Frontline. The war briefing
Frontline sulla guerra in Afghanistan, da oggi online.
Comments Off
“Campaign is doing fine”. Certo a John McCain la tenacia non fa difetto. Due minuti e rotti da Meet the Press.
Visti i sondaggi, giochiamo. Entriamo nel mondo della fantapolitica, immaginiamo che la campagna elettorale sia ancora un fattore decisivo, leggiamo questo articolo su Pajamas media dedicato a Joe the plumber e guardiamo il nuovo spot di McCain. Today is only just for fun. Per le cose serie: il candidato democratico alla Casa Bianca oggi ha tenuto un comizio al posto di Barack Obama. E’ Michelle Obama.
Barack Obama vincerà (?, leggere Michael Barone) le elezioni presidenziali e il suo armadio resterà chiuso a doppia mandata. Il guardaroba di Sarah Palin invece è stato aperto con puntiglio, diligenza e coraggio dalla stampa liberal che ha scoperto un conto da 150 mila dollari pagato dal Gop per il look della candidata alla vicepresidenza. Si può discutere sull’opportunità di pagarle il conto (personalmente non ci trovo nulla di strano, fa parte dell’armamentario di un candidato alla Casa Bianca e in una società dell’immagine e della comunicazione l’abito fa anche il monaco) e si può criticare anche aspramente questa scelta. Tuttavia, sarebbe stato più fair and balanced leggere sugli stessi giornali un’inchiesta approfondita sulle relazioni pericolose di Barack Obama con alcuni estremisti americani, i legami stretti dell’establishment democratico con i vertici di Fannie Mae e Freddie Mac (finanziatori di Obama), il link tra Obama e l’immobiliarista Tony Rezko, il supporto ad Acorn e lo scandalo dei falsi registrati al voto in Ohio. Spazzatura? Ma sì, e i giornali l’hanno provvidenzialmente nascosta sotto al tappeto. L’eleganza di Obama è un must, quella della Palin una volgare operazione politica. L’armadio di Obama resterà chiuso, il guardaroba della Palin in nome della adamantina libertà di stampa a senso unico è stato finalmente spalancato.
Lettura istruttiva: Claudia Rossett, su Pajamas Media.
Ultimo sondaggio Wsj/Nbc: Obama in vantaggio di dieci punti (52 a 42). Tutto sta nel crederci e pensare allora che o la Right Nation sta evaporando o è la costruzione metaforica di una realtà più complessa.
Sul Wall Street Journal Michael Barone scrive sull’attendibilità dei sondaggi.
John McCain batte il ferro caldo: Joe the plumber. Ecco il nuovo spot.
Montagne russe. Il sondaggio di Zogby-Reuters-C-Span dopo tre giorni consecutivi di rallentamento oggi dà a Obama sei punti di vantaggio. (50 contro 44). Che vuol dire? Che Obama sta consolidando il suo elettorato il ritorno al format tradizionale (folla oceanica e messia che parla nel Missouri, in casa repubblicana) ha giovato a diffondere la sensazione che abbia già vinto e per John McCain sia già l’ora del game over. Colin Powell invece, a differenza di quanto si pensa nel belmondo, non sposta un voto.
Da queste parti non solo siamo più prudenti, ma anche convinti che gli Stati Uniti continuino ad essere una center-right nation e di conseguenza molto attenti ad alcune caratteristiche di fondo de programma del candidato presidente, chiunque esso sia.
Nei giorni scorsi Zogby ha registrato un recupero di McCain. Se prendiamo poi il daily poll di Gallup reso noto ieri, e guardiamo i numeri usciti dopo aver consultato i cittadini che pensano di andare a votare, ritroviamo lo stesso distacco in favore di Obama (+3%). Questo significa che la corsa alla Casa Bianca è ancora aperta.
Obama continuerà a puntare sul legame Bush-McCain e a glissare sul suo piano fiscale, mentre il senatore repubblicano parlerà sempre più di tasse e classe media. Alla fine, il 4 novembre, vedremo se gli Stati Uniti continueranno ad essere un Paese conservatore o se metteranno il timbro su una svolta storica che non sarebbe soltanto rappresentata dall’elezione di Obama, ma dalla contemporanea presenza di un presidente e di un Congresso non democratici ma liberal.
Su Panorama in edicola e online, una mia intervista a Piero Fassino: “Niente crisi e nessun rischio di balcanizzazione per il Pdâ€. Quella con Fassino è stata una chiacchierata molto franca, senza reticenze, sul Partito Democratico e il suo futuro. Comunque, un utile elemento di riflessione sullo stato dell’arte della politica italiana.
Comments Off