Archive for April, 2006

POLITICA E SINDACATO/Dai picchetti alle poltrone

Apr 30 2006 Published by Mario Sechi under Italia

Mario Sechi, Il Giornale del 30 aprile 2006.

La rappresentanza politica è dei partiti, ma il potere è dei sindacati. Potrebbe essere questo il rias­sunto delle due giornate di voto per la pre­sidenza della Camera e del Senato con relativa elezione di Fausto Bertinotti e Franco Marini. Due ex sindacalisti al timone del Parlamento italiano sono l’esempio lampante della simbiosi di due mondi che in una società competitiva invece dovrebbero essere separati.

Se nelle stanze della Cgil e della Cisl si sorride con soddisfazione perché la corsia pre­ferenziale per Montecitorio e Palazzo Madama è aperta, dall’altra parte dell’emisfero politico e nel mondo dell’impresa forse bisognerebbe cominciare a interrogarsi sui legami che appa­iono inscindibili tra la maggioranza di centrosinistra e quella che un tempo nelle cronache era dipinta come «la Triplice».

Il problema del sindacato che fa politica non nasce certo oggi. È dai tempi dell’Assemblea Costituente che si discute «la pos­sibilità, quanto meno ipotetica, che i sindacati, per i collegamenti che pos­sono stabilire con taluni partiti politici e non con altri, vengano a svolgere un ruolo obiettivamente di alterazione del quadro costituzionale delle competenze, quanto meno in linea di fatto».

Il risultato dello scrutinio di ieri ci consegna una legislatura fortemente caratterizzata, tanto da poterla definire «Repubblica dei sindacati». Bertinotti e Marini portano al vertice delle assemblee parlamentari la loro storia personale. E il discorso del neo pre­sidente della Camera ne è stato un assaggio. Quando la terza carica dello Stato fa il suo esordio parlando di «centralità del lavoro», «pre­carietà» e «disagio», non è assurdo credere che queste idee pos­sano trasformarsi in azione parlamentare. Si dirà che in fondo il primo articolo della Costituzione afferma che «la Repubblica italiana è fondata sul lavoro», ma non c’è Carta fondamentale al mondo che fondi uno Stato sull’ozio.

Quando una matricola come Titti Di Salvo, ex segretario confederale della Cgil, entrando a Montecitorio dichiara che «la situazione del Paese è molto seria e grave, spero di dare una risposta ai tanti giovani che chiedono un aiuto, come i pre­cari», s’ode lo spartito bertinottiano diffondersi e moltiplicarsi. Quando Teresa Bellanova, segretario confederale dei tes­sili della Cgil, eletta in Puglia nelle liste dell’Ulivo, annuncia che «la riforma degli ammortizzatori sociali è ormai improrogabile», si dispiega in Parlamento la piattaforma contrattuale della Cgil. Quando Adriano Musi, ex segretario generale aggiunto della Uil, commentando le parole di Bertinotti dedicate al mondo del lavoro dice che «richiede approfondimenti e rifles­sioni. Capisco che in un discorso sintetico sia difficile rappresentare il pensiero di tutti, ma proprio per questo era meglio limitarsi», vediamo rispuntare in Parlamento lo scontro sindacale che ha opposto la Cgil alla Uil e alla Cisl, quando il sindacato di Epifani non firmò il Patto per l’Italia e l’accordo sulla Legge Biagi.

La porta girevole sindacato-politica ha dato una seconda giovinezza a quelli che sembravano aver chiuso la carriera. Pietro Larizza, ex segretario generale della Uil, è riuscito a pas­sare prima al vertice del Cnel e ora spera di entrare in Senato (è il primo dei non eletti nella lista dei Ds nel collegio del Lazio). Sergio D’Antoni, dopo esser stato segretario generale della Cisl, è saltato dall’alleanza con Andreotti all’Udc, per poi approdare in Parlamento con la Margherita. L’inossidabile Giorgio Benvenuto ha ancorato alla Quercia la Uil che ha guidato per oltre sedici anni. La lista è nutrita e dentro i partiti chi viene dal sindacato occupa posti chiave. Cesare Damiano, un pas­sato alla Cgil, è responsabile lavoro dei Ds; Tiziano Treu, profes­sore di diritto del lavoro, è entrato in politica nella Margherita dopo esser stato consulente numero uno della Cisl. Gli esempi si sprecano, Bertinotti e Marini non sono i primi pezzi da novanta a fare il cambio di campo: il leader storico della Cgil, Luciano Lama, fu vicepresidente del Senato.

