Archive for February, 2007

PRODI INCASSA LA FIDUCIA, L’AGONIA CONTINUA

Feb 28 2007 Published by Mario Sechi under Italia

Il dissenso di Andreotti (che non ha partecipato al voto) sui Dico non cambia la partita sulla fiducia, non spunta nessun “disobbediente” sulle questioni etiche, le astensioni non mutano lo scenario. Il centrosinistra incassa il sì di quattro senatori a vita (Ciampi, Levi Montalcini, Colombo e Scalfaro), il no di Cossiga e l’assenza di Pininfarina. Arrivano il soccorso bianco di Marco Follini e il sì da brivido del “senador” Pallaro, così il governo può dire di avere “la maggioranza politica”. Votano anche i “dissidenti afghani”, Rossi e Turigliatto. Quest’ultimo in un discorso da bulldozer prefigura i prossimi mesi del governo Prodi: no alla Tav, no a Vicenza, no all’Afghanistan, no alle pensioni. Il conto è presto fatto: la partita finisce 162 a 157, la maggioranza è sempre appesa a un filo e l’agonia del governo Prodi continua.

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FIDUCIA/Prodi fa Ponzio Pilato: dei Dico se ne lava le mani

Feb 28 2007 Published by Mario Sechi under Italia

Prodi sta svolgendo al Senato un discorso irrilevante, ma c’è un punto che rappresenta un passaggio ad alto rischio per le sorti della maggioranza:

Voglio essere molto chiaro: il governo ha presentato il Ddl in Parlamento e con questo ha esaurito il suo compito. Mi attendo un dibattito sereno, approfondito, rispettoso per tutti, per cercare soluzioni condivise. Un tema così delicato va affrontato senza preclusioni con un doveroso margine alla libertà di coscienza.

Prodi fa Ponzio Pilato, se ne lava le mani. Basterà a salvare il governo?

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FIDUCIA/Andreotti: o non partecipo al voto o mi astengo

Feb 28 2007 Published by Mario Sechi under Italia

Il senatore a vita Giulio Andreotti annuncia che ascolterà la replica di Prodi a Palazzo Madama e poi deciderà come comportarsi. Solo due scelte: “O non partecipo al voto o mi astengo”.

Prodi è davvero sull’orlo del baratro.

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FOLLINI/Il manifesto del trasformista

Feb 26 2007 Published by Mario Sechi under Italia

La vicenda politica e umana di Marco Follini, la sua uscita drammatica dall’Udc, il passaggio silente nella Terra di Mezzo e l’approdo acrobatico nell’Unione, segna il ritorno in Parlamento del «trasformismo».

È uno dei frutti avvelenati del finale di stagione di Romano Prodi e riporta le lancette dell’orologio italico indietro di un secolo. La parola trasformismo infatti ha origine nel 1876, quando per la prima volta la sinistra salì al potere e il presidente del Consiglio, Agostino Depretis, fece entrare alcuni esponenti di quella che si definiva la Destra Storica nel governo. Questa pratica – che vedeva nel Presidente del Consiglio il centro del sistema e quindi il mediatore di interessi contrapposti – fu proseguita da Crispi e Giolitti, fino a quando le esigenze di modernità della politica, dettate dall’allargamento del suffragio, non portarono sul proscenio i partiti politici di massa e la fine di quella stagione.
Oggi il trasformismo ritorna nelle aule del Parlamento, in una versione aggiornata e letale per il bipolarismo. Il discorso di Marco Follini all’assemblea nazionale dell’Italia di Mezzo dell’ottobre scorso a Napoli è una critica martellante al bipolarismo e nello stesso tempo la piattaforma per la costruzione di «un grande e vero partito di centro» perché «questo tema è all’ordine del giorno del Paese almeno dalla fine della Dc». La visione neocentrista fa dire a Follini che è ora di finirla con «la venerazione del Dio bipolare» perché «le forze che contano, i colossi del bipolarismo sono vecchi e consumati anche se all’anagrafe politica contano tutti e due pochi anni».

Un discorso legittimo, ma pieno di conseguenze dopo il suo passaggio nel campo dell’Unione e le aperture di D’Alema al sistema elettorale alla tedesca che piace ai centristi. Finché Follini esercitava la sua critica all’interno dell’area del centrodestra, cioè nello schieramento in cui era stato votato e eletto, eravamo in presenza di un libero pensatore che perdendo la sua battaglia interna nell’Udc e nella coalizione, sceglieva una strada autonoma ma politicamente coerente. Quando però voterà la fiducia al governo Prodi, il discorso di Follini diventerà immediatamente un manifesto del trasformismo, perché la sua adesione al programma del centrosinistra, le modalità del suo ingresso nella maggioranza e le strumentali aperture ai centristi sono un segno patologico di deterioramento delle istituzioni e tradimento del mandato elettorale.

