Arte e Guerra. Quella vana ricerca di Grosz e Picasso

Nov 26 2008

di Francesca Bruni *

L’artista investiga gli effetti della guerra contemporanea, la guerra in Iraq e in Afghanistan. Lo fa non dipingendo, non fotografando, non disegnando, non ricorrendo alle tecniche clas­siche della traduzione, della trasmis­sione e della trasposizione in immagine, bensì raccogliendo più frammentariamente materiale, componendolo in video e offrendolo alla lettura. Un’integrazione non spettacolarizzabile, bensì un percorso di ricerca.

Questo è pure il tempo in cui occorre, apparentemente, far veloci.

9 scripts from a Nation in war” è un lavoro che sorge dalla collaborazione tra vari artisti, un’installazione video multi-canale già pre­sentata a Documenta 12 e ora in mostra presso la Redcat Gallery a Los Angeles.
La video-installazione risponde alla questioni sorte durante il conflitto militare in Iraq e in Afghanistan, in particolare alle condizioni inedite che determinano e tracciano alcuni ruoli come il “veterano”, il “prigioniero”, il “corrispondente di guerra” e quindi la resistenza di ciascuno a interpretarli. Disegnato intorno a un’ampia ricerca compiuta dagli artisti, il lavoro multimediale pre­senta materiale e fonti raccolti presso coloro che sono coinvolti nelle guerre. L’installazione mostra come la parola scritta e parlata, utilizzata in guerra, comporti un mutamento rispetto alla consueta posizione identitaria. Anche in questo caso, l’arte dis­solve la separazione radicale che interverrebbe nell’esperienza, integrando le costrizioni più dolorose alla gioia della liberazione.

In tempo di guerra contemporanea, nelle città, frettoloso è il super-gallerista Anti-Moderno, di NYC e di London, il quale, iper-quotando i suoi artisti, non consente lo sviluppo di un cammino artistico maturo, bensì propone compromessi facili con la visione comune. Una collezione d’arte vera è anche la vicenda di chi la compone, poco alla volta. “Si forma lentamente”, dice Giuseppe Panza di Biumo che annota come “la filosofia oggi dominante è il pensiero debole, che ritiene inutile la ricerca della verità; se si perde la verità, si perde anche l’arte, è una conseguenza inevitabile”.

Chi cerca George Grosz e Pablo Picasso nel Ventunesimo secolo, chi cerca la “visione” della guerra contemporanea, lo farà invano. Almeno per il momento.

* Francesca Bruni è pre­sidente di Art Valley e vive e lavora a Milano.

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