PANORAMA/Manovre per fare Centro
di Mario SechiÂ
Alcide De Gasperi oggi non sarebbe un leader». Sentenza di Pellegrino Capaldo, come dire la parola definitiva di un vero saggio della vecchia Dc. È il titolo di una scena che prosegue idealmente in un siparietto di Palazzo Madama. Conciliabolo consumato da un trio di senatori. «Noi sul predellino ci siamo già saliti… voi siete davvero sicuri di volerlo fare?». Gaetano Quagliariello ottiene da Enzo Bianco e Giannicola Sinisi la risposta di due bocche incantate, niente di più. Il predellino berlusconiano è già la misura più alta della politica, metafora del big bang che sta disfacendo e rifacendo non solo le regole (legge elettorale) ma anche partiti e coalizioni. Silvio Berlusconi ha sparecchiato la tavola della Cdl perché era inutile imbandirla per «un ectoplasma». Il ristorante delle libertà chiude, s’apre la mensa nel loft del Pd veltroniano, in centro cerca casa un nuovo partito neodc e, alla fine della fiera, da qualche parte a destra spunterà una sartoria. Perché dove ci sono gli strappi spuntano sempre buoni o brutti rammendi e anche gli scampoli possono tornare utili per fare un vestito.
Il Cavaliere d’altronde ha davanti a sé una bella fatica: tenere insieme Forza Italia («che non si scioglie»), costruire il nuovo Partito del popolo della libertà («sarà un partito rete») e giocare la mano decisiva sulla riforma della legge elettorale.
La mensa nel loft
L’incontro tra Berlusconi e Walter Veltroni è stato preparato nei dettagli: sul tavolo del leader di Forza Italia c’è l’analisi della proposta di riscrittura della legge elettorale fatta dal numero uno del Partito democratico, un’ipotesi di revisione dei regolamenti parlamentari e il punto sulle riforme costituzionali. L’obiettivo è arrivare a un sistema proporzionale semplice per il cittadino (una sola scheda, un solo voto, un solo turno di votazione), con uno sbarramento alto, favorevole ai due partiti maggiori, che faciliti le aggregazioni tra forze omogenee e preveda liste corte per evitare le preferenze.
Semplice a dirsi, perché la praticaccia della politica è un’altra cosa. E infatti l’analisi degli sherpa del Cavaliere rivela che Walter non vuole il sistema tedesco, ma il Veltronellum: un fritto misto dove c’è un po’ di tedesco, un po’ di spagnolo e perfino un po’ di Mattarellum.
La nitroglicerina elettorale è da maneggiarsi con cura, da essa dipendono una serie di partite che si stanno giocando sulla scacchiera politica. Nonostante i molti se e l’ombra di un probabile referendum, lo scenario dei due partiti maggiori, Pd e Forza Italia-Pdl che lottano per la supremazia e poi fanno le alleanze con i satelliti, è quello a cui guardano in tanti. Massimo interesse per una parola d’ordine: mani libere.
La corsa al centro
Chi spera in un accordo liberatorio? I centristi tutti, quelli che albergano a destra e a sinistra. Perché il sistema può reggersi su due gambe, ma se una va all’opposizione, a quella che resta al governo per camminare serve un grosso aiuto. Stampella cercasi. Dietro le quinte della politica italiana dunque, all’ombra del «Veltrusconi» sono cominciate in grande stile le manovre per il nuovo-vecchio Klondike italiano: la «corsa al centro». Gara che vede l’Udc di Pier Ferdinando Casini in pista, naturalmente, ma con più di un concorrente di peso ai blocchi di partenza. Vedere alla voce Savino Pezzotta, ex leader della Cisl che, con il professor Pellegrino Capaldo e un manipolo di altri esploratori del mare magnum del centrismo nostrano, ha aperto con gran clamore la serranda dell’Officina 2007.
