Walter Veltroni ha chiuso la festa del Pd a Firenze nel peggiore dei modi. Non doveva fare un comizio conclusivo e invece la mattina ha preso la parola per un’ora. Doveva fare un’intervista con Enrico Mentana, ne è venuto fuori un altro comizio dove il segretario del Pd non ha trovato di meglio da fare che prendersela con Arturo Parisi. Il motivo? Aver criticato la linea del partito e semplicemente messo il sigillo del politologo sul fallimento del governo ombra. Mentre scriviamo (domenica, ore 7:54) un sondaggio online del Corriere della Sera è impietoso: oltre il 77% dei lettori la pensa come Parisi. Basterebbe questo semplice elemento per far capire l’incolmabile distanza che separa oggi il vertice del Pd dal Paese. Un leader virtuale e non virtuoso prima o poi fa crac. E noi udiamo distintamente lo scricchiolìo prima del collasso.

Il Pd è in crisi nera, i sondaggi lo danno in picchiata, Veltroni fa retorica, parla purtroppo quasi sempre a sproposito: di Al Gore (uno sconfitto) di inquinamento e America (ignorando che gli Stati Uniti hanno i parchi nazionali più belli e meglio conservati del mondo), di immigrazione e diritti (citando con sprezzo del ridicolo Abu Ghraib e Guantanamo), di centrodestra e consenso (dicendo che non ha guida proprio nel momento in cui la leadership di Berlusconi è al massimo della sua storia) e così via in un crescendo che allo spettatore non sfugge essere in realtà un segno di disperazione. La linguistica direbbe che siamo di fronte a un diluvio di significanti senza significato. Il vuoto. Il Pd e il suo leader sono la drammatica rappresentazione dell’abisso delle parole sparate a casaccio, delle citazioni cinematografiche, del politicamente corretto fine a se stesso, del complesso mai risolto della superiorità morale che allontana il partito e la sua classe dirigente dal cittadino medio, rendendo alla fine Silvio Berlusconi un prodotto politico «pop» in sintonia con l’immaginario dell’italiano.

Il Pd è sull’orlo del fallimento e una delle cause è proprio Veltroni. Non l’unica, ma certamente la più visibile e quella che a questo punto andrebbe rimossa subito. Il suo discorso politico è deludente. Ondivago, inutilmente retorico, provinciale perchè volutamente alla ricerca di modelli “stranieri” che diventano “stranianti” e pure surreali. Privo di alcuna concretezza, Veltroni dall’inizio della legislatura non ha chiuso alcuna operazione politica, messo in piedi una proposta fattibile, dato una ragione d’esistere al partito e offerto una prova decente a chi vi ha riposto fiducia. Veltroni non chiude nessuna delle partite politiche che - ormai è chiaro - fa finta di aprire. Fa dichiarazioni d’intenti e trova ampia ospitalità sui giornali e in televisione. Punto. La politica però è un’altra cosa, si fa nelle istituzioni, anche quando non si governa. E qui le macerie del Pd (altro che quelle dell’esecutivo) sono gigantesche. Mentre Berlusconi - piaccia o non piaccia - governa e porta avanti il suo programma elettorale, il Pd non riesce a incidere sulla legislazione e sull’azione dell’esecutivo. Arroccato su posizioni vecchie in economia (ora è a bocca aperta di fronte al socialismo di mercato di Tremonti, ma domani sarà a bocca aperta su qualcos’altro), appollaiato su contraddizioni imbarazzanti (come si fa a continuare a proporre una riforma istituzionale simile a quella della Casa delle Libertà che la sinistra osteggiò in Parlamento qualche anno fa?), intanato di fronte alle posizioni fuori dalla Costituzione sostenute da una parte della magistratura associata, incapace di capire i delicati problemi della politica estera italiana (che pure ci sono e meriterebbero di essere discussi), infelice due volte nel dare un seggio in Parlamento a un Colaninno (figlio), prima perchè sventolava la bandiera della meritocrazia e candidava un figlio di papà, poi perchè un altro componente della famiglia (il Colaninno vero, il padre) partecipava al salvataggio di Alitalia con il Cavaliere Nero. Bastonato tutti i giorni dall’alleato Di Pietro. In piena crisi convulsiva da moltiplicazione di correnti interne. Sempre in via di estinzione al Nord.

Probabilmente Veltroni ama il genere dell’orrore, certamente è un ottimo regista di cinema dell’errore. Non siamo infatti di fronte a fisiologiche contraddizioni, ma a errori gravi e in moltissima parte irreparabili senza un cambio netto di passo e di guida. Se Veltroni non lascia il volante, il Pd in breve tempo sarà un rottame e per il sistema politico italiano questo non sarà affatto un bene.

Nonostante quel che Veltroni pensi e dica, qui abbiamo il sospetto che Arturo Parisi in realtà la veda e racconti giusta quando spiega che «se in un sistema bipolare, una forza trasmette l’idea di non rappresentare un’alternativa nel presente e, per alcuni versi, neppure nel futuro, qualsiasi cosa dica può essere apprezzata per la sua qualità retorica , nel suo valore letterario ma non come posizione politica. Uno può parlare quanto vuole ma le sue parole sono equivalenti al silenzio».

Il 26 ottobre arriveranno le elezioni nelle province di Trento e Bolzano, poi si voterà in Abruzzo per rinnovare il consiglio regionale dopo l’arresto del presidente Ottaviano Del Turco (tra i fondatori del Pd). I sismografi del Palazzo già registrano un altro terremoto a sinistra. Veltroni potrebbe essere politicamente archiviato prima delle Europee.

Comments

3 Responses to “Veltroni, il cinema dell’errore”

  1. Claudio on September 7th, 2008 16:20

    Grazie per questa lettura esaustiva. Rende perfettamente la situazione, in tutta la sua evidenza. Ciao

  2. Gian Maria De Francesco on September 7th, 2008 17:49

    Basta solo questo:
    «Il Pd e i suoi leader sono la rappresentazione dell’abisso». La sinistra balla sul ciglio del baratro perché non ha altro desiderio che affondare. Peccato che non sappiano che il profondo è ciò che sta in superficie.
    E poi un’altra cosa. Ieri Veltroni ha detto che se vince Obama, Berlusconi un minuto dopo sarà già vecchio. Ma da quando in qua bisogna aspettare che arrivino i «nostri» per cambiare il passo e il peso della propria offerta politica?

  3. ~jm on September 7th, 2008 20:29

    Ma con il PD messo così, con chi ha senso dialogare?

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