Archive for July, 2006

Cosa sta succedendo in Libano? Guardare una mappa e leggere le parole dell’ambasciatore israeliano all’Onu

Jul 31 2006 Published by Mario Sechi under Medio Oriente

Non ras­segnatevi alle cronache marziane della Rai o agli articoli a senso unico (indovinate quale) che pubblicano i giornali.
Ecco un’altra mappa per capire come si spostano e quali sono le pedine sulla scacchiera israelo-libanese.
Sempre dalla blogosfera, sempre dal network degli amici di Pajamas Media.

Per chi non l’avesse letto, vale davvero la pena dare un’occhiata al dibattito sulla crisi in Medio Oriente e soprattutto alle parole pronunciate dall’ambasciatore israeliano Dan Gillerman durante la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 30 luglio scorso.
C’è molto da imparare e capire.

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War coverage

Jul 23 2006 Published by Mario Sechi under Medio Oriente

Buttate i telecomandi, spegnete la tv, accendete il pc, cliccate su Pajamas Media. Troverete la miglior copertura giornalistica del conflitto tra Israele e Libano.
Basta un clic per scoprire bloggers sul posto e non giornalisti in albergo, analisi strategiche accurate e non tromboni con le stellette in pensione, mappe dettagliate del teatro di guerra e non generici riferimenti topografici, background storici, domande e risposte su un conflitto che ci riguarda tutti.

Su The Truth Laid Bear un assaggio: la mappa del conflitto con i blogger sul teatro di guerra, le battaglie, i commenti, le notizie.

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Intervista all’ambasciatore israeliano Ehud Gol: “Ecco perchè la guerra in Libano è una guerra giusta”

Jul 22 2006 Published by Mario Sechi under Italia, Medio Oriente

La sua mis­sione in Italia volge al termine. Ehud Gol, ambasciatore d’Israele in Italia, l’8 agosto tornerà in patria. «Sono felice di questi cinque anni trascorsi qui. Lascio l’Italia con un sentimento meraviglioso, una soddisfazione profes­sionale e personale molto grande. » dice al cronista che vede nei suoi occhi un velo di nostalgia e tristezza. Israele è in guerra e anche se per un diplomatico come lui vale l’insegnamento di Clausewitz che la guerra è la continuazione della politica, il fuoco del Medio Oriente è un pericolo chiaro ed imminente. Gol valuta positivamente «il dibattito di qualche giorno fa in Parlamento. E’stato per me fonte di orgoglio e soddisfazione per la semplice ragione che la stragrande maggioranza del Parlamento si è schierata a fianco di Israele».

Ambasciatore Gol, cominciamo proprio da Montecitorio: le è piaciuto il discorso di Mas­simo D’Alema?

«No».

Perché?

«Credo che nel suo discorso non avrebbe dovuto criticare Israele. Non c’è stata guerra più giusta di questa che ci è stata imposta e ora siamo costretti a combattere».

D’Alema e altri esponenti politici dicono che la risposta militare di Israele è stata sproporzionata. Cosa si intende per proporzionalità?

«Veramente non capisco proprio il concetto: cos’è una partita di pallacanestro? Non soltanto in Italia, ma anche all’estero, sulla Cnn, la Bbc, Sky dicono che non c’è proporzionalità. Chi ci odia dice: sono stati uccisi duecento libanesi e solo sei israeliani. Cosa vuol dire proporzionalità per loro? Che non sono morti abbastanza israeliani? Tutti i paladini dei diritti umani che ora si scandalizzano e sono scioccati dai morti civili, fanno attenzione a quanti civili sono stati uccisi in questi giorni in Irak? Questa è un’ipocrisia terribile, arabi uccidono altri arabi nella maniera più barbara pos­sibile, ma questo non costituisce un argomento interes­sante. Mentre quando gli ebrei difendono se stessi e combattono contro gli arabi che vogliono distruggere Israele, allora nasce la questione umanitaria e quella della proporzionalità».

Avete lanciato una vasta campagna militare e questo inquieta.

«Negli ultimi mesi, dopo l’uscita da Gaza, sono stati lanciati su Israele 1100 mis­sili. Questo è proporzionale? Entrare in territorio israeliano e rapire soldati israeliani è proporzionale? Rapire due soldati e ucciderne otto è proporzionale?».

Anche il Vaticano vi ha criticato.

«Ieri c’è stata una terribile tragedia a Nazareth, due bambini arabi-israeliani sono stati uccisi da un razzo Katyuscia. Un razzo lanciato sulla città e qualsiasi cristiano sa cosa simboleggia Nazareth. Spero che il Vaticano si pronunci con la stessa forza contro questa barbarie… ma ho molti dubbi».