Giurano tutti che si tratta soltanto di un movimento e niente più. Però se poi si fanno quattro «ragionamenti» (parola demitiana) con Capaldo lo scenario passa rapidamente dalla teoria alla prassi. «Siamo soltanto un movimento e stiamo lavorando sulle cose da fare, sulle idee che servono al Paese, e sono sorpreso proprio perché se ne parla poco» dice Capaldo a Panorama.
Se chiedete al professore in quale punto della mappa politica si piazzerà Officina 2007 e quali saranno i suoi alleati, la risposta è di una vaghezza da poter essere fonte di chiarezza: «Ammesso che il movimento diventi un partito, non sappiamo oggi con chi staremo perché siamo di fronte a due fatti nuovi: la nascita del Pd di Veltroni e il Berlusconi da solo, quest’ultimo inoltre potrebbe essere molto diverso dal precedente e sorprendere tutti». Barra al centro, alleati di se stessi. Economista, uomo perfetto per le grandi traversate nel sempreverde mondo della ex Balena bianca, Capaldo non nasconde affatto l’interesse che c’è per Officina 2007 da parte di politici di tutti gli schieramenti. Gerardo Bianco, Enzo Carra, Mario Baccini, Bruno Tabacci, Antonio Di Pietro, sono interlocutori del movimento «che ha già raccolto migliaia di adesioni» da parte di cittadini comuni. Poi ci sono i politici, uomini delusi dalla Margherita per l’approdo nel Pd, e i centristi che guardano oltre il partito costruito solo intorno al leader Casini. Personalizzazione esasperata della politica che fa dire a Capaldo: «Oggi De Gasperi non sarebbe un leader». Critica con un sorriso, ma ammissione nello stesso tempo che un personaggio forte per catturare il consenso è necessario.
Savino Pezzotta è quello giusto? Di certo è la sintesi dell’incontro avvenuto a maggio con Capaldo, quello che poi ha prodotto Officina 2007. Il primo è re Luigi XIII, il secondo è il cardinale Richelieu. «Io a candidarmi non ci penso minimamente, mi interessa la sfida culturale» assicura Capaldo. C’è da credergli, perché il professore ama il low profile e detesta chi non riesce a passare «dalla denuncia alla proposta». E la proposta dov’è? Si vedrà presto, perché nell’Officina si sente un certo clangore: si lavora a uno schedario dei problemi del Paese che poi diventerà un inventario. Non un cahier de doleance, ma la soluzione chiavi in mano dei problemi. Se non è un partito, certamente gli assomiglia molto.
Sartoria di Palazzo Valentini
Se nei palazzi dell’Urbe si lavora al centro e ai piani alti dell’opposizione volano i colpi di clava, negli scantinati del centrodestra si tenta di non mandare in frantumi l’alleanza anche a livello locale. Divisi non si vince e un obiettivo si sta affacciando veloce al periscopio: la Provincia di Roma.
Conquistata nel 2003 dalla sinistra capitanata da Enrico Gasbarra con un clamoroso ko al presidente uscente di An Silvano Moffa, potrebbe ritornare al centrodestra. Palazzo Valentini è da sempre un test significativo, anticipatore del trend nazionale. Moffa vinse contro Pasquilina Napoletano nel 1998 e poi nel 2001 il centrodestra tornò a Palazzo Chigi. Nel 2003 però Moffa non fece il bis, arrivò l’ex sbardelliano Gasbarra e cominciarono i dolori nel centrodestra: An se la legò al dito pensando a uno scarso impegno di Forza Italia nelle elezioni, imbarcò l’Udc inaugurando la stagione del subgoverno che poi poi portò dritto alla sconfitta il governo Berlusconi nel 2006.
La disfida per Palazzo Valentini dunque ha un peso e un significato. Vi sarebbe un candidato comune, il deputato Udc Luciano Ciocchetti, ma dopo la tempesta tra i leader dell’ex Cdl la cabina di regia che vede alla macchina Francesco Giro (Fi), Mario Baccini (Udc) e Gianni Alemanno (An) ha fermato le riprese. Si vota ad aprile, non c’è molto tempo per fare altri ciak.
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