PRESIDENZIALI USA/Le nuove regole della politica secondo Karl Rove
Da non perdere: le nuove regole del gioco nella campagna elettorale americana raccontate da Karl Rove sul Wall Street Journal: “The new rules of Politics”.
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Da non perdere: le nuove regole del gioco nella campagna elettorale americana raccontate da Karl Rove sul Wall Street Journal: “The new rules of Politics”.
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Franco Marini sarà l’esploratore di un “governo di scopo”, ennesima formula in cui si cela in realtà l’incapacità di decidere. Per fare cosa? La riforma elettorale, of course. E quindi ciò che non è riuscito in mesi di trattative dovrebbe saltar fuori dal cilindro di Marini. La cosa interessante è che le leggi solitamente le fa il Parlamento, non il governo e dunque costituzionalmente siamo in presenza di un organo esecutivo che dovrebbe occuparsi di quanto invece fa il legislativo. Confusione totale che ovviamente non ci sorprende. D’altronde in Italia si arriva alle conclusione logiche in ritardo e procedendo per arabeschi. Napolitano ha interpretato il suo ruolo come ci si attendeva: avviluppato dal grigiore e dal timore di dover sciogliere le Camere. E’ il tempo perduto, senza la tragica grandezza di Proust
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Desideri e realtà spesso non coincidono. Quando poi la formula viene applicata alla politica, il risultato è sempre imperfetto. Non ci stancheremo mai di dire che in politica 2+2 non fa mai 4 ma con un calcolo ottimistico può fare 3. Così è interessante confrontare i desideri espressi in un sondaggio di Repubblica.it e la realtà dei voti, delle alleanze e delle circoscrizioni. Secondo i risultati diffusi oggi da Ipr Marketing il Partito Democratico alle urne andrebbe meglio da solo. Interessante sintonia veltroniana. Peccato che leggendo un altro giornale, Il Sole 24Ore, la realtà sia un’altra: proiettando i risultati delle scorse elezioni politiche sul Pd, il quadro che emerge è che andando da solo prenderebbe una batosta devastante. L’idea di Veltroni poggia su basi talmente solide da essere suicida anche nelle regioni rosse. Ecco perchè Walter Veltroni, la sinistra e tutto l’establishment di questo sbrindellato Paese , non vogliono le elezioni e preferiscono un osceno papocchio. Non hanno alcun supremo interesse istituzionale — è una favoletta a cui credono pochi ingenui — hanno semplicemente paura del Cavaliere, la cui figura — piaccia o meno — quattordici anni dopo la “discesa in campo” continua ad essere — nell’immagine e nei fatti — quella dell’unico outsider possibile in un’Italia a una dimensione.
UPDATE 1. BERLUSCONI NON CEDE. Dopo un lunghissimo colloquio con il presidente della Repubblica, Silvio Berlusconi ha ribadito la linea di Forza Italia: “Un mandato esplorativo è inutile, le esplorazioni le sta già facendo Napolitano. Non c’è altra strada che il voto al più presto”.
