Archive for September, 2007

FINANZIARIA/Demagogia contabile

Sep 30 2007 Published by Mario Sechi under Italia

Il governo ha varato una Finanziaria colpita e scolpita dall’antipolitica. Colpita e affondata nelle parti che avrebbero potuto renderla credibile (welfare e pensioni), scolpita e sfregiata da una serie di annunci (sui costi della politica) che niente hanno a che fare con lo sviluppo, le tasse, l’economia.
Partiamo da quest’ultimo punto per poi risalire alla questione fiscale. È surreale vedere un governo che detiene il record storico di ministri e sottosegretari (siamo a quota cento) chiedere alle Camere una riduzione dei parlamentari. Per far questo, l’esecutivo deve farsi promotore di una riforma costituzionale il cui percorso è lungo e incerto. Nell’immediato non accadrà nulla. Se il governo Prodi voleva dare un segnale rapido, poteva ridurre il numero di ministri e sottosegretari che lo compongono. Si può fare subito, ma ha un costo politico che il centrosinistra non vuol pagare.
Nella scorsa legislatura il centrodestra aveva portato a compimento una riforma costituzionale che superava il bicameralismo perfetto, rafforzava i poteri del premier, eliminava il gigantesco contenzioso tra Stato e Regioni, tagliava il numero dei parlamentari. Quella riforma però il centrosinistra ha preferito affondarla con una campagna referendaria che non era nel merito della legge, ma propaganda. Come quella sul «sollievo per i ceti deboli»: centocinquanta euro di bonus natalizio per i poveri sono una presa in giro, pari alla stratosferica cifra di 0,41 euro al giorno. Ci sarebbe voluto altro, per «dare sollievo» ai contribuenti e sostenere l’economia in una fase di incertezza. Per esempio, aiutare le famiglie reintroducendo gli sgravi per i figli a carico.
Sulla questione fiscale non è stato fatto niente, tanto che il record di pressione (43,1 per cento nel 2007), se diamo per buone stime del governo nel 2008 calerà di un misero 0,1 per cento. Sulle imprese, il taglio dell’Ires è compensato dall’allargamento della base imponibile, dunque la partita è a somma zero. L’applicazione del protocollo sulle pensioni e il welfare – annunciato per la fine di marzo e siglato in luglio – non ha visto la luce. Non è un buon segnale per il governo, talmente debole da dover attendere l’esito del referendum nelle fabbriche e fra i pensionati per accendere (forse) il semaforo verde. Per frenare la sinistra estrema Prodi ha bisogno del sindacato, ma potrebbe non bastare perché Rifondazione e soci sono sul piede di guerra. L’unico motivo per cui alla fine qualcosa passerà è che se non si fa niente, il 1° gennaio entrerà in vigore lo scalone della riforma Maroni.
Dunque, è una Finanziaria non leggera – come dice Prodi – ma debole. Non di rilancio ma elettorale, come provano le micromisure di cui è farcita. Non sociale ma pauperista, come dimostra il bonus di Natale.
È la Finanziaria che purtroppo ci aspettavamo.

© Società Europea di Edizioni Spa – Il Giornale.

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LA CASA BIANCA ALLA BIRMANIA: BASTA VIOLENZA CONTRO LE PROTESTE PACIFICHE

Sep 27 2007 Published by Mario Sechi under Asia

La Casa Bianca ha intimato alla giunta militare della Birmania di «fermare la violenza contro le proteste pacifiche subito».

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MORIRE PER KABUL/Il tormentone della ritirata

Sep 25 2007 Published by Mario Sechi under Italia, Medio Oriente, War on Terror

Il sette ottobre prossimo saranno trascorsi sei anni dall’operazione Enduring Freedom in Afghanistan e l’interrogativo che lacera la sinistra italiana è sempre lo stesso: «morire per Kabul?». Si potrebbe pensare che siamo di fronte a un tema nobile del pacifismo, in realtà qui c’è la naturale prosecuzione del «morire per Danzica» che agitò le buone coscienze nell’incombere della Seconda Guerra mondiale. Come allora, dietro la retorica si nascondono scetticismo e cinismo.
Il primo è figlio della scarsa fiducia negli strumenti a disposizione delle democrazie per comporre i conflitti (diplomazia e guerra, nelle loro varie sfumature), il secondo è l’idea di chi pensa che quella stessa democrazia sulla quale è adagiato da cinquant’anni non sia una conquista che si possa estendere a tutti.
Nella politica estera del governo questa visione del mondo è dominante e i suoi effetti sono ad ampio raggio. Il rapimento degli agenti del Sismi e il blitz delle forze speciali anglo-italiane per liberarli non si sottrae a questa interpretazione della realtà, resa ancor più radicale dalla presenza nell’esecutivo di forze politiche ostili agli Stati Uniti e alla Nato.
Il pacifismo all’italiana pretende nella sua versione moderata di avere un piede nell’Alleanza Atlantica e l’altro piede libero di scalciarla, mentre in quella estremista postula l’isolamento del nostro Paese dai forum della comunità internazionale.
L’operazione per liberare i militari del Sismi dimostra invece che senza alleati non si va da nessuna parte: né a fare la guerra né tantomeno a costruire la pace dove c’è la guerra. Rivela le debolezze della nostra diplomazia: prima del blitz, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema aveva chiesto la mediazione dell’Iran, cioè del Paese che fornisce armi ai talebani – leggere il Washington Post del 16 settembre – della zona di Farah, dove operano gli italiani. L’intervento in Afghanistan è una diretta conseguenza dell’attacco dell’11 settembre 2001, è figlio della nostra adesione alla Nato, è l’applicazione dell’articolo 5 del trattato del Nord Atlantico, è una missione autorizzata dalle Nazioni Unite, è un dovere del Paese nei confronti della comunità internazionale. Chiedere il ritiro delle nostre truppe significa mancare a quel dovere. Prodi non può ignorare la frattura all’interno della sua coalizione: il Pdci chiede il ritiro, Rifondazione comunista prende le distanze dal blitz («era meglio trattare») e dalla Nato («occorre rivedere le strategie»), così pure i Verdi («i blitz non siano la regola»).
Non è in discussione un aspetto particolare della diplomazia, ma l’architrave della nostra politica estera, quella che ci lega fin dal Dopoguerra all’Occidente. Per questo quando un partito di governo esprime posizioni così radicali, è più che legittimo – anzi doveroso – che l’opposizione chieda la verifica della maggioranza in Parlamento.

