La guerra è un’opportunità per Hamas di regolare i conti con al Fatah

Jan 09 2009

L’operazione Cast Lead di Israele su Gaza è diventata un caso di attacco stop and go che sta portando l’esercito israeliano in un “buco nero” dal quale, senza una svolta, sarà difficile uscire indenne dal punto di vista militare e politico. Il governo israeliano ha cominciato la guerra senza avere chiaro in mente lo scopo finale dell’assedio e la comunità internazionale ha aggiunto incertezza a un quadro già fragilissimo. La risoluzione dell’Onu è un fallimento annunciato: le due parti in campo non la riconoscono, gli Stati Uniti si sono astenuti. Non è un cessate il fuoco, ma un prolngamento dell’agonia di Gaza. Nel frattempo, sul terreno insanguinato della Striscia di Gaza e nelle cancellerie stanno succedendo dei fatti che meritano di essere analizzati.

  1. Secondo il Guardian l’amministrazione entrante del presidente degli Stati Uniti Barack Obama si appresterebbe ad aprire una trattativa diplomatica soft con Hamas. Non sappiamo quanto sia attendibile questa notizia, ma se fosse confermata dalle mosse dell’amministrazione, saremmo di fronte a un cambio di direzione importante nella linea di politica estera sul Medio Oriente e sulla questione israelo-palestinese in particolare.
  2. Tale mossa muoverebbe dal fatto che ad Hamas bisogna riconoscere una doppia identità in qualche maniera “conciliabile”: è un partito politico (che ha vinto le elezioni a Gaza) e nello stesso tempo un apparato militare che in futuro può essere trasformato. Resta il fatto che in questo momento le milizie di Hamas non hanno il semplice scopo di autodifesa, ma sono un gruppo armato che ha fini terroristici e – coerentemente con quanto scritto nello statuto di Hamas – ha come obiettivo la distruzione di Israele.
  3. Cosa sta succedendo ora a Gaza? Israele continua nell’operazione Cast Lead, abbiamo già detto nei precedenti post quali sono i punti deboli dell’assedio, mentre finora non abbiamo parlato dell’occasione che questa guerra sta offrendo ad Hamas: il regolamento di conti definitivo con la fazione avversaria di al Fatah. La guerra genera confusione e nella confusione si aprono delle opportunità. Per Hamas è il momento migliore per eliminare gli avversari interni. Accusandoli di essere spie di Israele, aver favorito l’invasione e passandoli per le armi, oppure esponendoli inermi al fuoco israeliano, come è successo con i detenuti di Fatah  rinchiusi nella prigione di Saraya che non sono stati evacuati durante i bombardamenti. Hamas difficilmente verrà cancellato dalla Striscia di Gaza dall’operazione Cast Lead, ma certamente Hamas cancellerà parecchi esponenti di Fatah considerati scomodi. La guerra così come si sta evolvendo per Hamas è diventata un’opportunità per espandere il suo potere e il suo controllo – attraverso le armi e la paura su Gaza e la comunità palestinese.
  4. Il punto chiave è sempre quello originario: la natura di Hamas. Si può pensare ottimisticamente che un giorno cambierà, scioglierà le milizie e diventerà un partito politico tout court, oppure si può scetticamente ritenere che la violenza fa parte del suo dna e dunque non è un interlocutore valido. Ciò che non si può fare, oggi, è ignorare cosa ha fatto Hamas da quando è nato e poi ha conquistato il potere a Gaza e cosa sta facendo Hamas mentre l’operazione Cast Lead è in corso.

La nuova amministrazione americana dovrà essere molto prudente e realista. Non sarà l’Onu – come dimostrato – a risolvere il conflitto, nè Israele e Hamas da soli smetteranno di far parlare le armi. Gli Stati Uniti – e i Paesi arabi, l’Egitto in particolare – saranno gli attori decisivi prima della tregua e (forse) un domani della pace. Ciò che conta in questo frangente è la valutazione dei fatti e non dei desideri per quanto nobili essi siano. E i fatti sono pesanti come macigni. Pensiamo che per valutarli – e capire la natura di Hamas – sia istruttivo il video (via Solomonia e Spanish Pundit) che proponiamo in apertura del post. Non ha bisogno di commenti.

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