Silvio lancia il partito contro Tremonti
«Silvio s’è accorto di avere un partito». Messa così, sembra la battuta di uno che è appena uscito dall’osteria. E invece ci s’allontana dall’uscio di Montecitorio e si guarda con un candido stupore all’ultima rivoluzione del Cavaliere. L’inno apicelliano è da correggere: «Meno male che il PdL c’è». E lotta insieme noi. Contro Giulio. La battaglia per la legge Finanziaria è appena iniziata, sarà dura e sanguinosa come non si vedeva da tempo. Blindata da Tremonti, presa di mira dal Cav, la manovra è tornata ad essere diligenza in viaggio nel Far West parlamentare (senza scorta), tema intrigante per giornalisti in cerca d’emozioni che non siano il solito tran(s) tran(s).
Fermi i saldi, tutto il resto è un circo galleggiante di numeri e emendamenti, ipotesi di copertura (e scopertura), tagli da matti e spese pazze da far invidia a una fiera campionaria da strapaese. Manca la vendita del Gerovital, il resto c’è tutto. E per una volta non è detto che non sia una cosa grave ma non seria. C’è una maggioranza che non vuole l’applicazione della linea «il rigore al cinquanta per cento», un ministro che fa l’armistizio con il generalissimo Silvio e poi riapre la guerra in Parlamento, un partito che improvvisamente ha scoperto di esistere e avere forza per forzare la manovra, l’inviolabile totem tremontiano.
Il duello da pallottoliere macroeconomico è riassumibile in due frasi. Protagonisti Fabrizio Saia e Giuseppe Vegas. Entrambi si direbbe che facciano parte del PdL. Ma cari amici di Libero, mettetevi un po’ nei panni del cronista che leggeva ieri sera sullo schermo del suo computer queste dichiarazioni sulle agenzie di stampa.
Maurizio Saia, relatore della Finanziaria in Senato. Agenzia Agi, ore 18.49: «Il relatore alla Finanziaria in Senato, Maurizio Saia, sta studiando la possibilità di presentare un emendamento alla manovra per tagliare l’Irap che grava sulle imprese fino a 50 dipendenti in cambio di un impegno a mantenere i posti di lavoro. Il costo dell’operazione si attesterebbe tra i 2 e i 4 miliardi di euro».
Giuseppe Vegas, viceministro all’Economia. Agenzia Agi, ore 18.58. «“Vedremo, per ora le coperture non ci sono”. Il viceministro dell’Economia, Giuseppe Vegas, definisce «interessante» l’ipotesi di un taglio dell’Irap per le imprese fino a 50 dipendenti avanzata dalla maggioranza in Senato, ma non nasconde i suoi dubbi sulla possibilità che il Governo possa farla propria».
Non è il caso di continuare con l’arabesco, il braccio di ferro continua. E quando la Finanziaria sarà approvata potremo contare i caduti sul campo. Un dato è certo, il Tremonti scudato dalla Lega ha rianimato il PdL. Il suo Fondatore, Berlusconi, l’ha riscoperto e forse per la prima volta ne ha machiavellicamente utilizzato lo Statuto. La convocazione dell’ufficio di presidenza è servita al Cav per minacciare la messa in minoranza del Tremonti nel suo partito. Non è un caso se proprio ieri sono arrivati il via libera (e i soldi) per la riforma dell’università. L’utilizzo dell’ufficio di coordinamento e di tutti gli strumenti di consultazione ha esaltato chi fino a quel momento pensava al PdL come feticcio berlusconiano. Gianfranco Fini in questi giorni ha riscoperto il gusto per la manovra in verticale con le torri e poi i giochi con gli alfieri e le sorprese con i cavalli. Proprio grazie alla mossa di Silvio, il presidente della Camera ha ripreso a giocare sulla scacchiera del partito. «Fini è contentissimo, ha visto che il PdL può essere un grande elemento di mediazione» dice un frequentatore delle stanze alte di Montecitorio. E il Cav? L’uomo solo al comando? «Berlusconi per la prima volta dal congresso costituente ha capito che il PdL non è una palla al piede ma un elemento di stabilità e movimento», dice un frequentatore di Palazzo Grazioli. Il Cavaliere, paradossalmente, trova nella struttura corale del partito, quella in cui in fondo ha creduto meno nella sua lunga storia politica, il miglior strumento del Principe che deve muover battaglia. E Giulio? «Ah, è il ribaltamento di senso». Cioè un controsenso: «Tremonti è pedina spendibile da parte della Lega. Bossi non è il suo protettore ma il suo burattinaio». Frase un po’ dura vista affiorar dalle labbra di un politico di lungo corso, estrazione dc. Sta di fatto che in questa storia di burattini e burattinai è arrivato il momento di decidere che fare e di scoprire chi indossa i panni di Pinocchio.
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