Archive for March, 2008

A Milano l’Expo 2015

Mar 31 2008 Published by Mario Sechi under Italia

Buone notizie: Milano ha battuto la concorrenza di Smirne e si è aggiudicata l’Expo 2015. Alla Lombardia l’onore e l’onere di rappresentare l’Italia nel mondo. Sono previsti investimenti per 4 miliardi di euro e settantamila posti di lavoro.

Ironia della sorte: la vittoria di Milano è arrivata proprio quando il governo Prodi sceglieva di ridimensionare l’aeroporto internazionale di Malpensa.

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Torri, Sposi, british style e Mamma mia!

Mar 31 2008 Published by Mario Sechi under Featured

Un paio di note su cose lette, viste e sentite.

Sto leggendo “The Looming Tower” e fin dalle prime pagine è riuscito a catturarmi. Great journalism.

L’editore Hoepli ha ristampato l’edizione de I Promessi Sposi curata da Fausto Ghisalberti, leggere il capolavoro del Manzoni è sempre un piacere assoluto.

Il numero di aprile di House and Garden, una delizia per gli occhi.

Dopo averlo visto a Brodway nel 2004, ho messo il cd sul Macbook e… Mamma mia!

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Bassora e il pregiudizio del Nyt

Mar 31 2008 Published by Mario Sechi under America, War on Terror

Cosa sta succedendo a Bassora? Se cercate un resoconto serio sulla guerra in corso, dovete armarvi di un faro perchè siamo nel buio quasi totale. Nella classifica dell’oscurità svetta il New York Times che sulla guerra in Iraq d’altronde può vantare un record: ha fatto più errori della Casa Bianca.

Al Times si sono accorti per buoni ultimi – e quando l’hanno scritto sembrava di vederne i contorcimenti – che il generale Petraeus aveva cambiato strategia e sorti della guerra contro i terroristi. Ora continuano a perseverare nell’errore e a non capire qual è la posta in gioco nella battaglia tra sciiti nell’unico sbocco al mare che ha l’Iraq. Per farsi un’idea chiara del pregiudizio del Nyt – e la scarsa conoscenza della strategia militare – date un’occhiata a cosa scrive Mike McNally su Pajamas Media.

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Economia canaglia

Mar 30 2008 Published by Mario Sechi under America, Libri

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Una donna italiana che fa cose davvero importanti ed è più apprezzata all’estero che in patria è Loretta Napoleoni. La Napoleoni ha scritto una serie di libri sul terrorismo internazionale con la cura del saggista e il gusto per la notizia del giornalista. Il suo ultimo volume si intitola “Rogue Economics“, pubblicato negli Stati Uniti dalla Seven Stories Press e in Italia dal Saggiatore (titolato “Economia canaglia”), sarà presentato al Center for International and Strategic Studies di Washington il 3 aprile prossimo. Starebbe bene nello scaffale del prossimo ministro dell’Interno e tra i tomi della libreria della Farnesina, ma francamente non speriamo in una riconversione della politica dal peggio al meglio.

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Dith Pran è morto

Mar 30 2008 Published by Mario Sechi under America, Asia

Dith Pran è morto. Insieme a Sydney H. Schanberg è stato un pezzo importante di giornalismo. Chi ha visto il film “The Killing Fields” sa di cosa scriviamo. L’orrore cambogiano senza il lavoro di Pran e Schanberg avrebbe un pezzo di verità in meno nella memoria collettiva. Per conoscere e non dimenticare: leggere il New York Times e noleggiare The Killing Fields.

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PANORAMA/Intervista a Giulio Tremonti. Veltroni, così non «si può fare»

Mar 25 2008 Published by Mario Sechi under Italia, Libri

Sulla scrivania del suo ufficio romano c’è un tomo dal titolo profetico, Il caos prossimo venturo, un saggio dell’economista indiano Prem Shankar Jha. Come profetico rischia di essere il suo libro, La paura e la speranza, dedicato alla crisi dell’Europa e della globalizzazione. Giulio Tremonti è destinato a guidare il ministero dell’Economia, in caso di vittoria del Popolo della libertà, in un periodo che lui definisce «il tempo del ferro». In questa intervista a Panorama racconta con quali paure e speranze si gioca la partita elettorale e il futuro di un paese in bilico come l’Italia.

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Onorevole Tremonti, la campagna elettorale è al cloroformio. Forse perché il Pd è diverso rispetto all’Unione e Walter Veltroni è un avversario più temibile di Romano Prodi?

Veltroni? Vota oggi e pagherai domani. Veltroni è come quello che entra in un bar e grida: «Da bere per tutti». Poi uno degli avventori si alza e chiede: «Chi paga?». Veltroni risponde: «Voi».

Ma l’obiettivo del Pd è quello di abbassare la pressione fiscale.

La storia si sta ripetendo. È la stessa storia di Prodi che nel 2006 promette le riduzioni fiscali e fa un piccolo errore.

Quale errore?

