L’Iran dichiara che “le scuse del Papa non sono sufficienti”, il gran muftì turco dice che le “scuse sono indirette”, in Pakistan bruciano le immagini del Papa, al Qaeda proclama la Jihad “finchè l’Occidente non verrà sconfitto” e lancia “un avvertimento al servo della croce: attendi la sconfitta» si legge nella nota del Consiglio consultivo del Mujaheddin, «e agli infedeli e ai tiranni diciamo: aspettate e vedrete cosa vi colpirà . Porteremo avanti la nostra Jihad e non ci fermeremo fino a quando il vessillo dell’unico e solo non sventolerà sul mondo”.
Il quadro dopo il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona a noi era apparso subito chiarissimo: non siamo di fronte a una disputa teologica, a un confronto dottrinario, ma a una guerra dove la religione in questo caso è il carburante che serve per far avanzare i carri.
L’obiettivo dell’Islam resta sempre quello delle origini: sottomettere l’Occidente. La mano tesa del Papa è stata rifiutata, marchiata a fuoco, la sua immagine arsa nelle piazze. L’immagine e il corpo sono metaforicamente la stessa cosa. Il corpo della Chiesa cattolica, la sua più alta testimonianza, viene bruciato e deriso.
Tutta la strategia che si sta dispiegando in queste ore ha un obiettivo: indebolire il Papa, isolarlo, incutere il terrore alla gerarchia ecclesiastica (che, sia detto per inciso, è debole e con la sua debolezza sta logorando il magistero del Pontefice), elevare all’ennesimo potenza il senso della resa dell’Occidente. Quando un corpo è debole, il virus si insinua facilmente.

Di fronte a questo scenario, mi sono tornate in mente parole lette tanti anni fa. Parole scritte da uno dei più grandi pensatori che si siano mai affacciati su questa terra desolata: Elias Canetti. Lo scrittore austriaco nel 1960 diede alle stampe un libro che ha 38 anni di gestazione: Massa e potere. Tra i passi che ho segnato in questo libro di oltre 600 pagine ne ho ritrovato uno intitolato “L’Islam come religione della guerra”.
Canetti qui descrive la massa islamica in alcuni momenti del suo dispiegarsi nella vita dell’uomo. Facciamo parlare l’autore:
“I musulmani devoti si riuniscono in quattro diversi modi. 1. si riuniscono più volte al giorno per la preghiera, alla sono chiamati da una voce che giunge dall’alto. Si formano allora piccoli gruppi, ritmici che possiamo definire mute di preghiera. Ogni movimento è esattamente prescritto e orientato verso una direzione:quella della Mecca. Una volta alla settimana, in occasione della pregherai del venerdì, queste mute si trasformano in masse. 2. si riuniscono nella guerra santa contro gli infedeli 3. si riuniscono alla Mecca, in occasione del grande pellegrinaggio 4. si riuniscono nel giudizio universale”.
“Nell’Islam come in tutte le religioni esistono masse invisibili di grandissima importanza; vi si rivelano però più nette che nelle altre religioni le doppie masse invisibili, contrapposte le une alle altre. Non appena sarà risuonata la tromba del giudizio universale, tutti i morti si leveranno dalle tombe e si recheranno veloci, come un plotone di soldati, sulla pianura del giudizio. Là si presenteranno dinnanzi a Dio suddivisi in due enormi gruppi contrapposti, i fedeli da una parte, gli nfedeli dall’altra, e ciascuno singolarmente verrà giudicato da Dio. Tutte le generazioni degli uomini si ritroveranno insieme, e a ognuno sembrerà d’essere sceso nella tomba il giorno innanzi. Nessuno avrà ricordo degli smisurati periodi di tempo in cui giacque nel sepolcro, senza sogni e senza memoria. Ma tutti udranno lo squillo della tromba. “ Quel giorno gli uomini si faranno avanti in schiereâ€. Nel Corano si torna sempre a parlare delle schiere di quel grande momento. E’ il più ampio concetto di masse del quale sia capace il musulmano credente. Nessuno può immaginare un numero di esseri umani più grande di quello di tutti coloro che vissero radunati insieme. E’ l’unica massa che non aumenta più e ha raggiunto la massima densità : ciascuno dei suoi componenti, raccolti tutti nel medesimo luogo, si presenta dinnanzi al volto del suo giudice. Ma in tutta la sua grandezza e densità , quella massa rimane dal principio alla fine divisa in due. Ciascuno sa bene cosa lo attende: per gli uni la speranza, per gli altri l’orrore. “Quel giorno ci saranno volti radiosi, sorridenti e lieti; e quel giorno ci saranno volti coperti di polvere, coperti di tenebra: i volti degli infedeli, dei malvagiâ€. Si tratta di una sentenza assolutamente giusta – ogni azione è elencata e documentata per iscritto – ; nessuno può sfuggire al gruppo degli innocenti o dei colpevoli cui appartiene secondo giustizia. La bipartizione della massa nell’Islam è assoluta: da una parte i fedeli, dall’altra gli infedeli. Il loro destino, per sempre diviso, è di combattersi a vicenda. La guerra di religione è un sacro dovere; la duplice massa del giudizio universale – seppure meno ampia – appare dunque già in ogni battaglia durante la vita terrena”.
“Ma quando i giorni della pace sono trascorsi, la guerra di religione torna ad affacciarsi. “Maometto†afferma uno dei migliori conoscitori dell’Islam “è il profeta della lotta e della guerra… Ciò che egli fece inizialmente nell’ambito arabo vale come testamento per i suoi seguaci: lotta contro gli infedeli, estensione non tanto della propria fede quanto della propria sfera di potere, che è la sfera di potere di Allah. I combattenti dell’Islam devono innanzitutto sottomettere, più che convertire, gli infedeliâ€. Il Corano, il libro del profeta ispirato da Dio, non lascia alcun dubbio in proposito: “Dopo che siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gli infedeli ovunque li troviate; afferrateli, opprimeteli, tendente loro ogni insidia”.
“Massa e potere” è un lavoro scientifico poderoso lasciatoci in eredità (e in queste ore chi avrà la pazienza e la voglia di leggerlo vedrà quanto preziosa) da uno scrittore che vide con i suoi occhi le carneficine della guerra, la potenza della massa che si fa cosa vivente e indipendente dai singoli.
Massa che diventa arma di distruzione di massa. Moltitudine – non minoranza come si vuol far credere – che aspetta solo ordini. Il fedele dell’Islam è nella battaglia che trova “la più esatta espressione della vita: una battaglia in cui egli non ha paura poichè egli vi si sente dentro”.
L’Occidente ha paura. E sta perdendo la battaglia.