Perchè il governo è a fine corsa

Feb 05 2007

La sala macchine dell’Unione sembra piena di comandi a disposizione di Romano Prodi. Il problema è che la maggior parte dà scarsa potenza a un governo già a fine corsa. Senza maggioranza in politica estera, in affanno sulla legislazione, al pre­sidente del Consiglio resta solo una leva da muovere: quella finanziaria. Forse sarà inutile. Vediamo perché.

Quirinale. Il Pre­sidente della Repubblica viene considerato una sorta di «re senza scettro». Errore. Perché Giorgio Napolitano ha dimostrato di non voler assistere impas­sibile allo sgretolamento della maggioranza sulla politica estera e alla liquidazione della caduta del governo al Senato come un banale incidente di percorso. Prodi è stato richiamato dal Quirinale al controllo del consenso politico e delle linee guida sugli Affari esteri. Al pros­simo passo falso (l’appuntamento è a metà marzo per il rifinanziamento della mis­sione in Afghanistan), Napolitano potrebbe chiedere la verifica della fiducia o addirittura prendere atto che la lunga marcia di Prodi era in realtà breve. Il Quirinale c’è e non fa il notaio. Prodi può aggirare molti ostacoli, ma quello istituzionale no.

Neocentrismo. Le geometrie variabili hanno fatto saltare la mosca al naso di Rifondazione. I voti del centrodestra alla relazione del ministro della Difesa Parisi sono diventati un buon argomento per evocare il complotto neocentrista. Complotto che non esiste, ma serve a mascherare le difficoltà di Rifondazione di mantenere unita la truppa parlamentare. Nonostante Fausto Bertinotti dal Sudamerica faccia il pompiere, il segretario Franco Giordano accusa addirittura Francesco Rutelli: «Vogliono silurare il governo Prodi». La ragione è semplice: non potendo imporre la linea barricadiera al Quirinale (ecco comparire il non aggirabile problema istituzionale) e non potendo garantire il voto disciplinato dei parlamentari in aula al Senato, Rifondazione mette le mani avanti. Se Prodi cadrà, sarà per il fuoco amico di altri. E per l’improvvido cambio di maggioranza causato dagli aiuti esterni (leggere alla voce: «voti del centrodestra»).

Draghi. Il discorso del governatore di Bankitalia al Forex non è stato politicamente innocuo. Denunciando l’eccessiva pres­sione fiscale sugli onesti, Mario Draghi ha messo in discus­sione l’architrave di politica economica del duo Visco/Padoa-Schioppa. Inoltre, il Governatore ha ricordato che la ripresa dell’economia non è provocata da fattori interni, ma dalla maggior crescita che si registra in Europa e nel resto del mondo. L’Italia è solo al traino e non sarà l’apertura dei parrucchieri al lunedì a spostare il Prodotto interno lordo. Conoscendo la debolezza del governo, Draghi realisticamente suggerisce: concertiamo la riforma delle pensioni con il sindacato, ripercorrendo la strada degli accordi degli anni Ottanta e Novanta sulla scala mobile. Ma il sindacato è disposto a venire incontro al governo? E la sinistra radicale che sogna l’abolizione della legge Biagi, accetterà un compromesso sulla pre­videnza? Non sono domande, ma macigni sul sentiero di Prodi.

Banche. Gianfranco Fini ha parlato di «legittimo e doveroso sospetto» su un asse Bazoli-Prodi. Intesa-San Paolo è indubbiamente il polo finanziario di riferimento del pre­mier e per Prodi è una bombola d’ossigeno, ma questa riserva d’aria in realtà può trasformarsi da un momento all’altro in un gas letale. Nel risiko finanziario infatti i Ds sono rimasti a bocca asciutta e non è pos­sibile sedersi al tavolo da gioco del futuro Partito Democratico in una situazione di evidente disparità: Prodi non ha i voti ma ha i soldi, i Ds hanno i voti ma non hanno i soldi. Fino a quando i vertici della Quercia sopporteranno il ruolo di semplici portatori d’acqua?

Crisi. Chi da decenni frequenta la stanza dei bottoni e osserva il governo all’opera non ha dubbi: Prodi di fronte a questa agenda cadrà, ci sarà una crisi pilotata, non si andrà al voto e dal cilindro della politica italiana uscirà un coniglio con le sembianze di Lamberto Dini o di qualche altra «riserva della Repubblica». Prima che questo accada, ci saranno un altro paio di scos­soni seri, qualche tentativo semiserio di salvataggio, poi non si procederà oltre. Anche per evitare l’accanimento terapeutico.

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