Niger-gate/4. Tutte le spie che giocano con il dossier
Gian Marco Chiocci e Mario Sechi, Il Giornale del 31 ottobre 2005.
Cia, Sismi, Dgse, Mi-6 sono le sigle dei servizi segreti di Stati Uniti, Italia, Francia e Gran Bretagna, con il Mossad israeliano sono considerate le punte di diamante della intelligence community che, nel caso del Niger-gate, non appare affatto unita nel centrare l’obiettivo: acquisire informazioni genuine sulla presunta vendita di uranio dal Niger a Saddam Hussein.
Il Niger-gate è un tassello importante di una storia che si è conclusa con l’invasione dell’Irak. Stabilire dunque chi falsificò quelle lettere sulla cessione di uranio è importante. Il ruolo dei servizi segreti perciò è fondamentale. Dall’11 settembre ad oggi le difficoltà della Central Intelligence Agency sono sotto gli occhi di tutti, tanto che il presidente Bush ha dovuto correre ai ripari con una radicale riforma dei Servizi. Il caso del Cia-gate e la gestione del dossier uranio chiamano in causa ancora una volta gli uomini di Langley che sotto la direzione di Tenet (scelto da Bill Clinton) gestirono il flusso di informazioni e i contatti con i Servizi dei Paesi stranieri. Come ha ribadito Silvio Berlusconi l’altro ieri, la posizione italiana sull’Irak era la seguente: la guerra non è la soluzione migliore, ma forniremo tutta l’assistenza possibile al nostro alleato. Mentre l’Inghilterra si muoveva su un piano parallelo a quello degli Stati Uniti, la Francia aveva un doppio volto: contraria fermamente a livello diplomatico all’intervento in Irak che avrebbe minato i suoi interessi economici nell’area, ma disponibile ad offrire la vasta esperienza del suo servizio segreto, la Dgse, nel cercare le prove sulle armi di distruzione di massa di Saddam. Soprattutto nel caso del Niger, ex colonia francese dove Parigi controlla il mercato dell’estrazione dell’uranio. I transalpini, preoccupati dalle rivelazioni sulle scorte di uranio accumulate a loro insaputa in Libia, avevano già chiaro da tempo il problema Niger e conoscevano il dossier “romano“ nella sua interezza, tanto da lasciarlo «in sonno» negli uffici parigini delle «piscine», la sede della Dgse. Solo quando Bush riapre il file Saddam Hussein, quel rapporto taroccato torna circolare. Nella mani di chi? Di Martino, stipendiato dalla Dgse.
Dunque se gli inglesi del Mi-6 si muovevano in sintonia con le direttive politiche di Downing Street, le spie francesi vivevano uno sdoppiamento di personalità : mentre l’Eliseo tuonava contro la guerra in Irak, i Servizi dovevano offrire leale collaborazione agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna e all’Italia. La Dgse francese era il canale privilegiato di Rocco Martino – l’ex carabiniere che smistò il dossier taroccato proveniente dall’ambasciata del Niger a Roma – e questo solleva dubbi sulla trasparenza dei francesi che, fino all’ultimo, hanno rassicurato americani e inglesi sul link Niger-Irak. Disse Jacques Chirac a un giornalista: «Che vuole. I servizi segreti si sono intossicati a vicenda».
Sul servizio segreto italiano peserebbe l’accusa di aver rassicurato gli americani sul dossier falso. Un’accusa di cui non c’è alcuna evidenza: l’inchiesta della procura di Roma è stata archiviata, l’Fbi ha archiviato la posizione dell’Italia, Palazzo Chigi ha smentito per cinque volte la connection raccontata da Repubblica e alcuni blog americani. Le mosse di Rocco Martino con i Servizi degli altri Paesi venivano registrate con cura, gli ufficiali del Sismi sapevano che era un contatto da prendere con le pinze, gli stessi americani ne erano stati messi al corrente e – fatto nuovo – avrebbero messo loro direttamente alla porta l’ex carabiniere Rocco Martino in cerca di clienti per le sue lettere false. Secondo il Washington Post di ieri, infatti, Martino cercò di avere un contatto già nel 2001 con Jeff Castelli, il capostazione della Cia, il quale disse che le lettere «erano false e mise Martino alla porta». La storia raccontata al WP – tutta da verificare – da un ex alto ufficiale dell’intelligence americana sarebbe una novità : gli americani infatti avrebbero avuto un contatto con Martino ben prima che il settimanale Panorama, il 2 ottobre 2002, fornisse per un «check diplomatico» il falso carteggio dell’ambasciata nigerina. Sempre secondo il WP, già il 12 febbraio del 2002 il vicepresidente Dick Cheney aveva sulla sua scrivania un report che parlava di una visita in Vaticano dell’ambasciatore iracheno e di un accordo con il Niger per la vendita di 500 tonnellate di uranio nel luglio del 2002. Cheney chiese ulteriori conferme. Lo stesso giorno la spia Valérie Plame scrive al capo dell’ufficio antiproliferazione nucleare della Cia: «Mio marito ha ottime relazioni con il primo ministro nigerino e l’ex ministro delle miniere (per non parlare dei numerosi contatti con i francesi), entrambi possono far luce su questo tipo di attività ». Il marito della Plame è l’ambasciatore Wilson che subito parte per Niamey, la capitale del Niger e dice di non aver trovato alcuna prova sul traffico d’uranio con l’Irak. Febbraio del 2002, data ben lontana da quel 9 ottobre 2002 quando Panorama consegnò le lettere all’ambasciata americana a Roma e ancor più remota rispetto alla data del 15 ottobre 2001 in cui la direzione delle operazioni Cia inviò un primo report «proveniente da un servizio segreto straniero» sul caso Niger. Erano informazioni del Sismi? Ciò che è certo è che il famoso discorso di George W. Bush sullo Stato dell’Unione (28 gennaio 2003) che cita l’uranio, l’Irak, l’Africa e un servizio segreto straniero, fa riferimento agli inglesi dell’Mi-6 e non al Sismi. Le analisi provenienti da mezzo mondo (Francia e Italia comprese) che parlano dei tentativi di acquisto di uranio dal Niger cominciano a circolare sui tavoli dell’amministrazione americana a metà ottobre 2001, un anno prima del Niger-gate all’amatriciana e del falso dossier di Rocco Martino (che però i francesi già possiedono). In quest’arco di tempo, l’intelligence americana ha continuato a scambiare informazioni con i Servizi degli altri Paesi, Gran Bretagna, Italia e quella Francia che da un lato rassicura gli americani, dall’altro flirta con Martino. Un risiko di spie dove Parigi giocava un doppio ruolo che sembra un doppiogioco.
(4 – continua)
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