UPDATE 2. CASINI FIUTA IL PERICOLO “COSA BIANCA” E FA SALTARE LO SCHEMA DEL QUIRINALE. La porta del governo istituzionale o di larghe intese si è sostanzialmente chiusa con la presa di posizione di Pierferdinando Casini. L’ex presidente della Camera rompe lo schema che il Quirinale aveva costruito per giustificare un incarico di un certo peso (“Il fatto è che quelli che non vogliono andare subito al voto sono la maggioranza, sia numerica che come peso politico”) e da Gerusalemme lancia il suo no definitivo : “Abbiamo lavorato per un atto di pacificazione tra le parti ma le disponibilità non sono maturate. Tanto vale non perdere ulteriore tempo e andare verso le elezioni anticipate”. La mossa di Casini blocca i progetti della Cosa Bianca — che ha bisogno di tempo per darsi una struttura e presentarsi al voto — che dentro l’Udc vedono in Mario Baccini e Bruno Tabacci i cavalli di Troia del progetto portato avanti dall’ex segretario della Cisl Savino Pezzotta e dal professor Pellegrino Capaldo. Un partito mobile, potenzialmente antagonista dell’Udc al centro che, nel caso (remoto) di una riforma elettorale alla tedesca, diventerebbe determinante per ogni maggioranza. Fiutato il pericolo “Cosa Bianca” e chiusi gli spazi di manovra, Casini blinda l’alleanza del centrodestra e lascia al Presidente Giorgio Napolitano solo due vie possibili: lo scioglimento delle Camere (e in questo caso Prodi resta in carico per il disbrigo dell’ordinaria amministrazione) o un incarico esplorativo per saggiare ulteriormente il terreno. La terza possibilità , quello di affidare un mandato pieno per la formazione di un governo che chieda la fiducia in Parlamento, sarebbe una vera e propria incursione nel campo dell’avventura istituzionale. In questo contesto politico, sarebbe certamente un’interpretazione estensiva, una forzatura, dei poteri del Quirinale.
ULTIMISSIME. Financial Times e Wall Street Journal rivelano che Eurex nel 2005 aveva messo in guardia SocGen sui rischi degli investimenti in derivati. L’operato di Kerviel dunque era noto da molto tempo, la posizione dei vertici di SocGen è diventata insostenibile e Sarkozy chiede che si facciano da parte.
Qui urge l’aiuto di Phastidio, perchè il proprietario di questo blog sulla materia finanziaria è una semplice vedetta e dal suo piccolo avamposto guarda con un certo divertimento ai contorcimenti del ghota finanziario francese, perchè egli pensa che alla SocGen abbiano qualcosa da buttare lestamente (con il tacco della scarpa, mentre sorseggiano champagne) sotto il tappeto rosso.
Possibile che un trader di 31 anni — non il top manager della banca — riesca ad accumulare posizioni lunghe sui futures azionari per 50 miliardi di euro e nessuno se ne accorga? Possibile liquidare quasi 5 miliardi di euro di perdite e poi, come si se trattasse di noccioline, sul banco degli imputati finisce solo una sagoma più simile a uno sfigato ectoplasma che a Gordon Gekko?
Se questo è possibile, allora quella è una banca alla quale il sottoscritto non affiderebbe un nichelino. Se invece, come si pensa da queste parti, sotto il tappeto c’è molto altro, allora torniamo nel regno del possibile e il nichelino comunque ce lo teniamo in tasca.
UPDATE 1. Sul Wall Street Journal Europe la storia del Delta One desk, il posto al settimo piano dove operava l’uomo invisibile che ha mandato a carte quarantotto i conti di SocGen.
UPDATE 2. Sul Financial Times un commento illuminante sullo stile di SocGen e i suoi guai che non sono soltanto frutto del trader invisibile: “Kerviel is just a part of a global rogues’ gallery”
Obama stravince (51%) le primarie nel South Carolina. La Clinton è seconda con il 34%. Edwards, che giocava in casa, ottiene il 20%.
La corsa alle presidenziali in casa democratica è aperta più che mai. Il Super Martedì si annuncia come una corsa serrata per la nomination alla presidential race.

Su Panorama in edicola e online, un mio articolo che anticipa alcuni punti del programma economico del centrodestra: “Urne in vista, così il Polo farà più economia”.
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Il Senato ha chiuso la partita del governo Prodi (161 no contro 156 sì). Senza fiducia, senza maggioranza politica, con il Pd in preda a una crisi di nervi (e di leader) si è aperta una campagna elettorale che porterà uno tsunami politico senza precedenti.
La regia ora passa alla Presidenza della Repubblica. Napolitano vuole una nuova legge elettorale, Prodi con la sua scelta di arrivare allo show down in Senato ha tagliato i ponti su questo passaggio. Nel frattempo, dopo la maggioranza, si imploderà anche il Partito Democratico e il suo becchino sarà Prodi.