A proposito di agenzie di rating
Ribadiamo il concetto: da queste parti non siamo specialisti, non ci facciamo ammaliare dai cosiddetti “tecnici” (osservare Tps al ministero dell’Economia per capire di cosa parliamo), siamo persone semplici alle quali piace osservare e leggere qua e là.
A proposito delle agenzie di rating, dalla nostra piccola libreria abbiamo riesumato un volume che in queste ore potrebbe interessare qualche volenteroso: si intitola “The new masters of capital”, l’ha scritto nel 2005 per la collana di politica economica della Cornell University un professore di nome Timothy J. Sinclair, è l’unico libro che analizza in maniera completa quel mondo misterioso - sarebbe meglio forse dire “opaco” - messo in piedi dalle agenzie di rating. L’abbiamo letto due anni orsono e non è stato inutile.
Si apre con una citazione di Thomas L. Friedman:
Viviamo ancora in un mondo con due superpotenze. Ci sono gli Stati Uniti e c’è Moody’s. Gli Stati Uniti possono distruggere un paese spianandolo con le sue bombe. Moody’s può distruggere un Paese con il downgrading dei suoi bond.
Il resto potete leggerlo acquistando il libro (su Amazon c’è una preview per chi vuole ponderare meglio l’acquisto).











Good morning, Moody’s
di Mario Seminerio
Chris Mahoney, vicepresidente di Moody’s ha dichiarato, nel corso di una conferenza telefonica, di temere un default di fondi hedge di portata comparabile a quello che nel 1998 colpì Long Term Capital Management, “il f…
Anonymous
17 Aug 07 at 15:30
Caro Mario, la mia competenza in materia economica (circoscritta alle nozioni di matematica finanziaria necessarie per affrontare problemi di estimo civile) mi mette appena in condizione di promuovere il liberismo come meglio mi riesce, quando mi capita di affrontare simili questioni sul blog.
Eppure - perdonami l’uscita dal seminato - le ragioni profonde della crisi finanziaria di questi giorni, che tu e Phastidio individuate nell’acritico utilizzo dei modelli computazionali specifici, rinviano a un tema di dibattito che riguarda gran parte delle professioni scientifiche. Da ingegnere, ti posso assicurare che il dilagante impiego di strumenti di calcolo automatici (tanto sofisticati quanto poco conosciuti nelle loro strutture concettuali) è una consuetudine assai radicata anche al di fuori del circuito finanziario. Nel futuro si parlerà sempre più spesso di come l’informatica di massa abbia un “lato oscuro” nell’incentivare l’assunzione di bassissimi profili professionali, con risultati assai prossimi alla metafora del crollo ad accomunare tutti gli ambiti conoscitivi coinvolti nel discorso.
Ismael
17 Aug 07 at 18:40
Ismael: molto interessante. Forse val la pena approfondire la questione sul blog. Anche io penso che siamo arrivati alla frutta: mi viene in mente la storia di una guerra in cui tutti i computer vanno in tilt, niente hardware, niente software, niente libri. Improvvisamente tra le potenze in lotta prevale quella che ha nelle sue fila l’unico uomo che conosce ancora a memoria le tabelline: quell’uomo è l’arma che assicura a quella potenza una enorme capacità di calcolo
Mario Sechi
18 Aug 07 at 00:20