Presenta una formula di copertura, poi scopri che la copertura si chiama tasse.

Guardi che Veltroni è in tour con il suo pull man e dice che le tasse le riduce.

Veltroni gira le piazze d’Italia come un venditore di decreti, fa promesse miracolose per i giovani, le famiglie, gli anziani, ma anche lui ha commesso un errore.

Ritorna la domanda: quale errore?

Ha scritto una formula magica di copertura basata sui cosiddetti fondi globali.

Cosa sono i fondi globali?

Sono i fondi iscritti nella Finanziaria, da un anno per i tre anni successivi, a fronte delle nuove leggi da fare. Ebbene, nella Finanziaria 2008 di Prodi su questi fondi c’è solo 1 miliardo di euro e le promesse di Veltroni ammontano a oltre 20 miliardi.

Come trova gli altri 19 miliardi di euro?

Con le tasse. E lo scrive chiaramente che serve questo per fare la quadra. Nei decreti di Veltroni c’è scritto promesse, ma vuol dire tasse. E per tasse si intende (come nel cantiere aperto da Prodi) tasse che partono dal risparmio delle famiglie, dal rialzo dell’imposta su Bot e Cct dal 12,5 al 20 per cento. Quindi, delle due l’una: o Veltroni non mantiene le promesse, o mette le tasse. A giudicare da quello che ha fatto Prodi, Veltroni mette le tasse.

Il portafoglio è vuoto?

Esatto. E dato che i fondi non ci sono, Veltroni prende per i fondelli gli italiani. Può ingannare uno per tanto tempo, può ingannare tanti per poco tempo, ma non può ingannare tutti gli elettori per tutta la campagna elettorale.

Eppure si dice che i programmi del Pd e del Pdl siano uguali. In cosa sono diversi?

La differenza di fondo con il nostro programma è che noi le tasse non le abbiamo mai aumentate e non lo faremo in futuro. Certamente non alzeremo al 20 per cento la tassa sui Bot e i Cct. La formula di Prodi del tassa e spendi non è stata solo un errore politico, ma anche un errore economico, perché ha depresso la crescita.

Qual è la differenza tra Veltroni e Silvio Berlusconi?

La differenza tra i due è che Veltroni è convinto di perdere e Berlusconi ha la prospettiva di vincere.

Berlusconi è diventato prudente e realista, Veltroni promette il miracolo, con la formula «yes, we can». Siamo di fronte a un paradosso della campagna elettorale?

Veltroni non ha capito la crisi mondiale che si sta abbattendo sull’Italia e continua a promettere un miracolo. È uno specialista in notti bianche e se vince lui continuerà a fare le notti bianche mentre gli italiani le faranno nere. Una sua vittoria sarebbe un incubo per gli italiani. In Veltroni c’è la scena, ma dietro il fondale non c’è la comprensione della realtà e dunque non c’è la capacità di governo della realtà.

E perché mai il Pdl dovrebbe saper governare questo scenario così difficile?

Perché siamo consapevoli di questa realtà. Sappiamo che non aumenteremo le tasse, che dobbiamo ridurre la spesa pubblica, e sappiamo che ci sono interventi importanti che si possono fare a costo zero.

Quali interventi?

Faccio un esempio: il governo Prodi-Veltroni ha fatto un enorme regalo fiscale alle banche, noi pensiamo che questo sgravio debba essere riservato solo alle banche che contrattano con le famiglie mutui più umani. Non a caso il Pd è il partito preferito dai grandi banchieri che hanno votato per le primarie di Veltroni. Noi speriamo che le famiglie alle elezioni politiche votino invece nel proprio interesse.

Lei è tra quelli che sostengono che non tutto è fisco ed economia: il Paese è bloccato dai no alle infrastrutture, i conflitti tra enti locali e Stato si moltiplicano.

Bisogna cambiare il titolo V della Costituzione (la riforma che nel 2001 ha trasferito alle regioni alcune importanti competenze, mentre altre sono rimaste in «condominio», ndr) che ha paralizzato l’Italia e ingolfato la Corte costituzionale. È una riforma a costo zero ma a rendimento altissimo.

Il petrolio a 108 dollari al barile, il gas costa quasi come la benzina. Negli Usa c’è chi ha ripreso a bruciare legna per il riscaldamento e in Italia la bolletta energetica è la prima voce del bilancio familiare. Che fare?

Sull’energia non ci sono dubbi: serve la ripartenza del nuovo nucleare all’interno dei progetti europei.

Una centrale nucleare diventa operativa in 5-6 anni, ma il conto gli italiani lo ricevono a casa adesso.

In ogni caso c’è un anno da cui si comincia e non si può andare avanti pagando oltre agli interessi sul debito una bolletta energetica da 30 miliardi l’anno, cioè due punti di pil che escono dall’Italia per andare all’estero.

Il suo libro è un caso: salutato da alcuni come il manifesto della nuova destra, accusato da altri di protezionismo. Si può governare l’economia con i dazi?

