Il New New Deal di Obama e…la guerra

Nov 17 2008

Appena arrivato in redazione stamattina ho cominciato la mia liturgica lettura dei quotidiani, ma l’ho subito interrotta per pas­sare a Time, che in tutte le sue quattro edizioni (America, Europa, Asia, Sud Pacifico) ha la stessa copertina: un Barack Obama in versione Frank­lin Delano Roosevelt. Si tratta di un gioco divertente, è la rielaborazione di una nota immagine di FDR, eccola:

Il colpo d’occhio è assicurato, ma al di là dell’abilità grafica in cui Time eccelle sempre, ciò che ha destato la mia attenzione è il parallelismo con il New Deal di FDR e il supposto New New Deal di Obama. Para­gone ardito? Direi spericolato, perchè è vero che gli Stati Uniti sono in bad times, ma il “nuovo contratto” di Roosevelt, figlio del grande crollo del 1929, di una crescita reale del paese che faceva a pugni con la speculazione di borsa, è un’altra cosa rispetto a quello che comincia a intravedersi nella nascente amministrazione Obama.

Roosevelt poteva contare sul genio di John Maynard Keynes, Obama francamente questo talento non ce l’ha a disposizione. Qualche settimana fa, durante un viaggio a Washington, qualcuno che frequenta la stanza dei bottoni, mi ha detto che il Keynes del Ventunesimo secolo sarebbe il Fondo Monetario Internazionale. Il mio ottimismo a quel punto è stato temperato da un sano e realista scetticismo. E’ vero che il Fmi resta il miglior punto di osservazione e analisi dell’economia mondiale, ma le sue ricette non sono mai state risolutive (chiedere per esempio all’Argentina per ulteriori delucidazioni).

Dunque Obama non può giocare la carta di Keynes sul tavolo e forse neppure una dottrina neokeynesiana, quella per intenderci che è saltata fuori dal cilindro del vertice del G20 a Washington. Un vasto piano di interventi pubblici, salvataggi e infrastrutture, forse può dare sollievo ed evitare drammatiche conseguenze (per esempio il fallimento di General Motors che è alle porte), ma se prendiamo come un’icona il New Deal rooseveltiano, allora dobbiamo essere prudenti. Certamente FDR fu un uomo coraggioso e pragmatico e Keynes un genio assoluto, ma i risultati furono ben al di sotto delle aspettative e della vulgata che continua a diffondersi.

La lettura storica di quel periodo però è tutt’altro che luminosa. Gli economisti della Scuola Austriaca, guidati da Murray N. Rothbard, furono i primi a rileggere la storia del New Deal in una chiave tutta nuova. Il piano di FDR nel 1937 era già fallito, gli Stati Uniti dopo un balzo dell’occupazione (circa tre milioni di posti i più) nel 1939 ripiombarono nella depres­sione e oltre 10 milioni di americani in quel periodo erano di nuovo senza lavoro.

Il New Deal e gli Stati Uniti in realtà furono salvati dalla guerra.

Credere che con la pre­sidenza Obama i conflitti del pre­sente siano in via di soluzione e quelli del futuro meno di un pre­sagio è un sogno, una pericolosa utopia. La guerra purtroppo è un dato persistente della storia dell’umanità e basta dare un’occhiata all’andamento della spesa militare e dei conflitti per rendersene conto.

Il bilancio del Pentagono a cui Obama vuol metter mano, per esempio, è di quasi 650 miliardi dollari annui e difficilmente il nuovo pre­sidente potrà tagliarne un quarto come annunciato dal democratico Barney Frank. Potrà forse ridurlo di qualche decina di miliardi, ma mettendo in gioco la supremazia americana nel settore della ricerca e dello sviluppo nonchè della sicurezza internazionale che attende, prima che sia troppo tardi, un altro tipo di New Deal: quello sul controllo della proliferazione delle armi di distruzione di massa.

I conflitti regionali si stanno frammentando ulteriormente e i gruppi armati in realtà si stanno moltiplicando. Secondo i dati del Sipri di Stoccolma nel 2007 ci sono stati 14 conflitti in 13 paesi e la diminuzione della violenza nel 2002 e nel 2004 ha avuto un’impennata nel 2005.

La spesa militare secondo il Sipri Yearbook del 2008 è cresciuta in termini reali di oltre il 6 per cento rispetto al 2006 e del 45 per cento dal 1998. La regione dove l’aumento della spesa dal 1998 al 2007 è cresciuta di più è l’Europa dell’Est con un balzo record del 162 per cento. E’ la Rus­sia a guidare l’ondata del riarmo nella regione con l’86 per cento della spesa comples­siva e un incremento del 13 per cento nel 2007.

Come spiega Robert Kagan nel suo ultimo libro, The Return of History and the End of Dreams, il vecchio mondo, quello reale, è tornato e lo scenario in cui si trova la pre­sidenza Obama è sul piano della stabilità internazionale fragilis­simo e le analogie con la pre­sidenza di FDR non riguardano tanto l’economia (che rispetto agli inizi del Novecento è più globalizzata, finanziarizzata e fles­sibile), quanto il ritorno del nazionalismo, delle dottrine delle sfere d’influenza, e la moltiplicazione degli arsenali convenzionali e non.

Anche il New New Deal di Obama sarà salvato (o sconfitto) dalla guerra?

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