Vi siete ritirati da Gaza, il ritiro dalla Cisgiordania con la guerra è archiviato?

«In questo momento ovviamente non è più all’ordine del giorno il ritiro dalla Cisgiordania. Undici mesi fa abbiamo operato coraggiosamente il ritiro da Gaza, l’abbiamo fatto per Israele e abbiamo dato ai palestinesi un’enorme speranza. Solo se aves­sero colto questa opportunità, avrebbero potuto trasformare quella zona non in Hong Kong, ma in un mezzo para­diso. Anziché sviluppare l’economia, hanno eletto Hamas al governo e ripreso le attività terroristiche contro Israele».

Nell’estrema sinistra c’è chi non nasconde la sua simpatia per Nasrallah, il leader degli hezbollah.

«Ma ci sono anche molte persone della sinistra che sono al fianco di Israele. Hezbollah è un’organizzazione estremista nata nel 1982 con lo scopo di allontanare Israele dal Libano. Anche allora, la vita nel Nord di Israele era un inferno: attacchi terroristici, bombardamenti. Avevamo la neces­sità di respingere queste formazioni al di là del confine settentrionale. Hezbollah combatte da allora Israele. Oggi è guidato da Nasrallah, che è uno strumento del terrorismo nelle mani di Siria e Iran, i suoi finanziatori. Quando siamo usciti dal Libano gli hezbollah hanno continuato la loro attività e sei anni dopo la risoluzione dell’Onu sono ancora là».

Il problema è irrisolto, ma Rifondazione sostiene che la risposta militare lo aggrava.

«Dov’erano allora quelli che oggi criticano Israele? Il segretario di Rifondazione, Giordano, attacca quello che lui chiama “il governo di Tel Aviv“. E’ anche ignorante perché dovrebbe sapere che il governo è a Gerusalemme».

Cosa ne pensa della proposta di un intervento dell’Onu?

«La risposta è molto semplice: sei anni dopo le risoluzioni dell’Onu, la 425 prima e poi la 1559, cosa hanno fatto le Nazioni Unite? Ci pos­siamo fidare dell’Onu? Cosa faranno domani rispetto al nulla dei sei anni pre­cedenti? Sei anni fa, sotto il loro naso sono stati rapiti dei soldati israeliani, Hanno chiuso gli occhi. Bombarderanno loro gli hezbollah? Mi fa sorridere tutto questo entusiasmo della sinistra estrema che è a favore della pre­senza italiana a Gaza e in Libano, mentre sono contrari alla mis­sione in Afghanistan».

Vogliono la pace. O no?

«Queste persone non vogliono le forze militari per la pace. Parlano di pace ma sono contro la pace. Vogliono delle forze internazionali che impediscano a Israele di difendersi. La mia risposta è questa: no, grazie».

Lei punta il dito su Teheran, ma c’è chi ha proposto proprio la mediazione dell’Iran.

«La Rosa nel Pugno ha criticato così la mediazione dell’Iran: è come se aves­simo chiesto a Hitler di mediare».

Guardi che anche Prodi si è messo a fare il “facilitatore“ con l’Iran.

«Non so se Prodi l’abbia fatto. Io so che chiedere all’Iran di mediare è come chiedere al gatto di custodire il topo. Ho sentito delle persone in Italia dire che non sono convinte sul ruolo di Iran e Siria nelle azioni degli hezbollah. Forse non credono a noi… allora chiamino il direttore dei servizi segreti italiani, Nicolò Pollari, e chiedano a lui».

Dubito che credano a Pollari.

«Se non si fidano di Pollari, chiedano agli americani».

Dubito anche che credano agli americani.

«E se non si fidano degli americani, chiedano al capo dei servizi segreti francesi. Lui spiegherà loro qual è il problema, come sono coinvolti nel terrorismo Iran e Siria».

Quanto sarà lunga questa guerra?

«Ieri sera ho parlato con un medico arabo-cristiano della città di Nazareth. Mi ha detto: “Ambasciatore, noi israeliani questa volta dobbiamo fare il mas­simo per finire questo lavoro, non pos­siamo lasciare questa mis­sione incompiuta, dobbiamo distruggere l’infrastruttura degli hezbollah”. Secondo un sondaggio l’80 per cento degli israeliani è a favore dell’intervento militare».

Ma in Italia e in Europa non vi risparmiano le critiche.

«Chi critica Israele dovrebbe vivere in Israele non un anno, ma un solo giorno sotto la minaccia del terrorismo. La vita dei bambini in pericolo, la minaccia in agguato nei caffè, negli autobus. Così capirebbe cosa provano gli israeliani».

La formula critica è: azione legittima, ma sproporzionata.

