Il nepotismo di Prodi e la stampa antropologicamente superiore
Segnalo L’Uovo di Giornata dell’Occidentale sul caso Prodi e le intercettazioni pubblicate da Panorama.
Segnalo L’Uovo di Giornata dell’Occidentale sul caso Prodi e le intercettazioni pubblicate da Panorama.
Energia, politica estera, sicurezza e ambiente: sono i temi di una doppia intervista di Panorama all’economista francese Jacques Attali e all’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. Un faccia a faccia che si svolge mentre si risveglia l’Orso russo, titano del gas e del petrolio.
L’Energia si è rivelata l’arma del XXI secolo. È questo il primo punto del nostro dibattito. Come garantire la sicurezza delle risorse energetiche ed evitare la dipendenza dei paesi europei da petrolio e gas?
Attali. Occorre una politica energetica europea globale che non esiste ancora. Tale politica dovrebbe essere mirata tanto al risparmio quanto alla creazione di reti sicure per la raffinazione e il trasporto del petrolio e la produzione di energia nucleare, come per altre forme d’energia.
Conti. Sono d’accordo con Attali. L’energia è uno dei parametri fondamentali di qualsiasi società , di qualsiasi economia, e l’Europa è ancora oggi priva di una politica comune. Troppi paesi perseguono politiche diverse per difendere interessi particolari con miopie nazionalistiche. L’Europa ha bisogno di più investimenti infrastrutturali intraeuropei che favoriscano alternative alle forniture esistenti.
Il primo punto di crisi nell’agenda internazionale ora è la Russia, di cui l’Enel è investitore e partner. Come saranno le relazioni dopo la guerra lampo in Georgia e l’accettazione dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia?
Conti. Stiamo investendo in Russia per poter beneficiare dell’apertura del loro mercato. Siamo in Russia per sfruttare le risorse energetiche a beneficio di quel paese e non per esportarle in altre parti del mondo. Agli occhi dei russi non siamo dunque una compagnia occidentale predatrice di risorse. Siamo investitori strategici che portano in dote quello che manca alla Russia oggi: capitali e tecnologie. Il nostro è un investimento molto proficuo ora e lo sarà sempre di più. La Russia per noi è un mercato locale e continuerà a esserlo, indipendentemente dalle politiche estere dei governi.
Attali, lei pensa sia possibile fare affari con questo regime?
Attali. Sì, naturalmente. Stiamo acquistando petrolio ed energia da un gran numero di paesi che non rispettano pienamente i diritti umani e non direi che i russi siano i soli né i peggiori. Se stilassimo una lista dei paesi da cui acquistiamo petrolio, avremmo più o meno gli stessi riscontri, per cui penso che possiamo in primo luogo conservare i rapporti con la Russia come avremmo dovuto fare con la Repubblica di Weimar in Germania, per coinvolgerla nell’assetto politico europeo, invece di isolarla, cosa che portò all’inizio della Seconda guerra mondiale. La stessa cosa vale per la Russia: è necessario agganciarla all’Europa e sperare che lo sviluppo della classe media russa porti la democrazia.
Il «Financial Times» sostiene che la speranza per la Russia sarà la nuova classe di capitalisti. È d’accordo?
Attali. Certamente. In Europa la democrazia è presente da alcuni secoli nel Regno Unito, ma da pochissimi anni in Francia, Germania e Italia. Così intendo dire che non siamo in grado di poter dare lezioni a nessuno. In Francia abbiamo concesso il diritto di voto alle donne solo cinquant’anni fa. Posso capire la concezione di governo vigente ora in Europa, ma so anche che ci sono voluti molti secoli per realizzarla. Voglio far rilevare che i paesi più vicini all’Europa sono più democratici e la storia spesso segue una logica di tipo geografico e anche la Russia la seguirà .
Come spiega, Attali, il successo dell’Europa come unità politica e il fallimento di un piano europeo per l’energia? Che ne è dell’idea dell’Euratom?
Attali. Prima di tutto, in Europa ora siamo in troppi per impostare un progetto globale. Sarebbe stato più facile quando eravamo sei, 12 o 15. In secondo luogo, per farlo occorre avere paura. Esiste una politica comune sull’immigrazione che è in fase di avviamento, perché vi è una sorta di grande paura per la cultura, ma non c’è una politica comune sull’energia perché non vi è una reale paura in merito. Eppure, dovremmo provare una gran paura per il futuro della nostra energia. Si tratta di una faccenda di coscienza politica da parte dell’opinione pubblica di tutti i paesi e dovrebbe ottenere la massima priorità . Non appena maturerà in noi tale paura avremo una politica comune.
