Operazione Csm: più popolo e meno correnti
Il segno dei tempi s’è colto leggendo un articolo del Financial Times intitolato «L’Italia fa bene a frenare la politicizzazione dei suoi giudici ». Se il quotidiano della City, mai tenero con Silvio Berlusconi, affida alla tagliente penna di Christopher Caldwell la rottura del tabù togato, allora la musica è cambiata davvero. Perché non è logoro e in attesa di paziente lavoro sartoriale solo il rapporto tra politica e magistratura, ma anche e soprattutto quello tra il cittadino e la giustizia.
La fiducia nella magistratura è ai minimi storici e a Palazzo Chigi non hanno dubbi: «Non c’è alcun problema di casta, ma un interesse generale da tutelare: andiamo avanti. Per questa ragione ai tre primi passi (riforma della legge sulle intercettazioni, corsia preferenziale per alcuni processi e tipi di reato, scudo per le alte cariche dello Stato) ne seguiranno inesorabilmente altri.
Un nuovo Csm
Stanno maturando rapidamente i tempi per la riforma del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno previsto dalla Costituzione. La maggioranza potrebbe venire allo scoperto nel giro di una, due settimane con un nuovo disegno di legge che accoglie alcune delle buone proposte già presentate in passato dal legislatore e da quelle parti della magistratura che non digeriscono il gioco delle correnti.
È dallo stesso Csm che si leva una voce autorevole per invocare la riforma. È quella di Gianfranco Anedda, penalista, uno dei saggi del partito di Gianfranco Fini, componente del Consiglio di Palazzo de’ Marescialli: «Auspico la riforma del Csm, anche se non sarà di per sé risolutiva di tutti i problemi della giustizia. Va diversificato nella sua composizione, bisogna aumentare il numero dei componenti laici per riequilibrarlo e riaprire la discussione al suo interno. Oggi sostanzialmente non c’è partita. Abbiamo il dovere di rompere l’autocrazia della magistratura e ridurre il fenomeno delle correnti». Sintonizzato sul canale di Anedda è l’avvocato Niccolò Ghedini (Pdl), membro della commissione Giustizia della Camera: «Il Csm da anni fa cose diverse da quelle istituzionali. Dovrebbe essere un organo consultivo (quando richiesto) e invece è diventato un organo politico che si autoconvoca quando una legge è ancora in discussione. Il legislatore dovrebbe mettere mano a una riforma che riporti il Csm alle sue originarie funzioni».
Quali sono le sue funzioni? La Costituzione è sintetica e nello stesso tempo chiara: «Spettano al Csm, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati ». Niente di quanto scritto nella carta fondamentale fa pensare che il Csm possa essere una sorta di terza Camera, che esercita un diritto di veto sul legislatore.
La riforma del Csm
Come sarà il nuovo Consiglio superiore della magistratura? Nelle scorse legislature il tema è stato affrontato e prontamente affondato. Gli obiettivi sono quelli di sempre: riequilibrio nella composizione del collegio e cambiamento delle norme sulla selezione e il reclutamento dei magistrati. Uno dei modelli di riferimento per la maggioranza sarà il disegno di legge presentato nel 2004 dai senatori Antonio Del Pennino e Luigi Compagna che per la composizione del Csm si ispira alla Corte costituzionale: un terzo dei componenti è eletto da tutti i magistrati ordinari fra gli appartenenti alle varie categorie, un terzo dal Parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di servizio, un terzo nominato dal presidente della Repubblica sia tra coloro che sono eleggibili dal Parlamento sia tra i magistrati ordinari.
I magistrati si divideranno in due famiglie: i vertici degli uffici giudiziari centrali verranno nominati dal capo dello Stato (sul modello inglese di nomina della corona), mentre i dirigenti degli uffici giudiziari locali saranno eletti dal basso, a suffragio universale.
I giudici nominati dall’alto manterranno un collegamento con i vertici dello Stato, mentre quelli eletti dal popolo, sul modello americano, saranno il link diretto tra i cittadini e chi amministra la giustizia. Soluzione che piace alla Lega nord. Maggioranza coraggiosa? Si vedrà . Chiunque scriverà la riforma dovrà tenere in conto due disegni di legge presentati in tempi record (il 28 aprile scorso) dal presidente emerito Francesco Cossiga: le relazioni introduttive sono una preziosa analisi storica, politica e giuridica «sull’inevitabile e inarrestabile processo che ha reso la magistratura un soggetto politico».
Il vecchio Csm e il Colle
La protesta della magistratura contro il Parlamento preoccupa il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che presiede il Csm. Dopo gli attacchi ai provvedimenti della maggioranza, dal Quirinale è partita un’azione diplomatica per invitare le toghe alla prudenza e alla moderazione. Così il vicepresidente Nicola Mancino prima ha fatto retromarcia sul documento annunciato dal Csm contro il governo, poi ha invitato i consiglieri a non rilasciare dichiarazioni «equivoche». Risultati? Modesti. Le correnti della magistratura sono autonome e l’operazione di raffreddamento di Napolitano, rivolta come sempre in modo bipartisan anche alla politica, sembra destinata all’insuccesso. Il consigliere togato di Magistratura democratica Livio Pepino il 25 giugno scorso ha depositato in sesta commissione un documento sulle riforme della maggioranza in materia di giustizia. Parere lunghissimo, molto tecnico, più prudente rispetto alle reboanti dichiarazioni di guerra iniziali, ma pieno di dubbi e riserve sulla costituzionalità e attuazione delle norme. Nitroglicerina. Il presidente Napolitano non nasconde la sua preoccupazione: «Il mio ruolo è quello, come si dice spesso, di moral suasion: spesso equivale a lanciare dei messaggi nella bottiglia non sapendo chi vorrà raccoglierli. E bisognerebbe che li raccogliessero tutti perché abbiano effetto». La bottiglia per ora
galleggia in mare aperto.
Comments Off

Tocqueville
L’Occidentale
noodls
Radio Radicale
Fondazione Magna Carta
Istituto Bruno Leoni