mariosechi.net | Visioni e Divisioni del Mondo

Jul/09

2

Panorama. Le sette vite di Silvio

Palazzo Grazioli, Roma. Interno giorno, stanza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Presidente, lei ai suoi ospiti fa vedere i filmini di George W. Bush. Pensi che al suo posto Fabrizio Cicchitto avrebbe proiettato le immagini di Riccardo Lombardi». Risate. La battuta è di Maurizio Gasparri che stempera per un attimo il clima preoccupato del vertice tra il presidente del Consiglio e i capigruppo del Popolo della libertà. Oggetto ufficiale della riunione è la fase 2 del governo, ma il boato della scossa di Bari sovrasta tutto, così il detto aristotelico primum vivere deinde philosophari diventa la parola d’ordine. Prima di inserire sul navigatore le coordinate della fase 2, sulla rotta di Silvio Berlusconi c’è uno scoglio nero in un mare che sembra in perenne tempesta.
Questo è il dilemma. Silvio ce la farà anche stavolta o cadrà? È questo il dilemma che aleggia a Palazzo Madama e a Montecitorio. Finora il Cav ha dimostrato di avere sette vite come i gatti, ha superato prove che sembravano impossibili fin dalla sua discesa in campo. Ma questa sfida è diversa. In primo piano non ci sono gli affari e la politica, non il conflitto di interessi ma un cocktail inedito di gossip, frequentazioni pubbliche e private che costituiscono lo «stile di vita» – nuovo conio del circuito mediatico-giudiziario – del presidente del Consiglio. Prima Noemi Letizia e la festa di Casoria, poi un fotografo spericolato a caccia dello scoop milionario, infine Patrizia D’Addario e un imprenditore spregiudicato nell’usare le pubbliche relazioni a destra e a sinistra per fare un salto di qualità (e di fatturato).
E se la storia di Noemi era troppo sgangherata per stare in piedi e reggere a lungo le prime pagine, se Antonello Zappadu si ritrova con il suo archivio sulle feste di Villa Certosa sequestrato dalla magistratura, la scossa di Bari invece ha un suo retroterra politico interessante, è una tranche de vie da esplorare per le connessioni e le relazioni che in Puglia si incrociano con il business della sanità. Gianpaolo Tarantini, proprietario della Tecno Hospital, è un pesce piccolo che cominciava ad assaporare la forza delle correnti oceaniche. Accreditato a sinistra, frequentatore delle masserie democratiche e degli assessorati vendoliani, si stava sdoganando a destra grazie all’accidentale, ma ai suoi occhi provvidenziale, incontro con Berlusconi in Costa Smeralda. Dalle protesi alle pierre, dalle gambe artificiali a quelle reali delle belle ragazze il passo è stato lesto ma non silenzioso.
Così il presidente del Consiglio oggi si ritrova al centro di un’indagine imbarazzante senza però essere indagato, accusa la D’Addario di essere manovrata e «ben pagata» per le sue rivelazioni, lei respinge le accuse via Ansa, consegna altre registrazioni agli investigatori, ma è evidente che un certo piano ce l’aveva e una vendetta l’ha consumata. Premeditazione?

«Follow the money», segui i soldi. Berlusconi fa sua la celebre frase del film Tutti gli uomini del presidente e con l’accusa alla D’Addario punta il dito sulle comparse di questa storia. Tutti hanno un interesse economico, un problema da risolvere. È una storia di comprati e venduti. Così Zappadu dopo avere perso rovinosamente in primo grado e in appello una causa di lavoro con l’Unione Sarda, cerca il colpaccio per sempre, il flash che cancella le sue ombre, la foto che fa il giro del mondo e batte cassa con i giornali per vendere immagini a prezzi stratosferici. Così la D’Addario cerca visibilità e la soluzione attraverso il Cavaliere del suo problema, la costruzione del residence sognato dal padre. Così Barbara Montereale cerca una svolta a una vita difficile, ha un figlio da crescere e il portafoglio vuoto. Così Tarantini cerca un business fatto di lustrini, feste, relazioni, soldi facili e non più solo appalti anonimi e protesi senza gloria.
Berlusconi è come il Klondike dal quale estrarre la pepita d’oro che cancella i patemi della vita, gli errori, gli abusi, e alimenta i sogni. È una linea difensiva, quella del Cav, che non punta il dito sull’attività della procura come spesso è successo in passato, ma sulla credibilità dei testi e sulle loro reali motivazioni.

