di Francesca Bruni *
L’artista investiga gli effetti della guerra contemporanea, la guerra in Iraq e in Afghanistan. Lo fa non dipingendo, non fotografando, non disegnando, non ricorrendo alle tecniche classiche della traduzione, della trasmissione e della trasposizione in immagine, bensì raccogliendo più frammentariamente materiale, componendolo in video e offrendolo alla lettura. Un’integrazione non spettacolarizzabile, bensì un percorso di ricerca.
Questo è pure il tempo in cui occorre, apparentemente, far veloci.
“9 scripts from a Nation in war†è un lavoro che sorge dalla collaborazione tra vari artisti, un’installazione video multi-canale già presentata a Documenta 12 e ora in mostra presso la Redcat Gallery a Los Angeles.
La video-installazione risponde alla questioni sorte durante il conflitto militare in Iraq e in Afghanistan, in particolare alle condizioni “inedite†che determinano e tracciano alcuni ruoli come il “veteranoâ€, il “prigionieroâ€, il “corrispondente di guerra†e quindi la resistenza di ciascuno a interpretarli. Disegnato intorno a un’ampia ricerca compiuta dagli artisti, il lavoro multimediale presenta materiale e fonti raccolti presso coloro che sono coinvolti nelle guerre. L’installazione mostra come la parola scritta e parlata, utilizzata in guerra, comporti un mutamento rispetto alla posizione identitaria consueta. Anche in questo caso, l’arte dissolve la separazione radicale che, apparentemente, interviene nell’esperienza, integrando le costrizioni più dolorose alla gioia della liberazione.
In tempo di guerra contemporanea, nelle città , frettoloso è il super-gallerista “Anti-Modernoâ€, di NYC e di London, il quale, iper-quotando i “suoi†artisti, non consente lo sviluppo di un cammino artistico maturo, bensì propone compromessi facili con la visione comune. Una collezione d’arte vera è anche la vicenda di chi la compone, poco alla volta. “Si forma lentamenteâ€, dice Giuseppe Panza di Biumo che annota come “la filosofia oggi dominante è il pensiero debole, che ritiene inutile la ricerca della verità ; se si perde la verità , si perde anche l’arte, è una conseguenza inevitabileâ€.
Chi cerca George Grosz e Pablo Picasso nel Ventunesimo secolo, chi cerca la “visione”della guerra contemporanea, lo farà invano. Almeno per il momento.
* Francesca Bruni è Presidente di Art Valley, si occupa di storia dei movimenti artistici, vive e lavora a Milano.




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Sempre interessante ritrovarti, caro Mario. Un abbraccio S.C.