Archive for February, 2008

LA TURCHIA RITIRA LE TRUPPE DAL NORD DELLIRAQ

Feb 29 2008 Published by Mario Sechi under America, Europa, War on Terror

Il ministro degli Esteri iracheno ha annunciato che tutte le truppe turche si sono ritirate dal Nord dell’Iraq. Il viaggio ad Ankara del segretario della Difesa Usa, Robert Gates, ad sembra aver dato il risultato atteso dal Pentagono. La sortita della Turchia in territorio iracheno è stata una decisione strategica sbagliata, il ritiro conferma tutti i dubbi che avevamo espresso in questo blog. Se l’Iraq è sovrano, il suo territorio non può essere violato da truppe che non fanno parte della coalizione che ha messo “boots on the ground” sulle sponde del Tigri e dell’Eufrate. Non solo, ma dal punto di vista tattico l’operazione turca è un fallimento: i guerriglieri del Pkk si sono non solo ben difesi approfittando del fattore geografico (i loro rifugi nelle montagne resistono li mettono al riparo da attacchi aerei e un’operazione di fanteria richierederebbe decine di migliaia di militari) ma hanno anche inferto all’esercito turco perdite che la Difesa di Ankara non aveva previsto.

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Il ritorno del nazionalismo etnico

Feb 28 2008 Published by Mario Sechi under Geopolitica

Quello che sta accadendo nei Balcani, i problemi interni dell’Iraq, le cose turche in Kurdistan, i problemi in Georgia e in Rus­sia sono il segnale di un fenomeno chiaris­simo: le tensioni etniche domineranno i conflitti futuri. Foreign Affairs dedica a questo argomento la copertina del numero di marzo-aprile. Un articolo di Jerry Z. Muller — profes­sore di storia alla Catholic University of America — analizza il pas­sato e il futuro del nazionalismo etnico. Dopo averlo letto, alla luce dell’indipendenza concessa al Kosovo, non c’è da stare allegri.

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Cose turche sulla guerra preventiva. Il segretario del Pentagono oggi ad Ankara

Feb 27 2008 Published by Mario Sechi under America, Difesa e Intelligence, Europa

Il pasticcio turco nel Nord dell’Iraq comincia a pre­occupare seriamente gli Stati Uniti: oggi il segretario alla Difesa Usa, Robert Gates, sarà ad Ankara per convincere i turchi a lasciar perdere la loro guerra di quartiere contro il Pkk in un territorio sovrano come l’Iraq. La Casa Bianca ha commesso un errore a riconoscere alla Turchia il diritto di colpire il Pkk in territorio straniero perchè la dottrina della guerra pre­ventiva ha dei pre­cisi limiti, soprattutto quando un paese sta uscendo faticosamente da un conflitto, da una dittatura ed è stato appena “liberato”. Se al Pentagono hanno qualche dubbio, pos­sono tranquillamente ripas­sare i lavori della National Defense University, in particolare un paper scritto nel luglio del 2003 da M.Elaine Bunn. Infine, valgono le parole pronunciate da Condoleezza Rice il ° ottobre del 2002 — all’epoca era il consigliere per la sicurezza nazionale — in un discorso che doveva chiarire i limiti di quella che tecnicamente si chiama “pre­emption”: “The number of cases in which it might be justified will always be small. Pre­emptive action does not come at the beginning of a long chain of effort.” Un piccolo numero di casi, non ci pare che il conflitto regionale tra Turchia e Pkk possa far parte di questi.

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Mamma li turchi. Invadono il nord dell’Iraq, perdono soldati contro il Pkk e mettono in difficoltà gli Stati Uniti

Feb 24 2008 Published by Mario Sechi under Europa, Medio Oriente

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La Turchia ha avviato un’operazione militare in territorio iracheno contro i curdi indipendentisti del Pkk. Primo punto: uno Stato invade un altro Stato. Secondo punto: non si tratta dunque di una questione tra non-State actors e un soggetto giuridico legittimato dall’ordinamento internazionale, ma di un conflitto in territorio iracheno che coinvolge altri due Stati confinanti: Iran e Siria, cioè due nazioni finanziatrici del terrorismo che hanno molti interessi comuni nell’area, il primo tra tutti quello di avere un Iraq debole, pos­sibilmente mai stabilizzato e soprattutto agganciato nel quadro strategico Occidentale. L’idea dei turchi di invadere la frontiera nord dell’Iraq con qualche migliaio di soldati, non è una buona idea. Non risolverà il problema con i curdi — etnia dispersa fra Turchia, Siria, Iraq e Iran — e non aiuterà gli Stati Uniti in un’opera di stabilizzazione che vede i suoi primi frutti.

