Aug
19
Fanti e fantocci
Filed Under Difesa e Intelligence, Italia, Medio Oriente, War on Terror
La storia della guerra moderna ci consegna un paio di lezioni che bisogna tenere a mente per capire i problemi della futura missione italiana in Libano. Romano Prodi ieri ha ribadito che «sarà una missione di pace», frase volutamente equivoca che non spiega qual è la partita che si sta giocando all’Onu. Molto più chiaro è stato il ministro della Difesa Arturo Parisi che ha definito la missione in quattro parole: lunga, impegnativa, costosa e rischiosa. Per capire che cosa ci attende in Libano, occorre mandare a memoria la lezione che ci viene dal Kosovo, dall’Irak, dall’Afghanistan, dalla Cecenia, dalla Somalia: le campagne aeree da sole non portano alla vittoria. Per vincere una guerra - e mantenere la pace - occorre far calcare gli stivali dei soldati sul terreno. Il conflitto moderno, con l’uso massiccio di forze aeree e navali sembrava aver ridotto l’importanza del foot soldier, del fante. Ma la storia si è presa la sua rivincita sulla tecnologia e la fanteria oggi è la chiave per aprire (e soprattutto chiudere) la porta della guerra. Le operazioni aeree e navali assicurano «perdite zero», quelle di terra sono una roulette russa perché i soldati ingaggiano il nemico, diventano obiettivo e spesso muoiono. Sono questi i pensieri che ora si agitano nelle cancellerie europee. Al confine tra Libano e Israele la storia ci insegna che dopo un paio di mesi la tregua si deteriora. È a quel punto che la fanteria «in missione di pace» rischia di essere tra due fuochi (hezbollah ed esercito israeliano) che usano confrontarsi con attacchi missilistici, raid aerei e sconfinamenti sulle postazioni Onu. La storia della missione Unifil ne è la prova e le sue 257 croci sono un rosario sinistro per i governi. Le Nazioni Unite ieri hanno chiamato l’Europa a «fare la sua parte», ma la risposta corale del Vecchio Continente per ora non c’è. È la dimostrazione che gli «onusiani» europei senza gli Stati Uniti sono incapaci di agire. E l’Onu oggi chiede soldati, non parole. La Francia di Chirac - che nel 1983 perse in Libano 53 parà - è in bilico: chiede il comando della missione ma a rischio zero. L’Eliseo invia 200 genieri e conferma i 1700 uomini dell’operazione aerea e marittima «Baliste», ma non vuole impiegare truppe di terra. La Germania ha deciso di limitarsi alla spedizione di navi e doganieri. La Spagna è sul chi vive e il suo contingente sarebbe al massimo di 600-800 uomini. Risultato: tutti al mare o a mezz’aria, nessuno vuole schierare la fanteria. Restano in ballo tre Paesi islamici (Nepal, Indonesia e Malesia) e - ironia della sorte per la sinistra pacifista - l’Italia che ora si trova nella scomoda posizione di chi ha già detto frettolosamente sì alla missione e dovrà inviare una brigata intera (circa 2500 soldati) nel sud del Libano. Se la situazione all’Onu non si sblocca e la Francia continua a fare catenaccio, l’Italia sarà il principale contributore in termini strategici e per questo il ministro della Difesa Parisi ha ipotizzato un comando italiano della missione. Si tratta di un ragionamento teoricamente giusto, ma il rischio è altissimo. Se l’Onu non trova una soluzione seria, alla fine sarà l’Italia messa con le spalle al muro a inviare la fanteria, saremo noi ad essere nel mirino di gruppi di terroristi, fantocci tra i due fuochi di un nuovo scontro tra Israele e Hezbollah. A quel punto, bisognerà soltanto sperare che non premano il grilletto.
© Il Giornale del 19 agosto 2006.
Comments
3 Responses to “Fanti e fantocci”
Leave a Reply









Off-topic:
Ho scoperto l’esistenza di questo progetto diretto dal Prof Carlo Pelanda chiamato “Global Democracy Project”:http://www.democraziaglobale.it/concept2.aspx.
Tra gli organizzatori c’è anche Oscar Giannino, sono sicuro che tu potresti dare un contributo tutt’altro che indifferente
Ciao
Ciao Mario,concordo pienamente con ciò cha hai scritto oggi, specialmente quando dici: “Per vincere una guerra - e mantenere la pace - occorre far calcare gli stivali dei soldati sul terreno. Il conflitto moderno, con l’uso massiccio di forze aeree e navali sembrava aver ridotto l’importanza del foot soldier, del fante”.
Ho letto alcune analisi in proposito che vanno nella direzione da te enucleata.
Mi auguro che serva a non ripetere vecchi errori.
[...] Avevamo scritto in splendida solitudine che il punto critico della missione Onu in Libano è quello del foots on the ground. Il ministro della Difesa Arturo Parisi conferma: L’Italia si sta preparando a dar seguito nei fatti alle parole. Attendiamo a questo punto le risposte degli altri. Ma quanti gli scarponi degli altri paesi? Questa è la risposta che conta. [...]