Sarah Palin is energy

Oct 03 2008

Ha vinto lei e perso lui. Ma la sconfitta più cocente è quella del sistema dei mainstream media che dipingeva  Sarah Palin come una signora di provincia ignorante e incapace di reggere il dibatttito con il naturalmente colto e antropologicamente superiore Joe Biden.

Basta guardare il video e  leggere attentamente il trans­cript del dibattito per capire che, ancora una volta, i grandi giornali e i molti programmi televisivi a senso unico hanno perso una buona occasione per capire e raccontare che cosa sta succedendo dentro il Gop.

La Palin è stata molto brava e convincente. Al di sopra di qualsiasi aspettativa. La donna venuta del freddo ha ghiacciato ulteriormente Biden che è apparso in tutto il suo grigiore. Biden serve a ras­sicurare l’elettore democratico (ancora un po’ e lo addormenta), mentre la Palin dà alla campagna di McCain quello che finora non aveva: il movimento, la qualità più forte della campagna pre­sidenziale di Obama.

A un mese dalle elezioni i repubblicani hanno un ticket che funziona meravigliosamente: il maverick e commander in chief (John McCain) e il pittbull con il ros­setto (Sarah Palin). Una rivoluzione per il Gop che con questa coppia più che conservative appare reform party.

Servirà a invertire il trend negativo dei repubblicani? Difficile, molto difficile, perchè come raccontava Bill Schneider qualche giorno fa durante un incontro all’ambasciata italiana a Washington, “when the economy is bad, the economy is the first issue in the elections”. Per McCain ora è una mis­sione davvero al limite.

In un altro post spiegherò più nel dettaglio le ragioni per cui Sarah Palin ha vinto il dibattito e soprattutto quali punti sono interes­santi per creare movimento intorno al Gop. Qui, in prima battuta, è importante far notare un tema istituzionale:  il governatore dell’Alaska punta a una vicepresidenza con ampi poteri e deleghe. Ciò conferma il cambiamento de facto della natura della vicepresidenza, fenomeno che aveva già preso corpo con Dick Cheney. Si è capito fin troppo bene che in caso di vittoria (per ora, ripetiamo, remota) sarà lei a occuparsi del tema più delicato dell’agenda politica americana: l’indipendenza energetica.

La Palin, inoltre, è qualcosa di più di un potenziale vicepresidente a cui la Costituzione americana chiede sostanzialmente una sola cosa, loyalty (lealtà), tanto da essere l’unica persona della Casa Bianca che il Pre­sidente non può licenziare. La Palin, spiegando la sua idea espansiva dei poteri della vicepresidenza, ha rivelato non solo di essere smart, ma disegnato il vero tragitto che potrebbe prendere la sua avventura politica: un numero due che corre per diventare il futuro numero uno.

Il dibattito tra i candidati alla vicepresidenza ha dimostrato che Sarah Palin is energy.

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