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IL NON DETTO DELLA VISITA DI BUSH A ROMA/I nodi con Washington
Categories: America, Italia

34856-ico.gif Il bilancio del viaggio del presidente George W. Bush a Roma va fatto pesando soprattutto il non detto che costituisce gran parte del problema diplomatico in corso tra Stati Uniti e Italia. Non si può non notare la differenza tra la forza impressa dalla Casa Bianca all’agenda politica durante il G8 di Rostock, le tappe in Albania e Bulgaria e la giornata romana tutta in chiave «minimalista», dove si è rimasti entro i confini del bon ton diplomatico e si sono accuratamente evitati i «dossier caldi» dei due Paesi.

Scudo spaziale

Nessun cenno ufficiale, ma c’è e ci sarà molto dietro le quinte. Il progetto chiamato National Missile Defence infatti va avanti e se è vero che Putin ha offerto agli Stati Uniti di posizionare i missili in Azerbaijan, è altrettanto vero che il Pentagono resta dell’idea di piazzare le basi nella Repubblica Ceca (che ieri ha detto no alla richiesta di Mosca di congelare il negoziato) e in Polonia. Massimo D’Alema – sbagliando, come spesso gli capita, tempi e modi dell’intervento – ha accusato l’iniziativa della Casa Bianca di essere «irrituale e fonte di un certo turbamento», ma sa bene che i negoziati di fatto riguardano anche il nostro Paese. Il capo dell’agenzia missilistica Usa, il generale Henry A. «Trey» Obering, ha confermato che lo scudo stellare «coprirà tutta l’Italia» e pochi ricordano che esiste un’intesa tra Stati Uniti-Germania-Italia, per produrre il successore del sistema Patriot, il sistema anti-missile Meads. Resta da capire come gli Stati Uniti intendano coprire l’area del Mediterraneo e, probabilmente, si aprirà una discussione in sede Nato sull’installazione di una base in un’area che va dal Sud Italia alla Turchia (non a caso proposta da Putin come sede alternativa all’Est Europa). Roma su questo punto finora non si è pronunciata ed è chiaro il perché: l’ala sinistra della maggioranza sarebbe pronta a lasciare il governo in caso di accordo con gli Usa.

Intelligence e giustizia

Buio fitto in sede ufficiale, ma gli incontri di John Negroponte – numero due del Dipartimento di Stato, ex zar dell’intelligence americana – con il ministro della Giustizia Clemente Mastella e il viceministro all’Interno Marco Minniti, non sono di routine. Le competenze e il talento diplomatico di Negroponte su temi come terrorismo e collaborazione tra agenzie di intelligence sono note, come noti sono i problemi in questo settore tra Stati Uniti e Italia. Le falle del sistema giudiziario italiano sono parecchie, gli Usa più volte hanno espresso disappunto e incredulità per la scarcerazione di terroristi, il sistema delle espulsioni che non funziona, lo scambio di dati sensibili che non è ancora ottimale. Per non parlare del caso Abu Omar, delle extraordinary renditions della Cia e del caso Calipari.

Basi militari

Gli Stati Uniti hanno annunciato tempo fa – con non pochi dubbi – il ritiro dalla base navale di Santo Stefano, nell’arcipelago de La Maddalena, in Sardegna. Ma contemporaneamente hanno fatto sapere di non voler rinunciare all’ampliamento della base militare dal Molin, a Vicenza. Dossier spinoso per il governo Prodi. Il caso ufficialmente sembra chiuso – e il presidente del Consiglio ha detto che «di Vicenza non si è parlato» – ma i problemi con la popolazione locale e la sinistra sono più che mai aperti.

Afghanistan

Le parole ufficiali del presidente Usa sono di «ringraziamento» per le missioni italiane in Libano e in Afghanistan, ma sia la Nato che il Pentagono hanno sempre chiesto più impegno a quei Paesi – compresa l’Italia – che contro i talebani non vogliono combattere. La richiesta americana di cambiare le regole di ingaggio per le nostre truppe resta, la risposta di Roma finora è stata un no secco e la fiducia mostrata dai diplomatici americani per un «passo avanti dell’Italia» su questo tema è destinata a scontrarsi con le dissidenze dei pacifisti al Senato: mission impossible.