Sappiamo benissimo che per i parlamentari non esiste il vincolo del mandato e non saremo noi a sostenere che bisogna imbrigliare le libere coscienze. Il caso Follini però è grave perché il suo ingresso nel campo fino a ieri avversario avviene con modalità finora sconosciute. Il centrosinistra infatti è arrivato a teorizzare l’allargamento della maggioranza attraverso una campagna acquisti che ha trasformato il Parlamento in un «suk», un mercato dei voti che si teneva mentre contemporaneamente alcuni senatori dell’Unione venivano intimiditi per aver esercitato il loro voto liberamente, fuori dalla disciplina di partito, ma dentro la loro coscienza di uomini di sinistra. L’Unione si è mostrata come un Giano bifronte: accoglieva Follini – un parlamentare eletto nel centrodestra – come un uomo capace di aprire «una fase nuova» e nello stesso tempo riscopriva le purghe staliniane nei confronti della «dissidenza» che un tempo sbandierava come essenza stessa della democrazia.

Il centrosinistra ha inventato una nuova categoria della politica: il «trasformismo asimmetrico». Mentre i suoi pezzi da novanta si agitavano nel «suk», Follini come esponente dell’Italia di Mezzo (un voto al Senato, cioè quello dello stesso Follini) veniva ricevuto al Quirinale per le consultazioni. Immaginiamo che abbia parlato con la solita franchezza al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che abbia motivato il suo cambio di campo, che abbia confermato la sua idea politica avversa al bipolarismo. Così il centrosinistra prodiano – quello che vorrebbe insegnare moralità ed etica agli italiani – ha portato avanti, incoraggiato, teorizzato e perfino istituzionalizzato un’operazione di trasformismo che non si è consumata soltanto nelle aule parlamentari, ma ha fatto il suo ingresso anche nelle stanze del Quirinale, cioè al massimo livello delle istituzioni.

Questo scenario pone due problemi: uno sul fronte istituzionale, perché servono delle regole per arginare fenomeni come il trasformismo e il ribaltonismo; l’altro sui comportamenti della politica, perché bisognerebbe evitare di andare oltre un certo limite, soprattutto impedire che il mercato dei voti possa perfino sfiorare le istituzioni di garanzia e galantuomini che con esso non c’entrano niente, come l’attuale Presidente della Repubblica.

© IL GIORNALE – SOCIETÀ EUROPEA DI EDIZIONI SPA

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FOCUS IBL/Stiglitz nel paese delle meraviglie climatiche

Feb 25 2007 Published by Mario Sechi under Energia e Ambiente

Cambiamento climatico, Protocollo di Kyoto e politica estera. Siamo tornati ad occuparci di questo tema con Carlo Stagnaro, direttore Ecologia di mercato dell’Istituto Bruno Leoni. E’ una passeggiata nel fantastico mondo del “kyotismo”. Buona lettura.

In un Focus dell’Istituto Bruno Leoni intitolato “Stiglitz nel paese delle meraviglie climatiche”, il vicedirettore del Giornale Mario Sechi e il direttore Ecologia di mercato dell’IBL Carlo Stagnaro prendono sul serio la proposta del premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, lanciata la settimana scorsa dalla prima pagina di Repubblica, di creare una coalizione di volenterosi per il clima. Tuttavia, i due autori ritengono “ingenua” la convinzione di Stiglitz che l’Europa sia in grado di prendere la leadership di un progetto seriamente proiettato nel lungo termine. Si chiedono Sechi e Stagnaro: “Come può essere credibile il gruppo di nazioni che vuol tenere alto il vessillo del protocollo di Kyoto quando riduce drasticamente le sue ambizioni e si divide sulla ripartizione dei costi da sostenere? Come si può realisticamente pensare di coinvolgere Stati Uniti, Cina e India in un progetto nel quale neppure il Vecchio Continente crede?”.? Inoltre, notano Sechi e Stagnaro, “l’economista premio Nobel non si accorge che la ‘coalizione dei volenterosi’ da lui auspicata già esiste, si chiama Asia-Pacific Partnership on Clean Development and Climate, ed è stata avversata dall’Unione Europea all’atto della sua creazione”. Quindi, i due autori del Focus ripropongono un’idea già avanzata tempo fa, e cioè l’adesione dell’Europa alla Parnership: ciò significherebbe di fatto l’abbandono della logica kyotista ma fornirebbe gli strumenti per un approccio efficace e razionale al tema del mutamento del clima. “Naturalmente – concludono Sechi e Stagnaro – non è detto che questa prospettiva risulti gradevole a quei gruppi che hanno un interesse ideologico o economico al mantenimento di un interventismo pubblico pervasivo sotto l’egida del rischio-fine-di-mondo. Ma, quanto meno, discutere delle conseguenze prevedibili dei diversi approcci aiuterebbe a sgombrare il campo da allarmismi ingiustificati e opportunismi nascosti”.Il Focus di Sechi e Stagnaro è liberamente scaricabile qui. Il Briefing Paper in cui Sechi e Stagnaro suggerivano l’adesione dell’Europa alla Asia-Pacific Partnership è disponibile qui