«Il mes­saggio finale del G8, per la prima volta da anni, esprime comprensione per le neces­sità di sicurezza di Israele. Quasi tutti in Europa comprendono oggi che c’è un limite anche alla moderazione da parte dello Stato di Israele e ora mi attendo che l’Italia e l’Europa agiscano per inserire gli hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche».

Giulio Andreotti ha detto: “Credo che ognuno di noi, se fosse andato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant’anni nes­suna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista».

«Le parole di Andreotti mi hanno irritato più di qualsiasi altre. Non so cosa abbia fatto lui durante la Seconda guerra mondiale, ma certamente non è mai stato in un campo di concentramento. Non c’è nulla che faccia indignare noi israeliani più che il disprezzo delle vittime della Shoa, se fosse stato qualche volta nei campi di concentramento, saprebbe che cosa hanno pas­sato gli ebrei. Quello che fa male è che già da cinque anni qui in Italia si celebra il giorno della memoria, il 27 gennaio, e un senatore rispettato come Andreotti ancora non riesce a comprendere cosa è stata la Shoa. Nulla può essere para­gonato alla Shoa. Dire che noi israeliani mettiamo i palestinesi in campo di concentramento è ignoranza e anche malignità».

© Il Giornale del 21 luglio 2006.

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Vacanza a Cabras

Jul 13 2006 Published by Mario Sechi under Uncategorized

Cari amici, il blog in questo periodo sarà meno aggiornato.
Sono in vacanza in Sardegna, a Cabras, il paese della mia giovinezza. E’ il regno del mare incontaminato, del pesce fresco, della bottarga e della vernaccia.

* Chi vuole qualche notizia sul territorio clicca su Area Marina Protetta Sinis-Mal di Ventre
* Chi vuole gustare pesce e bottarga clicca su Oro di Cabras

* Chi vuole assaggiare la vernaccia e altri vini di qualità superiore clicca su Azienda Vinicola Contini

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L’India oggi ha testato un missile balistico di media gittata (arriva fino a Shangai)

Jul 09 2006 Published by Mario Sechi under Asia, Difesa e Intelligence

L’annuncio arriva direttamente dai responsabili della Difesa di New Delhi: l’India oggi ha fatto il suo primo test di un mis­sile balistico di media gittata. Il mis­sile è denominato Agni-III, è un IRBM (intermediate range ballistic mis­sile) con circa 4000 chilometri di raggio d’azione, può essere armato con una testata nucleare ed è in grado di raggiungere le città cinesi di Pechino e Shanghai.
Il progetto Agni-III è considerato dall’India come un deterrente nei confronti della Cina.

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United 93, per non dimenticare

Jul 07 2006 Published by Mario Sechi under America

11 Settembre 2001, il volo United 93 in partenza dall’aeroporto di Newark diretto a San Francisco fu dirottato dai terroristi, ma non arrivò mai al suo obiettivo, la Casa Bianca. I pas­seggeri e l’equipaggio si ribellarono ai terroristi. L’aereo si schiantò a Shanksville in Pennsylvania. Quella storia oggi è un film diretto da Paul Greengrass.

Io andrò a vederlo. E come me tanti che credono nella libertà. Uomini e donne che vogliono capire. Non è uno spettacolo. E’ un pugno nello stomaco. Non è fiction. E’ realtà. Non è la confusione di babele, è una lingua chiara che arriva dritta fino al cuore. Non perdetelo.

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Quando uscirete dalla sala, pensate solo per un attimo ai vostri figli, ai vostri cari, agli amici. Pensate al sacrificio e all’onore. Pensate all’ipocrisia di chi oggi pensa che il terrorismo si combatte con i guanti bianchi. Pensate a chi ieri diceva “siamo tutti americani” e oggi sta con i talebani. Pensate alla memoria persa, ai codardi, a chi non vuole aprire gli occhi per vedere.
Abbiate tutti, amici, il coraggio di non dimenticare. Mai.


(Immagine radar del traffico aereo nel nord Est degli Stati Uniti alle 08:47 dell’11 settembre 2001).

Ecco il trailer del film United 93.

Qui il link al Flight 93 National Memorial


Su Wikipedia la storia e tante risorse utili per saperne di più sul volo United 93

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VOLI CIA E CASO ABU OMAR/L’Europa in guanti bianchi

Jul 06 2006 Published by Mario Sechi under America, Difesa e Intelligence, Italia

L’arresto del capo del contro­spionaggio italiano e la richiesta della custodia cautelare per l’ex capo della Cia in Italia aprono un capitolo nuovo sul tema della guerra al terrorismo e sugli strumenti che vengono utilizzati per combatterla. I nostri servizi segreti hanno stretti rapporti di collaborazione con tutte le altre agenzie di intelligence dei Paesi occidentali e non solo. Il Sismi ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nel caso del rapimento di Abu Omar e ieri il governo ha ribadito la sua fiducia nella lealtà della nostra intelligence. Questo ovviamente non chiude il caso giudiziario né risponde alla domanda che in molti oggi si fanno: con quali mezzi si contrasta il terrorismo? Con quali leggi? Con quale livello di segretezza e sicurezza per lo Stato e l’incolumità dei suoi cittadini?