© Società Europea di Edizioni Spa – Il Giornale.

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4 Comments to “IL NON DETTO DELLA VISITA DI BUSH A ROMA/I nodi con Washington”

  1. antonio says:

    Per quanto riguarda lo scudo spaziale mi sembra che sia passata, almeno in teoria, la linea Putin e quindi non si dovrebbe procedere all’installazione in Polonia e Rep. Ceca.

  2. Alieno says:

    E’ inaudito che il ns. Paese sia “ostaggio” di una parte più modesta della popolazione, di una rappresentazione partitica o di corrente più piccola. Non c’è bisogno di un referendum per capire: se questa sinistra massimalista rappresentata da partiti ambigui, antiatlantisti e antioccidentali, da correnti frustrate dalla caduta del sogno distrutto della rivoluzione comunista e pronti a schierarsi anche con il terrorismo fanatico che è, per definizione, inconciliabile con la stessa ideologia comunista, ma pur di tifare contro i vecchi nemici (manco fosse un derby di calcio, che tristezza..), se questa sinistra non ha la capacità di rappresentare il Paese nè il governo in maniera autonoma ed è costretta a scegliere tra le minacce e le defezioni, allora è palese che questa parte non rappresenta il Paese. Perchè dunque siamo ostaggio? Responsabilità di questo Governo, nato portando in sè il germe dell’inevitabile fallimento e ipocrisia. Ma anche responsabilità del cdx, incapace di acquisire una coscienza politica fatta anche di rappresentazione popolare (pacifica certo) imparando dalla sinistra che ha monopolizzato la Piazza come fosse cosa sua.
    La sinistra ha ben rappresentato (anche con pagine vergognose di violenza) come opporsi alla politica governativa, alla messa in pratica delle leggi emendate (boicottandole nei Comuni, Provincie, Regioni, Scuole e Università). In questa situazione vergognosa dove si permette che all’Aquila sfilino impuniti pro-Br, esaltando l’illegalità e la concezione dell’ANTI-STATO, insultando chi compie il proprio dovere rappresentandolo ogni giorno a rischio della propria vita, garantendo il cittadino nella sicurezza e nelle garanzie di diritti democratici, umiliando i parenti delle vittime di quelle forze di polizia e Carabinieri che hanno sacrificato la vita… Non si può aspettare il permesse di un Presidente della Repubblica che ha già ampiamente dimostrato la sua faziosità e l’incapacità di essere garante di tutti gli italiani, ma solo di una parte.
    Bisogna scendere in Piazza. Bisogna spronare a mettere da perte i personalismi, non aspettando l’input dall’alto, ma facendolo venire dalla base. Bisogna scendere in Piazza, nel modo pacifico, normale e civile che contraddistingue il popolo di cdx e obbligare Quirinale e Parlamento a prendere coscienza che c’è un popolo ben più numeroso di cui tener conto di disgraziati filo br, filoterroristi, anti-Stato, antidemocratici e massimalisti. Rifiuto la violenza, ma questo non deve essere limitazione della capacità espressiva e dell’impegno politico che viene dal basso. Bisogna imparare questo dalla cultura e tradizione della sinistra, togliendo però quelle contraddizioni (tipo finto-pacifismo che manifesta violenza poi contro le forze dell’ordine e altro) e quella violenza incivile che si porta dietro e che per fortuna non sembra far parte del popolo liberale, profondamente democratico, con un senso civico superiore.
    Alieno

  3. Anna says:

    In effetti, quella del Meads è una storia dimenticata, ma molto interessante.

    Tra scudo, Meads, e Joint strike fighter (senza toccare il capitolo basi) c’è davvero un sacco di carne al fuoco per quel che riguarda la cooperazione militare Usa-Italia.
    Quasi tutti accordi bilaterali, come quelli di Polonia e Repubblica ceca…

  4. Mario Sechi says:

    Antonio: sullo scudo spaziale la proposta russa è di fatto congelata. Il negoziato Usa-Repubblica Ceca-Polonia va avanti.

    Alieno: intervento un po’ lunghetto ;)

    Anna: complimenti per la conoscenza dei problemi. E’ roba difficile da maneggiare e tu lo fai con grande mestiere. Brava.