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Prodi ci riprova. Follini esce dalla terra di mezzo e va nel campo dell’Unione

Feb 24 2007 Published by Mario Sechi under Italia

Il presidente Napolitano rinvia Prodi alle Camere per il voto di fiducia.
Marco Follini esce dalla terra di mezzo e passa nel campo dell’Unione.

Ha trascorso una legislatura a dire “serve un altro centrodestra”.
Oggi dice “serve un altro centrosinistra”.

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CRISI/La partita del tutto per tutto

Feb 24 2007 Published by Mario Sechi under Italia

Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano deciderà quale strada imboccherà la crisi. La decisione del Capo dello Stato è davvero difficile e gravida di conseguenze.

Siamo di fronte a una fase drammatica, non il travaglio di un singolo partito o dell’esecutivo, ma la crisi acuta di una cultura politica e di un sistema. La cultura è quella mostrata dal centrosinistra in soli 281 giorni di governo, il sistema è quello del bicameralismo perfetto e del bipolarismo imperfetto. È uno scenario che ha origini lontane e gli errori dell’Unione non sono solo quelli dell’era Prodi. Il governo infatti è figlio dell’incesto tra un riformismo incompiuto e un massimalismo distruttivo che ha dominato l’opposizione e impedito qualsiasi dialogo sulle riforme costituzionali durante i cinque anni del governo Berlusconi. Oggi si raccolgono i cocci e Napolitano si trova davanti a un rebus: rinviare il governo Prodi alle Camere come gli chiede a gran voce – e quasi gli impone – il centrosinistra, cercare un’altra soluzione istituzionale o – ipotesi puramente teorica – sciogliere le Camere.

Sul rinvio del governo Prodi alle Camere ci permettiamo di esprimere qualche dubbio. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema pochi giorni fa dichiarava: «Senza una maggioranza autosufficiente in politica estera, andiamo tutti a casa». Sono parole che impegnano politicamente. Non si può fallire in una verifica così seria e pretendere un esame di riparazione per tornare al potere tali e quali a prima, come se niente fosse successo. 0

Durante le consultazioni il centrosinistra ha assicurato a Napolitano di disporre dei voti sufficienti ad ottenere la fiducia al Senato. Quali voti? I voti del centrosinistra «allargato»? O quelli di una coalizione che sta in piedi grazie alla stampella dei senatori a vita? In un caso e nell’altro ci troviamo di fronte non a una maggioranza politica ma a qualcosa di innominabile. Raramente si è assistito a un così indecoroso tentativo di mercanteggiare voti, a uno stravolgimento così grave delle regole del gioco: il Parlamento trasformato in «suk» e i senatori a vita usati come pedine della maggioranza.

È una strategia del «tutto per tutto» di brevissimo respiro. Ci stupiamo che politici consumati come Massimo D’Alema e Piero Fassino si prestino a un disegno così modesto e alla fine perdente. In queste condizioni, il Prodi bis – ammesso che abbia la fiducia a Palazzo Madama – sarà un governicchio, destinato a durare fino a quando il Turigliatto di turno non deciderà di farlo cadere.

Il presidente Napolitano, garante supremo degli interessi generali del Paese, queste cose le sa. Mai come oggi il suo ruolo non è invidiato da nessuno.

© IL GIORNALE – SOCIETÀ EUROPEA DI EDIZIONI SPA

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