 © Società Europea di Edizioni Spa – Il Giornale

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AFGHANISTAN/E adesso?

Sep 24 2007 Published by Mario Sechi under Italia, War on Terror

E adesso? I due soldati italiani rapiti in Afghanistan sono stati liberati grazie a un blitz congiunto italo-britannico. I reparti speciali hanno ucciso numerosi sequestratori, i due soldati sono rimasti feriti, uno in modo grave. Comunque vada (e noi speriamo vada bene per la vita dei nostri soldati) il blitz è stato un successo. Resta un problema, tutto politico e tutto nel campo di quel centrosinistra che pensa non valga la pena morire per Kabul: e adesso? Che si fa adesso che abbiamo scoperto che le nostre truppe sanno pure fare la guerra?

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CASO VISCO/Ora il processo torni in Parlamento

Sep 22 2007 Published by Mario Sechi under Italia

Il caso Visco non è chiuso. La Procura di Roma non potendo rinviare a giudizio il viceministro dell’Economia, l’ha messo dietro la lavagna certificando una cattiva condotta che se non vale niente in un’aula di tribunale, vale moltissimo in quella parlamentare.
La storia delle pressioni esercitate sulla Guardia di Finanza è infatti un caso esemplare di dispotismo che non abbiamo mai immaginato potesse essere ridotto a pura questione da polveroso faldone giudiziario.

In un Paese che sta perdendo drammaticamente fiducia nella politica, la permanenza di Visco al governo è uno spettacolo che la maggioranza potrebbe e dovrebbe evitare. Per gli italiani e per la futura sopravvivenza del centrosinistra come entità politica e non come sottoprodotto del caos.
Al Giornale non siamo né giacobini né alfieri dell’antipolitica, pensiamo semplicemente che per salvare la buona politica occorrano rapidi atti concreti, guidati dalla bussola della serietà e della sobrietà.
Un uomo di governo che «con la bava alla bocca» minaccia il comandante generale delle Fiamme Gialle chiedendo il trasferimento dei finanzieri che indagano su Unipol – per motivi che secondo i magistrati «restano oscuri» – non solo non può riavere le deleghe sulla Guardia di Finanza, ma non può neppure continuare a stare al suo posto.
Il silenzio del centrosinistra sulla vicenda fa supporre che invece si voglia procedere in ben altro modo e, francamente, a noi sembra una scelta suicida per almeno tre motivi:

1. Perdonato Visco, diventa perdonabile qualsiasi altra pessima condotta di un qualunque componente del governo.

2. Il viceministro Visco è un’anatra zoppa, perché senza la delega sulla Guardia di Finanza non può usare lo strumento principale per la lotta all’evasione.

3. La maggioranza espone l’intero governo alla gogna dell’antipolitica e con la piena «assoluzione» di Visco fornisce argomenti molto pesanti a chi riempie le piazze urlando che «bisogna distruggere i partiti».

Il centrosinistra sta tragicamente confondendo l’istinto di autoconservazione con la conservazione del potere. Il problema è che così facendo si trasforma da grande malato a untore e rischia di contagiare tutto il sistema. Per queste ragioni il caso Visco non può considerarsi chiuso e l’opposizione dovrebbe stendere un cordone sanitario per non farsi contagiare e per cercare di curare il grande malato.

Si dice che «se salta Visco, salta il governo», ma in gioco c’è di più: la dignità della politica.
Una vicenda come questa merita non solo un altro dibattito parlamentare, ma la presentazione di una mozione di sfiducia individuale. Si restituisca lo scettro alle Camere, siano i parlamentari a giudicare quel comportamento così poco onorevole. Lo assolvano o lo condannino, con chiarezza, assumendosi le proprie responsabilità di fronte agli elettori.

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KABUL: ATTACCO SUICIDA, UCCISO UN SOLDATO FRANCESE

Sep 21 2007 Published by Mario Sechi under Medio Oriente

Afghanistan: attacco a convoglio francese, ucciso un soldato delle forze Nato.

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ISRAELE: GAZA E’ UN’ENTITA’ NEMICA

Sep 19 2007 Published by Mario Sechi under Medio Oriente

Il gabinetto di sicurezza israeliano ha dichiarato oggi la Striscia di Gaza «entità nemica». Lo ha riferito la radio israeliana. Israele potrà ora tagliare le forniture di energia, acqua e carburante al territorio palestinese.(via Apcom)

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