Afghanistan/Una missione “combat” dove l’Italia non può combattere
Kabul, 8 agosto 2006.
Esterno giorno, zona militare.

(Mappa sull’Afghanistan e la missione Isaf. Clicca sulla mappa per lo zoom)
Un gruppo di parlamentari italiani è in visita agostana in Afghanistan, il paese dove i nostri soldati partecipano alla missione Isaf.
Prende la parola il ministro della difesa dell’Afghanistan, Abdul Rahim Warzak:
«Siamo contenti che le forze italiane prenderanno parte al Comando regionale nel Sud dell’Afghanistan e che dopo quattro mesi prenderanno il comando di quella regione».
Gli italiani nel Sud dell’Afghanistan? Dove si combatte casa per casa? Panico tra i presenti. Interviene il generale di corpo d’armata Fabrizio Castagnetti, comandante del Coi. Cerca di togliere le castagne dal fuoco, ma la toppa è peggio del buco:
«Il comandante di Isaf può disporre l’impiego delle nostre forze a sud, ma deve prima chiederlo a noi, che entro 72 ore risponderemo. Invece, se si tratta di “Extreme operations”, cioè salvare la vita a soldati della coalizione o afgani, se ci chiederanno di andare a sud dovremo andare»
Le parole del ministro della Difesa afghano sono tradotte in italiano da Tana de Zulueta, senatrice della sinistra, che commenta sbigottita:
«Devo dire che sono rimasta stupita da quanto ho sentito. Nel sud del paese la situazione è critica e ci sono ripetuti episodi in cui uomini di Isaf corrono pericolo di vita e che quindi potrebbero richiedere l’intervento dei militari italiani». Quello del ministro, ha aggiunto «è stato un richiamo alla realtà , la missione a cui partecipiamo è molto difficile».
La frittata è completa, l’olio bollente, il centrosinistra non sa che pesci pigliare. I due presidenti delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, Sergio De Gregorio e Roberta Pinotti, fanno suonare la ritirata strategica:
«Quella del ministro della Difesa afghano, Abdul Rahim Wardak, è una legittima aspettativa che però non verrà accettata perchè il Parlamento ha votato in maniera chiara e incontrovertibile la missione in Afghanistan alle stesse condizioni e cioè con la presenza dei nostri militari a Kabul e Herat».
Mentre si svolgeva questa scenetta davvero edificante, il nostro servizio segreto militare, rendeva pubblico un rapporto dove si dice che è:
«possibile intensificazione dell’attività terroristica nei confronti di personale ed interessi della Coalizione internazionale e di Isaf, con conseguente maggiore esposizione anche del contingente italiano».
E quando ormai era chiaro che la situazione era imbarazzante oltre ogni limite, ecco arrivare la nota del ministro della Difesa Arturo Parisi:
«Come ha immediatamente chiarito il generale Castagnetti, le affermazioni del ministro della Difesa afgano in riferimento ad un nostro impegno nel Sud dell’Afghanistan sono prive di ogni fondamento sia per quel che riguarda il presente che il futuro».
Una battuta dice che la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali, ma se scendono in campo i nostri politici la faccenda diventa tragicomica. Sarà bene riepilogare in pillole i termini reali della questione Afghanistan:
1. L’Italia partecipa a una missione Nato che in questo momento è sotto il comando britannico;
2. Le regole di ingaggio dal mese di maggio sono “combat”;
3. Le truppe italiane sono a disposizione del comandante Isaf;
4. Nel Sud dell’Afghanistan è in corso la caccia ai talebani che hanno ripreso un’offensiva a colpi di kamikaze, attentati (roadside bomb, auto cariche di esplosivo, etc.);
5. Il centrosinistra ha votato una mozione che impegna i nostri soldati, di fatto, a non sparare un colpo e a non spostarsi da Kabul e Herat;
6. Quella mozione è sostanzialmente carta straccia perchè nel teatro operativo le cose — come abbiamo visto — sono diverse.
In Afghanistan due missioni hanno intrecciato i loro compiti: la Enduring Freedom e quella Isaf. Gli Stati Uniti sono presenti nel territorio con 22 mila soldati, la Nato con 18 mila uomini. I talebani hanno ripreso gli attacchi nel Sud con una serie di azioni che replicano la tattica di guerra dei fondamentalisti islamici in Iraq. L’obiettivo è quello di trasformare l’Afghanistan in un nuovo hotspot e far precipitare il territorio in una guerra civile in stile iracheno.
Gli Stati Uniti hanno in corso l’operazione Mountain Thrust, se attaccati e in condizioni di difficoltà , hanno il diritto di chiamare a supporto delle operazioni gli alleati. Italia compresa.
Il compito dei nostri soldati, a causa delle decisioni della maggioranza di centrosinistra, è divenuto difficile e rischioso. Forse, a questo punto, è perfino controproducente e inutile.
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