulosa, inchiostro, passaggio tipografico e passage de vie.
Molti segni quotidiani mi dicono che invecchio, ma niente come il ricordo dei fumetti mi trasmette la distanza dall’infanzia e poi, come in uno startrekkiano teletrasporto, mi conduce per mano a quel luogo spazio-temporale della mia, della nostra vita: la scoperta dell’Avventura
Ero il più grande di tre fratelli e toccò dunque a me per primo il compito di spalancare il cancello della fantasia. Il magazzino dell’Avventura fu l’edicola del signor Benvenuto Deiala e della signorina Agnese, in via Garibaldi a Cabras. Definire l’edicola magazzino è tutt’altro che un esercizio stilistico. I giornali erano appoggiati su tavoli e scaffali consumati dal tempo (e qualche tarlo), i quotidiani erano quelli messi bene in vista on the shelf, poi venivano i settimanali pop e i newsmagazine, i fumetti erano lontani dalla portata delle manine dei piccoli, ma bastava un’occhiata da velociraptor per individuare la copertina giusta ed evadere dalle strade pietrose e polverose del Paese verso foreste nordiche, deserti, giungle, metropoli verticali, città sotterranee, mondi sottomarini, viaggi nello spazio.

Tex Willer
Il primo dei miei eroi fu Capitan Miki, giovanissimo ranger del Nevada che combatteva contro Magic Face. Miki era in albo, ma io lo ricordo anche in striscia come Mandrake e l’Uomo Mascherato. Era la mia epoca archeologica del fumetto, una quotidiana caccia all’arca perduta e al forziere della fantasia.
Il nostro west, la nostra frontiera era quella dove cavalcava Tex Willer, non mancavo mai l’appuntamento con gli albi editi da Bonelli. Forse perché certi scenari erano così simili alla mia terra — non a caso il disegnatore di Tex, Aurelio Galeppini, aveva trascorso gran parte della sua infanzia in Sardegna — forse perché insieme a Tex il personaggio di Kit Carson era perfetto e… vamonos! leggere le gesta di Aquila della notte era l’astrazione suprema dal mondo “regolato” della mamma e l’avvicinamento di bolina a quello “anarchico e maschio” dei miei zii pescatori, lettori di Tex, Zagor, Comandante Mark, Diabolik, alunni della scuola del fumetto che avevano saltato la scuola elementare per prendere il mare. Come non sfoggiare con gli amici quell’italiano così diverso da quello dell’accademia? Fulmini e saette, era come liberarsi di una polverosa giacca e scoprire che in Tex il parlato si sposava con il ben costruito e scritto e così anche la maestra poteva chiudere il becco. E poi amici cari, sì certo Diabolik era il nostro ladro preferito, ma come non perdere la testa per Eva Kant?

Zagor
Tra le reti e i palamiti, tra mare e stagno, tra il Catalano e Mare Pontis s’alternavano storie di viaggi avventurosi, sparatorie, assalti alla diligenza, rapine e fughe in macchina. Sentivi l’odore del pesce, avevi il ghiaccio tra le dita, ma la mente era così potente e il desiderio di continuare a leggere così forte che potevi sentire netto il clac del Winchester, il bang della Colt, l’odore della polvere da sparo con cui il comandante Mark caricava la sua pistola e bastava chiudere gli occhi per sentire un urlo lontano “Ahyaaak!”.… Zagor! che correva brandendo il suo tomahawk nella foresta di Darkwood, mentre Cico Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales più che i quarti di nobiltà da hidalgo messicano ricordava i quarti di bue che mangiava nei saloon.
L’Ontario del comandante Mark, Mister Bluff e Gufo Triste è stato il nostro primo Nord America di laghi e foreste, le giubbe rosse la prima metafora della Old Europe che poi sarebbe ricomparsa in ben altre storie e cronache della nostra vita.
Passato, presente, futuro. Marvel e Dc comics sono marchi tatuati sul cuore: Superman, Batman, Flash, Hulk, l’Uomo Ragno, Iron Man, Silver Surfer, Wolverine, Capitan America, Thor, rappresentano un’altra fase dell’educazione all’immagine e alla parola. Il disegno di queste avventure è dinamico, sofisticato, per la prima volta hi-tech, esplosione metaforica di segno e significato. Sono America in azione ed espansione. Forze del Bene contro forze del Male.

Capitan America
In questo flashback, sceneggiatura di un ritorno al futuro, Mister No e Dylan Dog sono i poli opposti, il bianco e nero, l’esotico (e l’erotico) dell’avventura come indagine sul fatto e il misfatto, la psiche complessa e la pulsione elementare, l’alto e il basso, il decollo e l’atterraggio di un piper sulla foresta amazzonica, la natura primordiale e il suo doppio, il sogno e l’incubo, una nuova avventura sherlockiana
Fonte di piacere e sapere, in principio e alla fine. I fumetti s’accompagnano alle mie scoperte, qui alla rinfusa come in un vecchio emporio: Dante, Hieronymus Bosch, T.S.Eliot, Verga, Montale, Dalì, Shakespeare, i Pink Floyd, Manzoni, Kubrick, Twain, Fellini, Michelangelo, Bernini, Hiroshige, Cartier Bresson, Clint Eastwood, J. Roth, Schmitt, Capa, Machiavelli, Camus, Mozart, McCarthy, Orwell, Mozart, Asimov, Simenon, Beethoven, Baudelaire, Kandinsky, J. M. W.Turner, Tarantino, Guenon, Wagner, Wilder, Von Clausewitz, De Sica, D. Parker, Van Gogh, Hammett, Fleming, Melville, Balzac, Hugo, Borges.
Torniamo a issare le vele e puntare i cannoni, riprendiamo il nostro viaggio: attraversiamo con la slitta lande innevate, esploriamo la giungla a dorso di un elefante:

Mister No, cover n°1
Conrad, Kipling, Salgari, London e Stevenson. E’ una galleria di ricordi, letture, suoni, immagini, istanti su Polaroid che riportano inesorabilmente alla casella iniziale dell’Avventura, perché quando mano nella mano passeggeremo con un bimbo, a guardarci da lontano ci sarà Long John Silver, al nostro fianco ci sarà Zanna Bianca, Lord Jim sarà sempre “uno dei nostri”, Sandokan salterà insieme a noi contro la tigre mentre Yanez ci accompagnerà fumando e Kim ci spiegherà le regole del Grande Gioco. Quello della vita.