Il vertice di Confindustria reagisce al dopo Berlusconi con una nota d’arroganza (e debolezza). Ma l’unica reazione seria sarebbe quella di dimettersi

Mar 19 2006

Il comitato di Pre­sidenza di Confindustria è in difficoltà e poco fa ha inviato questa nota d’arroganza (e debolezza) che val la pena di leggere riga per riga, parola per parola: “E’ inaccettabile il tentativo pre­potente di delegittimare Confindustria e le decine di migliaia di imprenditori che riescono a coniugare l impegno civile e associativo con il successo delle loro imprese sui mercati, contribuendo così in modo determinante alla tenuta dell’economia in momenti difficili”.
E’ bene ricordare — a futura memoria — chi è oggi al vertice di questa Confindustria.
La verità è dura, fa male, difficile da digerire, ma quello che è successo ieri a Vicenza è chiaro: il vertice di Confindustria è stato totalmente sconfes­sato. Le intrusioni politiche del suo pre­sidente e dei suoi soci sono estranee al sentimento della base imprenditoriale dell’Italia.
In un Paese serio Montezemolo & C. dovrebbero dimettersi.

Ecco la versione integrale della nota messa a punto dal Comitato di Pre­sidenza di Confindustria. Un capolavoro che in un pros­simo post sarà analizzato punto per punto.

Confindustria, nel solco della sua storia e delle sue migliori tradizioni è, e intende restare, un’associazione libera e indipendente.
Trae la sua autorevolezza e la sua capacità di proposta da una consolidata autonomia di giudizio che le consente di rappresentare gli interessi delle imprese, piccole e grandi, e quindi di tutti i suoi associati.
Il convegno di Vicenza aperto a cittadini, amministratori pubblici e rappresentanti politici, peraltro curiosamente aumentati ieri nella parte finale della mattinata — aveva esattamente questo obiettivo: la pos­sibilità di formarsi liberamente delle opinioni sulla base del confronto delle idee e porre al centro del dibattito politico le esigenze dell’economia e delle imprese. Questo è stato pos­sibile finchè sono state rispettate regole chiare e pre­ventivamente concordate, così come è accaduto nei confronti con gli imprenditori del candidato pre­mier del centro sinistra e del vicepresidente del Consiglio.
Voler chiedere a Confindustria di aderire a opzioni di schieramento partitico rappresenta una forzatura inaccettabile e un attacco alla natura stessa della rappresentanza del sistema delle imprese.
Per questo lo respingiamo nel modo più fermo.
Confindustria, associazione di imprese e di persone libere, che voteranno secondo il proprio giudizio personale, non si pre­sta e non si pre­sterà ad operazioni di propaganda partitica da parte di nes­suno.
Allo stesso modo è inaccettabile il tentativo pre­potente di delegittimare Confindustria e le decine di migliaia di imprenditori che riescono a coniugare l’impegno civile e associativo con il successo delle loro imprese sui mercati, contribuendo così in modo determinante alla tenuta dell’economia in momenti difficili.

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