Sarebbe utile sentire su questo punto la voce dell’Europa più che delle Nazioni Unite, ma sul Vecchio Continente e la sua non-politica estera è meglio stendere un velo pietoso. Errori in Kosovo, silenzio sulla Turchia, l’Europa è il principale responsabile della destabilizzazione ai suoi confini, visto che la Turchia viene considerata dai benpensanti Europa.

UPDATE: sono almeno 15 i soldati turchi morti durante gli scontri con il Pkk.  Il gruppo terroristico dichiara cifre più alte: 47 soldati di Ankara uccisi e un elicottero Cobra abbattuto. Cifre a parte, è battaglia dura.

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PANORAMA/Da Montecitorio a Westminster

Feb 22 2008 Published by Mario Sechi under Italia

di Stefano Brusadelli e Mario Sechi

Sarà più difficile, dopo il voto del 13 aprile, ritrovare nel Parlamento italiano il caos permanente e le trattative estenuanti che l’hanno fatto para­gonare ai suq mediorientali. La sedicesima legislatura si annuncia, rispetto alle pre­cedenti, come un miracolo di semplificazione modello Westminster. Agli effetti benefici della scelta di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti micropartiti si aggiungono altre due novità.

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La prima è la crescente consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il quorum). La seconda è un’annunciata riforma dei regolamenti parlamentari, causa primaria della frammentazione politica che oggi produce la bellezza di 39 gruppi tra Camera e Senato. Il Popolo della libertà ha infatti deciso di raccogliere la palla lanciata la scorsa settimana su Panorama dal capogruppo del Partito democratico alla Camera, Antonello Soro. La riforma diventa un impegno prioritario anche per lo schieramento di Berlusconi. Che anzi rilancia, con un’ulteriore serie di proposte che Panorama è in grado di anti­cipare. L’impianto proposto dal Pd si articola su tre interventi: stop alle deroghe che hanno consentito di costituirsi in gruppo anche a formazioni con meno di 20 deputati e 10 senatori; perfetta corrispondenza tra gruppi e liste pre­sentate alle elezioni (per evitare finte alleanze concepite solo per superare le soglie di sbarramento); maggiore impiego della cosiddetta sede redigente, che valorizza il lavoro delle commis­sioni alleggerendo quello dell’aula. La contro­proposta del Pdl recepisce i primi due punti, prende con le molle il terzo («la sede redigente» spiega il forzista Gaetano Quagliariello «è tipica delle fasi consociative, nelle quali si cerca l’accordo a tutti i costi smarrendo i confini tra maggioranza e opposizione») e aggiunge un corposo capitolo dedicato all’esigenza di agevolare l’azione del governo in Parlamento. Obiettivo comprensibile, considerando che dopo il 14 aprile è pre­vedibile che tocchi al Pdl l’onere di governare.