Sono domande enormi sulle quali gli Stati Uniti hanno cominciato ad aprire gli occhi dopo l’11 settembre 2001. Dilemmi ai quali il Congresso americano e la Casa Bianca hanno cercato comunque di dare una risposta — non sempre forse nella maniera migliore — mentre l’Europa ancora tentenna e non sa che fare. Il Vecchio Continente finge stupore per i voli segreti della Cia, alza la sua vibrante protesta per l’esistenza del carcere speciale nella baia di Guantanamo (dove tre recenti suicidi hanno fatto scalpore, mentre nes­suno si indigna per i 57 suicidi nelle carceri italiane nel solo 2005) ma non ha soluzioni alternative perché ancora non ha chiaro il profilo della minaccia.

L’Italia ovviamente non fa eccezione e anzi, a causa della sua storia recente e dello sbilanciamento tra ordine giudiziario e potere politico, rischia di essere la frontiera occidentale di un conflitto aspro tra le ragioni dell’etica e del diritto e quelle della sicurezza. Nei tribunali italiani sono state scritte sentenze dove i «terroristi» sono diventati «resistenti» e ai quali è stato dato lo status giuridico di «combattenti» che si opponevano all’esercito invasore. L’Italia affronta con leggi studiate per i reati di criminalità comune o organizzata, uno scenario completamente nuovo, senza pre­cedenti nella storia contemporanea. L’Europa giudica l’operato degli Stati Uniti — dei suoi soldati, dei suoi agenti segreti, delle sue forze speciali — pensando ancora alla guerra clas­sica, quella dove sul campo si affrontano due eserciti in divisa. Errore. Qui il nemico non indossa la divisa e non alza le insegne, non ha uno Stato da difendere, non rispetta regole di ingaggio, non tratta i prigionieri secondo le regole della Convenzione di Ginevra ma li sgozza, uccide deliberatamente uomini, donne e bambini.

È l’agghiacciante scenario della guerra asimmetrica che in Europa abbiamo tristemente sperimentato con gli attentati di Madrid e Londra. Di fronte a questo quadro a tinte fosche si è detto mille volte — da destra e da sinistra — che «occorre più pre­venzione e più intelligence». Ma più intelligence significa anche cooperazione al mas­simo livello tra gli Stati e i loro servizi segreti, spionaggio, contro­spionaggio e anche — non nascondiamoci dietro il velo dell’ipocrisia — covert operations, «operazioni coperte» alle quali pos­sono essere chiamati a collaborare altri partner internazionali.

Non sappiamo che cosa sia successo nel caso Abu Omar, ma sappiamo che gli agenti segreti degli Stati Uniti sono protetti dagli executive order del Pre­sidente che sono vagliati dal Congresso. Sono protetti perché hanno il delicato compito di difendere lo Stato e i suoi cittadini spesso in condizioni estreme, a volte al limite della legalità e a rischio della vita. Non sappiamo se e quanto il Sismi sia coinvolto nel caso Abu Omar, ma abbiamo sentito il ministro dell’Interno Giuliano Amato in Parlamento nei giorni scorsi descrivere le linee programmatiche del suo ministero e dire che «l’Italia è un Paese che ha saputo sviluppare buone relazioni di scambio di informazione e di intelligence con i Paesi che la circondano. Ho citato anche in sedi internazionali, con orgoglio di italiano, che se non abbiamo avuto gli attentati che erano stati progettati, a San Petronio a Bologna e nella metropolitana di Milano, lo dobbiamo ai rapporti informativi che sono stati instaurati con il Marocco e con altri Paesi della costa nord dell’Africa». Queste relazioni con gli altri servizi segreti sono fondamentali per fermare i sospetti prima che sia troppo tardi, prima che un ticchettìo sinistro sconvolga le nostre vite, ma nes­suna agenzia di intelligence può collaborare serenamente con uno Stato dove l’incertezza del diritto e l’assenza di bilanciamento dei poteri rischiano di portare a una richiesta di arresto dei suoi agenti sul campo.

Il nuovo disordine mondiale impone ai governi — di qualunque colore essi siano — responsabilità gravi sul fronte della sicurezza. Occorrono decisioni serie che sul fronte della legislazione non sono più rinviabili, a meno che non si pensi che la guerra al terrorismo si possa fare indos­sando i guanti bianchi.

© Il Giornale del 6 luglio 2006.

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