
Il presidente George W. Bush, nell’annunciare il suo veto alla legge del Congresso degli Stati Uniti che chiede la fine delle operazioni di combattimento in Iraq entro marzo 2008 (e il conseguente ritiro di una parte consistente delle truppe) fa riferimento agli sforzi e ai progressi reali (non ci sono soltanto roadside bombs e attacchi suicidi) che non si vedono sui giornali ma esistono. Ebbene, Bush nel suo discorso cita… i bloggers.
Si tratta di un passaggio inusuale che è un po’ il segno dei tempi. Del tempo scaduto per il sistema dei mainstream media che continua a pensare di avere il monopolio dell’informazione, dell’attendibilità e della verità . Eccolo:
The missions I described are only the opening salvos in what is going to be a sustained effort. Yet, the Iraqi people are beginning to say — see positive changes. I want to share with you how two Iraqi bloggers — they have bloggers in Baghdad, just like we’ve got here – (laughter) — “Displaced families are returning home, marketplaces are seeing more activity, stores that were long shuttered are now reopening. We feel safer about moving in the city now. Our people want to see this effort succeed. We hope the governments in Baghdad and America do not lose their resolve”.

I bloggers iracheni citati dal presidente Bush sono Omar e Mohammed Fadhil, scrivono in inglese (il Wall Street Journal ha pubblicato il 5 marzo scorso un loro articolo, quello passato poi sotto gli occhi della Casa Bianca), il loro blog — una risorsa indispensabile per avere notizie e un punto di vista sull’Iraq reale e non quello mediato dai grandi giornali e televisioni liberal — si chiama Iraq The Model. Omar e Mohammed Fadhil sono gli editors a Baghdad del network di Pajamas Media, il meglio del global blogging in lingua inglese, meglio al quale umilmente ogni tanto contribuisce con dei report dall’Italia anche il proprietario di questo blog.
Qui il discorso integrale del Presidente Bush tenuto a Washington durante il National Cattlemen’s Beef Association.
UPDATE:Omar e Mohammed sono naturalmente orgogliosi della citazione del Presidente Bush, lo scrivono in un post e colgono l’occasione per rispondere anche a quelli che …rosicano. Quelli che dicono “i bloggers non sono fonti affidabili e autorevoli”, ma lo fanno dalla loro poltrona e non — come nel caso di chi pubblica Iraq The Model — come testimoni dei fatti e della storia. Sottoscriviamo quanto mette nero su bianco Mohammed:
I invite them to come visit my town, see what I see, compare it with what I write and then they can say whatever they like.
Il primo ministro britannico Tony Blair oggi ha messo in guardia l’Iran: “Non tratteremo per la liberazione degli ostaggi”. Quindici marinai della Royal Navy sono nelle mani del regime iraniano che li ha catturati mentre pattugliavano lo stretto dello Shatt Al-Arab. L’Iran continua a detenerli e manipolare la loro prigionia sul piano mediatico.
“Prendiamo atto che questa forza politica per il momento non consente di considerarla schierata al nostro fianco». Così Silvio Berlusconi durante l’assemblea dei gruppi parlamentari dell’opposizione (senza l’Udc) ha commentato il voto del partito di Casini sull’Afghanistan.

Senza maggioranza politica, con una politica estera equivoca e il pesante fardello di un decreto da un miliardo di euro che finanzia una missione da potenziare (Isaf in Afghanistan, 310 milioni) e una da ridimensionare (Leonte in Libano, 380 milioni) il governo Prodi ha varato la stagione della maggioranza variabile.
Accettando i voti dell’Udc, l’Unione è passata dagli slogan del «mai una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne», alla sempreverde pratica dei «due forni». Della serie: tengo in caldo i voti dell’estrema sinistra, ma se si raffreddano o vengono a mancare non disdegno (anzi, sollecito) quelli dei moderati eletti nel centrodestra. Con buona pace di tutte le chiacchiere sul bipolarismo.
Il voto di Palazzo Madama ci consegna un esecutivo friabile, un Paese esposto alle critiche degli alleati e nel mirino dei terroristi, un apparato militare e dei servizi di sicurezza delegittimato nella sua azione. Mentre il Senato votava, la Nato discuteva a Bruxelles il dossier delicatissimo dello scambio di prigionieri talebani per la liberazione di Mastrogiacomo e, per l’ennesima volta, chiedeva ai governi riluttanti — il nostro più di tutti — di cancellare i caveat, le limitazioni all’impiego dei militari italiani in Afghanistan, paletti che ieri di fronte al Parlamento il ministro degli Esteri D’Alema ha ribadito di non voler spostare di un millimetro.
Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega si sono astenuti come avevano annunciato, mentre l’Udc ha deciso di appoggiare la maggioranza e votare il decreto.
Una scelta discutibile non solo sul merito del provvedimento (inadeguato rispetto al nuovo scenario afghano) ma soprattutto sul piano politico. La scelta di Casini infatti non è più quella della «differenziazione», non siamo di fronte a un voto sull’apertura dei parrucchieri il lunedì, ma a un bivio della politica italiana. Casini ha imboccato una strada diversa e il voto aggiuntivo dell’Udc ha tolto a Prodi l’impaccio di dover spiegare agli italiani (e magari anche al Presidente della Repubblica) che non ha una maggioranza autosufficiente in politica estera, ma contemporaneamente mette i centristi in una posizione imbarazzante. Di fronte agli (ex) alleati e ai propri elettori. E se il vincolo morale della coalizione con il centrodestra negli schemi mentali del leader Udc è saltato, almeno di fronte all’elettorato Casini ora ha un obbligo: salire sul Colle dal Presidente Napolitano e chiedere perché un esecutivo senza maggioranza può ancora governare. Abbiamo già in mente la risposta del Quirinale: ma non sei tu, caro Pier, quello che ha votato insieme al centrosinistra senza neppure avere la soddisfazione politica di un misero ordine del giorno?
Esaurito questo siparietto, sull’agenda degli italiani resterà impressa una data che ci lascia in eredità l’istantanea ingiallita di un governo in terapia intensiva e un centrodestra da reinventare.
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Da leggere l’articolo di Giancarlo Loquenzi su L’Occidentale.

Per il Times di Londra “è ora di fermare il compromesso con chi rapisce i soldati”. Figurarsi l’Italia, il Paese che accetta la scarcerazione di tagliagole in cambio della liberazione di un giornalista. Altro che appeasement. Speriamo che mai un nostro soldato venga rapito, saremmo capaci di tutto.
http://www.spike.com/video/2664048
Ve la immaginate un’azienda italiana che produce e manda in onda uno spot come questo della Budweiser? Magari al rientro dei nostri soldati dall’Afghanistan? Tutti hanno dimenticato come sono rientrate le nostre truppe dall’Iraq, con un mesto alzabandiera, nel silenzio e nell’indifferenza nazionale. Noi non lo abbiamo dimenticato.

La crisi tra Iran e Gran Bretagna dopo l’arresto di 15 marinai della Royal Navy nel tratto di mare dello Shatt Al-Arab si aggrava. Il premier britannico ha chiesto il rilascio immediato e senza condizioni dei soldati e promesso a Teheran che se che “se non riusciremo a far capire loro che devono essere liberati, andremo verso una nuova fase. Gli iraniani devono comprendere che non possiamo permettere che i nostri uomini e donne vengano catturati mentre si trovano in acque irachene e sotto il mandato delle Nazioni Unite, con il pieno diritto di condurre pattugliamenti, come previsto dal loro mandato”.