Il protezionismo è andare contro il mercato, la nostra posizione è esattamente all’opposto. Proprio perché siamo nel mercato, dobbiamo avere parità di condizioni. Non è mercato quello dove tu produci in un posto dove la quantità delle regole aumenta e nello stesso tempo c’è il tuo concorrente che produce in un luogo dove l’unica regola è quella di non avere regole. Noi sappiamo bene che la materia commerciale è devoluta all’Europa e sappiamo anche che la meccanica del commercio mondiale è definita dal trattato Wto, ma chiediamo che l’Europa faccia come l’America: protegga la sua produzione industriale da una concorrenza sleale che sta venendo fuori in tutti i suoi lati negativi: dai termosifoni fatti con materiale radioattivo ai prodotti taroccati che insieme all’evasione fiscale si importano a Napoli.

Ma Napoli non è solo monnezza e contrabbando.

No, e qui sta un’altra differenza importante tra noi e Veltroni. Lui vuole che il Mezzogiorno d’Italia diventi un hub (è scritto proprio così nel programma) per importare le merci asiatiche, noi invece pensiamo che debba essere la piattaforma per esportare le merci italiane.

Quali leggi salverebbe tra quelle fatte dal centrosinistra?

Hanno lavorato talmente poco… Posso però dirle che la riforma delle pensioni non si può cambiare da un anno all’altro. Noi avevamo varato una riforma considerata la migliore d’Europa, la sinistra ha fatto una controriforma e visto che non andremo al governo con l’idea di fare contromanovre, per noi quella legge resterà in piedi. Salvo il fatto che ci sarà da discutere con le parti sociali, serenamente, sull’andamento demografico di lungo periodo.

Che differenza c’è tra José Luis Zapatero e Veltroni?

Zapatero ha confermato in blocco la politica economica e sociale di José María Aznar, Prodi e Veltroni sono in radicale controtendenza. Nel 2006 abbiamo lasciato un’economia in salita e il deficit in calo. Prodi e Veltroni hanno inventato un deficit che non c’era e aumentando le tasse hanno depresso l’economia. La certificazione di quello che dico è nella Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica. L’eredità del precedente governo è tutta qui: crescita zero, pressione fiscale al massimo storico (oltre il 43 per cento), inflazione tra il 3 e il 5 per cento e deficit che viaggia verso il 3 per cento.

Non è tutta colpa del governo, l’economia mondiale è in crisi.

È chiaro che il governo dell’economia non dipende solo dall’Italia, le politiche nazionali sono sempre meno nazionali e sempre più europee e le politiche europee o sono sempre più globali o non sono. Ma Prodi e Veltroni hanno fatto le cicale e non le formiche. La Germania ha usato la crescita per arrivare al pareggio di bilancio e ora potrà avviare una politica di deficit pubblico, potendo arrivare fino al 3 per cento, come ammortizzatore sociale.

Nel suo libro scrive che è finita l’età dell’oro e che sta arrivando un tempo di ferro. Chi governerà l’Italia in quest’epoca di shock di prezzi e crisi finanziaria?

La crisi globale che sta arrivando non è solo economica, ma sociale e geopolitica. I problemi ambientali non hanno effetti solo naturali, ma politici. La siccità, per esempio, produce migrazioni di massa. A differenza di Veltroni noi sappiamo che non viviamo a Disneyland ma in un mondo che sta diventando un campo di forze che devono essere controllate. Per la prima volta nella sua storia la sinistra è fuori dalla storia

© Panorama

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Kosovo, è urgente il ritorno della realpolitik. Intanto Belgrado chiama Mosca

Mar 17 2008 Published by Mario Sechi under Europa

In Kosovo si spara contro l’Onu. La reazione dei serbi nel nord del paese è cominciata da tempo, nei Balcani si stanno riaprendo ferite mai rimarginate. Su questo blog abbiamo spiegato le ragioni politiche per cui l’idea di riconoscere l’indipendenza del Kosovo è stata un errore grave e queste motivazioni si consolidano alla luce degli ultimi avvenimenti. Gli Stati Uniti e l’Europa hanno offerto una pessima prova e non sarà facile evitare un conflitto su scala più larga. Soluzioni in vista non ce ne sono, idee serie per contenere la rivolta non emergono, servono robuste dosi di realpolitik e coraggio. Dall’Europa c’è poco da attendersi, ma alla Casa Bianca e a Foggy Bottom dovrebbero darsi da fare per non far naufragare quello che – senza le incertezze generate dall’incapacità di chiarire subito, in origine, quale sarebbe dovuto essere lo status internazionale del Kosovo – poteva essere il miglior esperimento di nation building guidato dagli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale.

UPDATE. Belgrado chiama Mosca. Il presidente serbo Kostunica ha detto che chiederà aiuto alla Russia per un’azione comune a difesa dei serbi: “Sono iniziate consultazioni con la Russia per stabilire una reazione comune contro l’uso di qualsiasi forma di violenza contro i serbi”. Siamo sull’orlo del precipizio.

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