L’Italia dipende da petrolio e gas. Conti, lei pensa sia scoccata l’ora per scegliere l’energia nucleare?
Conti. Penso di sì, ma aggiungo che non esiste un’unica soluzione, c’è bisogno di una gamma diversificata di tecnologie che possano incrementare la capacità del nostro sistema di assicurare energia in abbondanza, sicura e sostenibile per l’ambiente. C’è dunque bisogno di nucleare, ma occorre anche promuovere nuove tecnologie, tra le quali le fonti rinnovabili, e sostenere l’utilizzo di combustibili fossili, garantendo maggiore efficienza possibile grazie alle nuove tecnologie, riducendo le emissioni di CO2, come nel caso della tecnologia a carbone pulito che Enel sta sviluppando. Inoltre stiamo mettendo a punto nuovi progetti nell’idrogeno, nel solare, nel geotermico, nello sfruttamento dell’energia eolica, realizzando contemporaneamente sistemi per il risparmio energetico sia sul lato della generazione sia su quello dei consumi di elettricità . L’insieme di questi progetti si abbina allo sviluppo della capacità nucleare che dovrebbe consentirci di contenere efficacemente la dipendenza da gas e petrolio nel rispetto dell’ambiente.
Come rendere ammissibile per ambientalisti ed ecologisti questo punto della programmazione politico-energetica?
Attali. In Francia siamo riusciti a ottenere un consenso globale da parte dei partiti per sviluppare grandi quantitativi d’energia nucleare. Abbiamo una politica di lungo periodo e siamo un esempio unico, perché abbiamo tanto la volontà di condurre una politica totalmente trasparente quanto di mettere in campo la capacità ingegneristica necessaria. Sono sicuro che ciò non è possibile in tantissimi altri paesi.
Il rapporto Attali propone città verdi e ad alta tecnologia: una visione del futuro o un progetto realistico?
Attali. Abbiamo proposto la creazione di Ecopolis e pensiamo che tale progetto sia abbastanza fattibile. Ne abbiamo in prima istanza proposte dieci in Francia e abbiamo ora più di 15 città candidate per questo tipo di progetti, che in effetti esistono già in altri paesi, quali la Corea e la California.
È un progetto valido per l’Italia?
Conti. In una certa misura, noi consideriamo l’Italia come un’unica Ecopolis. I programmi sull’efficienza energetica stanno facendo dell’Italia un unico villaggio e in fin dei conti il livello d’efficienza raggiunto dal nostro paese è già alto. Ciò lascia altresì spazio per specifiche applicazioni innovative in alcuni nuclei di comunità . È quanto fa l’Enel per esempio con l’installazione dei contatori digitali, lo sviluppo delle «smart grid», uno strumento innovativo per l’ottimizzazione del consumo e la generazione distribuita di energia elettrica.
L’Unione Europea è guidata ora per un semestre da Nicolas Sarkozy: potrà dare un impulso all’agenda sull’energia?
Attali. La presidenza francese si chiude presto e la nostra politica ha un respiro trentennale, per cui non dovremmo pensare al problema in termini troppo limitati. Nel mio rapporto l’unica proposta che abbiamo fatto in termini di programma europeo è quello di una politica energetica globale per l’Europa, giacché riteniamo sia impossibile avere una politica globale per un singolo paese. Questa è una faccenda che dovrebbe andare ben oltre la presidenza francese.
Comments Off
A Reform Ticket, è l’analisi che offre il Wall Street Journal ai suoi lettori. Promossa la scelta di John McCain di scegliere Sarah Palin come suo vicepresidente nella corsa alla Casa Bianca. Il senatore dell’Arizona ha davvero spiazzato tutti e il discorso di chiusura di Barack Obama è stato oscurato dalla mossa di McCain. Mentre scrivo (20.09 ora italiana), l’home page del New York Times dedica tutta la colonna d’apertura a Sarah Palin, tre articoli (1, 2, 3) in cui non si fa fatica a cogliere la sorpresa e il senso di straniamento nei testi del Times, in filigrana si legge chiaramente la vera domanda-esclamazione: diavolo di un McCain, un repubblicano e per soprammercato pure eroe di guerra che fa una cosa del genere!?
