CASO VISCO/Fini: Napolitano non può dire che non è sua competenza
Come era facile intuire, la nota del Quirinale sul caso Visco è diventata un boomerang. Non è azzeccata nè sul piano politico nè su quello giuridico e ora il Presidente della Repubblica, a nostro modesto avviso, è nel bel mezzo di una bufera perchè, per eccesso di prudenza, il suo atteggiamento rischia di essere interpretato non come “neutralismo” (cosa che per noi non è mai esistita in nessun caso) ma come una presa di posizione, una scelta di campo in favore di una parte politica. Alla luce del caso Visco, ci permettiamo di aggiungere che per soprammercato è anche la parte sbagliata e, trattandosi della destituzione senza motivo del comandante generale della Guardia di Finanza ad opera di un governo senza maggioranza, sarebbe stato meglio per il Colle procedere con estrema attenzione. Invece no. Il Presidente della Repubblica ha lasciato che il suo ruolo di Capo delle Forze Armate venisse archiviato per lasciar posto a una realpolitik che al Quirinale funziona quando si tratta di ordinaria amministrazione, ma non nel caso Visco, che è serio, grave, una pagina nera della storia delle Istituzioni.
Se il Presidente della Repubblica non trova di meglio che dire al mondo che la questione non è di sua competenza, allora dal Quirinale forse dovrebbero interrogarsi sulle “esternazioni” che giungono dal Colle senza risparmio e si occupano di ogni materia dello scibile.
Andiamo a leggere sul sito del Quirinale di cosa si è occupato Napolitano negli ultimi 30 giorni. Dal 30 aprile ad oggi ha tenuto circa dieci discorsi, passando dalle celebrazioni per Antonio Gramsci, all’incontro con la delegazione della Nazionale Cantanti. E’ intervenuto alla conferenza sulla famiglia organizzata da Rosy Bindi a Firenze, ha commemorato Luigi Calabresi e ha ricordato la piaga del terrorismo, si è occupato di politica e antipolitica, di costi e tagli alla politica, ha salutato i partecipanti al convegno “Viva l’Africa Viva” e incoraggiato gli studenti vincitori del concorso “L’Europa alla lavagna”, si è occupato con una vibrante protesta di morti bianche, ha parlato di indulto a Rebibbia e non ha tralasciato di denunciare lo scandalo della “monnezza” a Napoli.
Ha parlato e si è occupato di tutto, e lo ha fatto senza guardare per il sottile ai poteri che gli attribuisce l’articolo 87 della Costituzione. Noi pensiamo che debba dare un’occhiatina anche al caso Visco e non come concessione a qualcuno, ma come diritto-dovere del Presidente della Repubblica, capo delle Forze Armate e numero uno del Consiglio Supremo di Difesa. Se un politico serio e avveduto come Gianfranco Fini lascia da parte la diplomazia felpata che spesso si usa nei confronti del Colle e parla con un linguaggio franco e schietto affermando che Napolitano nel caso delle pressioni sulle Fiamme Gialle, “non può dire che non è di sua competenza”, allora significa che il Quirinale ha commesso un serio errore di valutazione e deve correre ai ripari.
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