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Le novità proposte dal Pdl sono parecchie. La prima è che nel calendario dei lavori 2/3 del tempo disponibile verrebbero riservati agli argomenti indicati dal governo. Sui provvedimenti che gli stanno a cuore l’esecutivo avrebbe la pos­sibilità di chiedere «un termine ragionevolmente ravvicinato» per il voto finale. Inoltre il contingentamento dei tempi di discus­sione dovrebbe essere esteso a tutti i provvedimenti usciti da Palazzo Chigi. Come contro­partita, all’opposizione sarebbero riconosciute svariate garanzie: l’introduzione del «leader o portavoce dell’opposizione, al quale riservare una posizione privilegiata nei dibattiti», la pos­sibilità di disporre di 1/6 del calendario comples­sivo e di 2/3 del tempo nelle discus­sioni sui disegni di legge «accelerati» che invece stanno a cuore al governo. Non solo, lo schema messo a punto dai tecnici del Pdl vieta i maxiemendamenti (attraverso i quali il governo infila all’ultimo momento ciò che vuole in una legge) e introduce un inedito «comitato bicamerale per il controllo degli andamenti di finanza pubblica» in cui maggioranza e opposizione hanno lo stesso peso.Quanto alla proliferazione dei gruppi parlamentari, la sintonia con il Pd è diversa solo nel pre­vedere la registrazione di eventuali scis­sioni all’interno dei gruppi usciti dalle elezioni. Solo in tal caso, e «decorso un certo intervallo di tempo», è consentita la costituzione di componenti all’interno del gruppo misto. Basta comunque con il bengodi dei minigruppi, finora consentiti dalla benevolenza delle varie pre­sidenze di Camera e Senato, e per colpa dei quali si gonfia la spesa e si complica la gestione politica. A ogni gruppo spettano infatti notevoli privilegi: la partecipazione alle conferenze dei capigruppo dove viene fis­sato il calendario dei lavori (che diventano babeliche), la disponibilità di tempi nei dibattiti (che diventano lunghis­simi), la disponibilità di locali, personale e finanziamenti. Al Senato, per esempio, a ogni gruppo vengono mensilmente versati 3.350 euro a testa per i primi 10 iscritti, più 14 mila, sempre a testa, dall’undicesimo in poi.
Alla semplificazione contribuirà anche l’azione combinata delle severe soglie di sbarramento per i partiti non coalizzati (4 per cento alla Camera a livello nazionale, 8 al Senato in ciascuna regione) e la nuova filosofia del voto utile, ribadita da Berlusconi, da Veltroni e da Gianfranco Fini.
Gran parte del nanismo politico si deve alle formazioni centriste e a quelle della sinistra mas­simalista. Mentre in questo secondo caso a semplificare provvederà la nascita della Sinistra arcobaleno (Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica), a disboscare un centro ugualmente affollato (Udc, Udeur, Rosa bianca, demitiani) provvederanno le regole elettorali.
Andare alle elezioni da sola, per l’Udc che oggi vanta 54 parlamentari (36 deputati e 18 senatori) equivarrebbe nella migliore delle ipotesi a un dimezzamento. Con un risultato tra il 4 e il 5 per cento a Montecitorio si assicura tra 22 e 27 parlamentari (il calcolo è di circa 5,5 seggi per punto percentuale) che comunque non sarebbero determinanti, perché o Pdl o Pd incas­seranno grazie al pre­mio di maggioranza 340 seggi su 630.
Al Senato la soglia di sbarramento potrebbe essere superata in Sicilia, dove nel 2006 il partito di Pier Ferdinando Casini incassò il 9,6 per cento dei voti: risultato però difficilmente ripetibile alla luce dello scenario politico locale, con Totò Cuffaro governatore dimis­sionario e dunque depotenziato, il partito commis­sariato a Enna e Catania e l’accordo tra Pdl e Mpa di Raffaele Lombardo. Anche superando lo sbarramento, il risultato nell’isola sarebbe di due soli senatori.
La convergenza in un’unica lista degli altri spezzoni centristi, come la Rosa bianca che elettoralmente è un oggetto misterioso e l’Udeur mastelliana decimata dalle defezioni, potrebbe tutt’al più aggiungere deputati numericamente ininfluenti e qualche altro senatore. Pallottoliere alla mano, l’idea di Casini di costruire un terzo polo fa a pugni con un meccanismo che fa pesare la scelta degli elettori e non consente grandi manovre di Palazzo dopo il voto.
Un documento del servizio studi del Senato spiega gli effetti della legge sulla composizione di Palazzo Madama nel 2006: «Solo due competitori elettorali hanno ottenuto seggi: le due coalizioni, che hanno entrambe largamente superato in tutte le regioni la soglia di sbarramento del 20 per cento».
Cosa è accaduto a chi ha scelto di correre senza alleati? «Nes­suna delle 19 liste pre­sentatesi fuori coalizione ha superato in alcuna regione lo sbarramento dell’8 per cento». Niente Parlamento. Un tagliafuori micidiale, al punto che «su 33 liste pre­sentate, solo 12 hanno ottenuto seggi, pari circa a un terzo del totale». Non occorre uno scienziato della politica per capire che il pros­simo Parlamento rispetto al pre­cedente sarà una tabula rasa. Se ritorniamo al futuro e sostituiamo la parola coalizioni con partiti (Pdl e Pd), è chiara una cosa: l’appello al voto utile non è un escamotage propagandistico, è solo logica, matematica. E la riforma dei regolamenti, se le buone intenzioni saranno rispettate, regolerà i conti

© Panorama

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Balcani e memoria corta

Feb 22 2008 Published by Mario Sechi under Europa, Italia

Il dibattito che è in corso su questo blog sulla situazione in Kosovo è confortante: nella blogosfera ci sono persone che sanno discutere e conoscono i problemi. Meglio della politica che in queste ore sta offrendo uno spettacolo desolante.

Un fatto è sotto gli occhi di tutti: incoraggiare l’indipendenza del Kosovo senza avere un piano globale di contenimento delle spinte centrifughe è stata una sciocchezza di cui in queste ore si stanno rendendo conto tutte le diplomazie. La sortita della Rus­sia — che minaccia l’uso della forze se le truppe Nato non rispetteranno il mandato dell’Onu — è un prologo del caos pros­simo venturo: i Balcani sono sempre stati la polveriera d’Europa e l’Occidente sembra aver smarrito la memoria.

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Sale il prezzo del petrolio, si aggiunge legna al fuoco

Feb 19 2008 Published by Mario Sechi under Energia e Ambiente

Se il barile sale alle stelle, si prende la motosega. Dal New York Times, l’inarrestabile ritorno della stufa alimentata a legna.

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