Il mood di quello che sta accadendo tra repubblicani e democratici lo cogliete tutto in questo pezzo di Rick Moran su Pajamas Media: «There’s steel behind that beautiful smile that Democrats belittle at their peril». Quello che sta accadendo dentro il Partito repubblicano e soprattutto quello che succede nell’elettorato (qui avevamo anticipato il fenomeno Huckabee. Altro che establishment…) prenderà in contropiede parecchi commentatori che si ostinano a non vedere la luce che sta sorgendo da the dark side of the (conservative) moon (mom).
Comments Off
John McCain ha calato l’asso e con la scelta di Sarah Palin, governatore dell’Alaska, come “running mate” alla Casa Bianca ha letteralmente (parole del Nyt) “eclissato il discorso finale di Barack Obama”.
La scelta di McCain ha spiazzato tutti ed è stata definita su Fox News “a great chessmove”. Una grande mossa sulla scacchiera della politica americana che in un colpo solo si ritrova per la prima volta una candidata donna tra i repubblicani alla Casa Bianca e una formidabile calamita di voti delle donne deluse dall’esclusione di Hillary Clinton dal ticket presidenziale democratico.
Il discorso della Palin è stato ancor più sorprendente: ha presentato se stessa e la sua famiglia, la sua esperienza come amministratore e governatore di uno stato-chiave per l’economia americana. La Salin ha subito messo sul tavolo il tema dell’indipendenza energetica e toccato i temi della politica estera. Ha rivelato al grande pubblico americano di avere un figlio che serve con le truppe americane in Iraq, ha ribadito che McCain è l’uomo giusto nel ruolo di “commander in chief” e presentato le sue credenziali per cambiare la burocrazia e i giochini politici di Washington. Concreta e sciolta, sorridente e tosta, la Palin ha scaldato gli animi della platea e infuso nuova energia nelle file dei repubblicani. Tutto il contrario dell’algido e consumato senatore Joseph Biden, il candidato di Obama alla vicepresidenza, da trent’anni sulla scena a Washington.
John McCain a Dayton (Ohio) ha assestato un colpo decisivo per la sua campagna presidenziale e forse letale per la corsa di Barack Obama. Sarà la donna venuta dal freddo a gelare i sogni dei democratici?
Dal Wall Street Journal: la bio di Sarah Palin:
Sulla scelta di Sarah Palin l’editoriale della National Review
Dieci cose che non conoscete di Sarah Palin. Da U.S. News and World Report
Cosa significa la candidatura della Palin secondo The Weekly Standard
Un ottimo articolo di David Frum sulle convention dei partiti americani e sul loro significato in questo inizio di Ventunesimo Secolo.
Pessima la prima reazione dallo staff di Barack Obama alla candidatura della Palin. Ecco quanto dichiarato dal portavoce di Obama:
Today, John McCain put the former mayor of a town of 9,000 with zero foreign policy experience a heartbeat away from the presidency. Governor Palin shares John McCain’s commitment to overturning Roe v. Wade, the agenda of Big Oil and continuing George Bush’s failed economic policies — that’s not the change we need, it’s just more of the same.
La frase di Bill Burton è un’autorete e nella blogosfera americana non è passata inosservata. Qui un esempio di come la sta prendendo l’americano medio che vive nelle piccole cittadine del cuore dell’America, là dove si eleggono i presidenti, non a New York o a San Francisco.
Comments Off
John McCain con una sola mossa sposta i riflettori dalla convention di Barack Obama al campo repubblicano: il suo vicepresidente è una donna, si chiama Sarah Palin, 44 anni, governatore dell’Alaska. La strategia del senatore dell’Arizona finora è perfetta: ha recuperato il gap che lo separava da Obama e con la scelta della Palin si prepara all’assalto del voto femminile.
Strategia inaugurata dall’ultimo spot dove una delegata di Hillary Clinton, dopo l’esclusione del’ex First Lady, dichiara di preferire McCain. Ecco il video:
John McCain annuncerà oggi il suo vicepresidente. E potrebbe essere un asso rosa: i rumors accreditano infatti il nome di Sarah Palin, governatrice dell’Alaska. La Palin è al suo primo mandato, personaggio molto popolare, Fox News mentre scriviamo sottolinea che “è una cacciatrice e pescatrice”, “a cool lady”.
Comments Off