Il rapporto sbilanciato (a sinistra) tra politica e sindacato non è solamente un problema di «travaso» di classe dirigente. C’è in ballo molto di più e, in particolare, la gestione del cosiddetto «conflitto sociale». L’Unione ha già rimesso la parola «concertazione» al centro del suo vocabolario e c’è chi auspica una luna di miele con i sindacati, come lascia d’altronde intendere il pre­mier in pectore Romano Prodi quando dichiara di voler «organizzare un po’ di felicità».

Mettiamo da parte l’arcadia prodiana e torniamo alla realtà: il banco di prova immediato sarà quello degli scioperi. Nel primo anno di vita, il governo Berlusconi si trovò di fronte a un fuoco di sbarramento impres­sionante. Un Vietnam con la chiave inglese. Basta rileggere queste righe di Ras­segna Sindacale, la rivista della Cgil: “Nell’arco dello scorso anno (si parla del 2002, ndr) le ore di sciopero hanno toccato la soglia di 32,7 milioni. L’aumento percentuale, rispetto al 2001, è stato del 355,2%. Si tratta del livello di agitazioni più elevato dell’ultimo decennio. L’Istat segnala inoltre che la maggior parte delle ore perse (l’84,1%) è dovuta a vertenze non originate direttamente dal rapporto di lavoro. Si tratta dei cosiddetti scioperi «politici» (definizione impropria, quando si scende in piazza per difendere l’articolo 18 o il diritto alla pensione), che hanno occupato una fetta di 27,5 milioni di ore”.
Vogliamo scommettere che al governo Prodi questo non succederà?

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Marini centra il quorum. E’ presidente del Senato

Apr 29 2006 Published by Mario Sechi under Italia

Marini centra il quorum per la pre­sidenza del Senato. La notte ha portato consiglio nell’Unione: 165 voti a Marini, una sola scheda bianca. Giulio Andreotti si ferma a quota 156.

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Bertinotti presidente della Camera

Apr 29 2006 Published by Mario Sechi under Uncategorized

Fausto Bertinotti è il nuovo pre­sidente della Camera. Alla quarta votazione ha avuto 337 voti (maggioranza 305). Mas­simo D’Alema ha preso 100 voti.

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Jolly Roger al Senato

Apr 29 2006 Published by Mario Sechi under Italia



Al Senato si comincia con un dibattito sulle regole. Si tratta naturalmente di ostruzionismo per ritardare il voto. Sul Senato sventola il Jolly Roger, è il trionfo del filibustering.

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Marini (Franco) pugnalato per la terza volta dagli alleati

Apr 29 2006 Published by Mario Sechi under Italia

E tre. Tre volte Franco Marini è rimasto intrappolato nei “pizzini” dell’Unione. Si ferma a 160 e anche stavolta è comparso un Francesco Marini (1 scheda), un Marini solitario (1 scheda) e cinque schede bianche. Marini (Franco) si ferma a quota 160 voti, due voti in meno di quelli neces­sari per conquistare Palazzo Madama.
Marini (Franco) non salirà sullo scranno della Pre­sidenza del Senato finchè Romano Prodi non risolverà i problemi di poltrona del governo con gli alleati dell’Udeur e non solo. Il Franco tiratore dell’Unione resta in agguato.

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Franco Marini perde, Francesco Marini vince. Voto annullato e ripartenza alle 22

Apr 28 2006 Published by Mario Sechi under Italia

La seconda votazione è finita con Franco Marini che aveva perso e Francesco Marini che aveva vinto. Così è andata che Francesco ha fatto secco Franco e tra poco, alle 22, si ricomincia tutto daccapo perchè la seconda “chiama” è stata annullata. Si riparte da dove si era cominciato e ora vedremo se durante la pausa nell’Unione hanno trovato un posto al partito di Clemente (Francesco) Mastella.

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SENATO/Marini al primo colpo fa cilecca

Apr 28 2006 Published by Mario Sechi under Italia

SENATO: MARINI 157 VOTI, 5 BIANCHE, 4 NULLE.
Franco Marini non raggiunge la maggioranza di 162 voti neces­saria per essere eletto Pre­sidente del Senato. Giulio Andreotti ha preso 140 voti, ma nella seconda votazione dovrebbero convergere sul senatore a vita i voti della Lega.
Si passa alla seconda votazione (ore 16.30) che richiede sempre la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato.
E’ il primo passo falso dell’Unione a Palazzo Madama.
Primo commento di Franco Marini: “E’ dura, ora bisogna capire le schede bianche”.
Andreotti riceve complimenti e sta silente, seduto al banco di Palazzo Madama.
Come una sfinge.

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