L’altra scossa. La prima, quella annunciata da Massimo D’Alema, c’è stata ma in Transatlantico tutti aspettano la seconda scossa. «Non sarà d’assestamento» chiosa un parlamentare che appare bene informato. A Bari tutti sapevano da tempo cosa bolliva nel pentolone della procura, ma più che sulle feste del Cav, si pensava all’esplosione della connection sanitaria sulla quale indaga la Direzione distrettuale antimafia. Un assessore della giunta di Nichi Vendola indagato e dimesso a tempo di record. Un Tarantini attivo nei rapporti d’alto bordo e nelle cene elettorali della sinistra (la Guardia di finanza sta verificando se sia stato lui a finanziare una cena elettorale con il vicepresidente della Regione Puglia Alberto Frisullo ed esponenti del Pd nel marzo del 2008). Un’indagine ad alto voltaggio dalla quale l’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, si mette al riparo grazie all’ombrello immunitario aperto da un seggio in Senato conquistato grazie alla candidatura del dalemiano Paolo De Castro alle europee. Coincidenze. Sta di fatto che a un certo punto un’inchiesta su appalti e protesi, si divide in due tronconi. Nel primo ci sono le relazioni pericolose del Pd pugliese, nel secondo un Cav che ospita senza preoccuparsi troppo del curriculum vitae degli ospitati e con una protezione delle sue residenze che, a essere benevoli, è insufficiente.

Le prossime mosse.
Berlusconi presenterà lunedì a Napoli il G8 dell’Aquila. Non è un mistero che il summit dei grandi paesi rappresenti il bersaglio grosso dei tanti che puntano alla sua caduta (vedere gli articoli alle pagine 46-50), mentre un successo del vertice, sia sotto l’aspetto diplomatico sia organizzativo per il Cav è fondamentale. Serve a rilanciare l’immagine pubblica del presidente del Consiglio, a saldare ulteriormente la maggioranza e a escludere seccamente ipotesi di governissimi, cambi di pilota a Palazzo Chigi o elezioni anticipate. Solo a quel punto, il governo potrà concentrarsi sulla fase 2, l’agenda economica, le riforme istituzionali e la campagna per le elezioni regionali del 2010.
Lo scenario però è in rapido movimento e i colpi di scena sono in agguato. L’indagine di Bari è ancora nella fase preliminare, quella in cui si stanno acquisendo prove e in teoria lo stesso Berlusconi potrebbe essere chiamato a testimoniare. Altro tassello del risiko pugliese: lunedì a Bari arriva un nuovo procuratore della Repubblica, è Antonio Laudati, la sua nomina è stata decisa il 30 aprile scorso dal plenum del Csm. Laudati ricopriva l’incarico di direttore generale della Giustizia penale al ministero di via Arenula, è stato pubblico ministero a Napoli e presso la Direzione distrettuale antimafia, ha seguito numerose inchieste, tra cui quelle sul boss Pasquale Galasso e su Carmine Alfieri, e su esponenti del clan dei Casalesi. Chi lo conosce lo definisce «un signor magistrato, non condizionabile e con molta energia da spendere». La partita di Bari è tutta da giocare e molte carte sul tavolo sono ancora coperte. Non è una mano al buio, è penombra e qualcuno forse bluffa.

© Panorama

RSS Feed

<< Israele non è più invincibile e i nemici della democrazia puntano a Occidente

Gas liquido e sicurezza. Fiction e realtà >>

Find it!

Theme Design by devolux.org

Tag Cloud