CONGRESSO PDL. Terzo giorno. Berlusconi è per sempre

Mar 29 2009

striscia

E B-Day fu. Silvio Berlusconi ha chiuso il congresso con un discorso che pro­ietta il Popolo della Libertà nel futuro. Esaurita la pratica della fusione, il Cav. ora si dedicherà al resto della faccenda che nella sua visione occuperà i pros­simi dieci anni. Avevo anti­cipato su Panorama — in edicola da venerdì scorso — che quello della riforma istituzionale e del pre­sidenzialismo sarebbe stato il piatto forte del congresso e che i capigruppo del Pdl hanno già una bozza di riforma nel cas­setto, ma in realtà la riforma è l’esecuzione di un piano che ha una dimensione pluriennale e un sostrato culturale di cui finora è stato scritto poco perchè, come spesso accade, ci si sofferma sul bell’ornamento della cornice e si perde di vista lo scenario, il quadro. Immagino le facce e le dita alzate di chi pensa ancora — dopo 15 anni! — che Berlusconi sia un refuso della storia. Consiglio ai maestrini dalla penna rossa di lasciare la terrazza, posare sul vas­soio d’argento le tartine al caviale per tornare sulle sudate carte, leggere testi, discorsi, atti parlamentari. Studiare la praticaccia quotidiana della politica che è fatta dell’unità di teoria e prassi (Gramsci docet). Ma torniamo al B-Day e al discorso del leader del Pdl.

notesilvio

Il progetto spazio-temporale del Pdl emerge dallo speech del Cav. in alcuni punti-chiave. Eccone i passi salienti presi dal mio taccuino congres­suale, in pieno twitter-style:

  • Cambiare l’Italia/2001 → Paese diverso.
  • Si chiude oggi la transizione.
  • Intorno al Pdl ruoterà la politica italiana dei pros­simi decenni.
  • Italia, 150 anni. Pdl guiderà la terza ricostruzione: superare la crisi economica + forte di prima; compiere il bipolarismo.
  • Non dobbiamo avere paura di pensare in grande/Italia Nuovo Secolo.
  • Pdl durerà nel tempo e sopravviverà di certo ai suoi fondatori.

Basta uscire dal retroscenismo che sta uccidendo i giornali e ritornare a cercare notizie e fare news analysis per vedere un orizzonte assai diverso dalla caricatura che da 15 anni fa compiere tutti i tipi di errore pos­sibile ai critici a una dimensione e ai laudatores sciocchi di Berlusconi e del berlusconismo. Basta individuare i riferimenti temporali del discorso di Berlusconi, isolarli, e incastonarli in una dimensione di sistema politico per capire che la costruzione del Pdl non è l’estemporaneo capriccio di un architetto della domenica. E’ qualcosa che ha un respiro nazionale e una vocazione maggioritaria, è il prodotto del fenomeno del berlusconismo, che ha le sue radici solide nella discesa in campo del suo leader nel 1994, un manifesto di valori e una collocazione internazionale — al contrario del Pd — certi e di lunga tradizione grazie al Ppe e, ripeto, ha obiettivi di breve, medio e lungo periodo.

Quali obiettivi? Eccoli divisi in sequenza, sempre grazie al moleskine da congresso che rias­sume il discorso di Berlusconi in pillole d’inchiostro. Riorganizzo in parte alcuni punti già notati affinchè emerga la scansione temporale:

Breve periodo

  • Elezioni amministrative → pros­sima mazzata del Pd.
  • Elezioni europee → impegno per difendere interessi del Paese. Silvio scende in campo in Europa. ¬, una candidatura di bandiera. Anche il leader della opposizione, se esistesse un leader, sarebbe bello facesse altrettanto/Tiè Franceschini.
  • Attività mis­sionaria per far crescere i consensi/Silvio e i suoi apostoli.
  • Sapremo uscire da questa crisi. Ne usciremo bene. Non lasceremo indietro nessuno.

Medio periodo

  • Capigruppo stanno pre­parando la proposta di riforma (Presidenzialismo)
  • Soluzioni per governo che governi e Parlamento che controlli.
  • Riforma dei regolamenti parlamentari/prestesto ostruzionismo, restituire al Parlamento suo ruolo legislativo.
  • Federalismo/non è tributo pagato alla Lega di Bossi.

Lungo periodo

  • Intorno al Pdl ruoterà la politica italiana dei pros­simi decenni/Eternità.
  • Non dobbiamo avere paura di pensare in grande/Italia Nuovo Secolo.
  • Italia, 150 anni. Pdl guiderà la 3a ricostruzione: superare crisi economica + forte di prima; compiere il bipolarismo.

Vedo già levarsi la bacchetta e l’obiezione: il Pdl è figlio di Berlusconi e morirà con Berlusconi. Obiezione respinta perchè proprio dal Pdl cominceranno a emergere i leader potenziali del futuro. Nel pollaio ci sono molti galli: Gianfranco Fini, ovviamente, Giulio Tremonti, Gianni Alemanno, Roberto Formigoni e altri (e altre) che si stanno facendo le ossa e alla distanza verranno fuori. E’ vero, nes­suno di loro ha il carisma di Silvio Berlusconi, ma proprio per questo la strutturazione del Pdl è importante: dove il carisma sarà insufficiente, arriverà con il tempo un marchio consolidato sul mercato della politica, un brand che per uno di quei para­dossi che la Storia si diverte a mettere in scena, sarà l’evoluzione del partito del principe (Berlusconi) nel partito-principe di gramsciana memoria. Così, mentre la sinistra ha abbandonato Gramsci per ridursi a Jovanotti, il centrodestra europeo (Nicolas Sarkozy ne ha rivendicato l’attualità e l’utilità per la sua politica) lo accoglie nella sua dimensione di organizzazione del partito e della cultura egemone. Chi se la sentirà in futuro di buttare a mare un carico così prezioso?

Per queste ragioni, non siamo di fronte a un piano di piccolo cabotaggio nè a un improvvisato escamotage che ha come obiettivo finale le pouvoir pour le pouvoir, il potere per il potere. Berlusconi pensa finianamente (!) che “la crisalide debba essere la farfalla della nuova Italia” e non vede nè per se stesso nè per il neonato partito un orizzonte limitato alla legislatura in corso. E’ un piano che ha respiro lungo e tutti i mezzi per andare lontano. Basta levarsi le fette di salame del pre­giudizio dagli occhi per vedere che il berlusconismo è fenomeno pre­cedente a Berlusconi. Il Cav. è quello che l’ha interpretato meglio di tutti e, dunque, essendo un tratto persistente della società italiana è in realtà il peggiore degli incubi per i suoi avversari.

Un ceto politico e intellettuale incapace di guidare una rivoluzione culturale che doveva partire fin dal 1989 ha sottovalutato e cercato di ridicolizzare il berlusconismo, così di errore in errore, di caduta in caduta, sono stati incapaci di comprenderlo e proporre un’alternativa credibile al blocco politico del centrodestra. Finchè il centrosinistra (quale poi?) non si schioda dall’albero in cui è appolla­iato dal 1994, finchè non abbandona la retorica partigiana dei giuramenti sulla Costituzione invecchiata male, finchè non scende per terra e cerca di tornare ad essere egemone non nei salotti, non nell’alta burocrazia, non nelle banche, ma nel Paese reale, fino ad allora per il Cav. vale lo slogan dei diamanti: Berlusconi è per sempre.

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