Il leader dei musulmani turchi: il Papa in Turchia è persona sgradita. All’attacco anche gli islamici italiani: non conosce l’Islam

Sep 14 2006

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Secondo quanto riporta l’agenzia Agi il leader dei musulmani turchi Ali Bardakoglu ha aspramente criticato la condanna del fondamentalismo e del concetto di guerra santa formulata l’altro ieri da Benedetto XVI a Monaco di Baviera. Il capo del Direttorio di Stato per gli Affari Religiosi di Ankara ha definito le parole del Papa «cariche di odio e di risentimento», e ha epresso la sua opposizione alla visita del Pontefice in Turchia, pre­vista per novembre. «Il suo è un atteggiamento pre­giudiziale», ha detto Bardakoglu, richiamando il pas­saggio del discorso in cui Josef Ratzinger citava le parole di Manuele Paleologo, imperatore di Bisanzio nel 1391: «Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai soltanto cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli pre­dicava». Il Papa è stato invitato in Turchia dal governo e dal patriarca ortodosso di Istanbul per i pros­simi 28, 29 e 30 novembre, ma dopo il discorso di ieri le autorità religiose musulmane si dicono contrarie alla visita. «Non penso che arrivi niente di buono dall’arrivo nel mondo musulmano di un uomo con idee come le sue sul profeta Maometto», ha affermato Bardakoglu. «Prima di venire, dovrebbe cancellare il rancore del suo cuore, e sostituirlo con valori morali e il rispetto dell’altro».

Come si possa ancora pensare di far entrare la Turchia in Europa per me resta un mistero. Un paese musulmano di 70,413,958 abitanti nel cuore della civiltà cristiana. Se sul piano culturale c’è da avanzare qualche ragionevole dubbio, in termini geopolitici il Vecchio Continente avrebbe i seguenti border countries: Armenia 268 km, Azerbaijan 9 km, Bulgaria 240 km, Georgia 252 km, Grecia 206 km, Iran 499 km, Iraq 352 km, Siria 822 km.

Una follia storica e politica.

UPDATE: anche le comunità islamiche italiane attaccano il Papa.  «Segnaliamo in principio una mancanza di opportunità e di sensibilità nei confronti dei milioni di fedeli musulmani che vivono in Europa e nel mondo» ha commentato il segretario generale della COREIS (Comunità Religiosa Islamica italiana) e membro della Consulta per l’Islam italiano, Yahya Sergio Pallavicini. «Dall’inizio di questo pontificato — prosegue Pallavicini — è mancato purtroppo un segnale chiaro di disponibilità verso il dialogo interreligioso. Non è stato sottolineato il grande beneficio ottenuto grazie al dialogo tra musulmani, cristiani ed ebrei in alcune fasi della storia in cui si sono realizzate esperienze e sono emersi ragionamenti filosofici, culturali e spirituali condivisi e assai utili da ricordare oggi in Occidente. Modelli che pos­sono isolare qualsiasi forma di integralismo o radicalismo religioso».

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