STATI UNITI/La globalizzazione in soccorso dei paesi poveri. Ecco il discorso di John Snow
Pubblichiamo il discorso che il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, John W. Snow, ha pronunciato di fronte al Comitato per lo Sviluppo lo scorso 25 settembre. Il Comitato per lo sviluppo, fondato nel 1974, è un organo politico che vede la partecipazione dei governatori delle Banche centrali e dei ministri economici di 24 Paesi, Italia compresa, tutti rappresentati nel Fondo Monetario Internazionale e nella Banca Mondiale.
RIMUOVERE LE BARRIERE AGLI SCAMBI COMMERCIALI AIUTA A COMBATTERE LA POVERTA’
di John W. Snow
Questo Comitato si riunisce in un momento di straordinarie opportunità di crescita per l’economia globale e per i Paesi in via di sviluppo. È anche un momento di grande tristezza e di impegno qui negli Stati Uniti, con le forze della natura che hanno seminato distruzione sulla nostra costa del Golfo del Messico.
Disastri naturali come questi ci ricordano in maniera dolorosa che nessuno di noi è immune dalle impressionanti forze della natura. Vorremmo cogliere questa opportunità per esprimere il nostro sincero apprezzamento a coloro che in tutto il mondo hanno offerto il loro aiuto per le vittime di questa terribile tragedia.
Il governo federale statunitense è impegnato a contribuire alla ricostruzione della regione, ad aiutare la gente a ricostruire la propria vita. E vogliamo farlo in modo responsabile, che non incida in maniera sproporzionata sul bilancio dello Stato. Le operazioni di soccorso e di ricostruzione saranno costose, ma l’amministrazione Bush non si allontana, e non si allontanerà , dalla sua linea di riduzione del deficit federale. Con il costante stato di buona salute dell’economia – di cui continueremo a godere grazie al mantenimento delle valide misure di politica economica del presidente – riusciremo nell’intento di aiutare i nostri vicini e di continuare a ridurre il nostro deficit.
L’uragano Katrina, e adesso l’uragano Rita, ci hanno ricordato che la comunità internazionale deve continuare a fornire l’assistenza necessaria ad altri Paesi vittime di disastri naturali, comprese le vittime del devastante tsunami dello scorso dicembre. Ci ricorda anche che per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, gli sforzi per trovare una casa sicura e un pasto sano sono un impegno che dura una vita intera.
Ragioni per essere ottimisti
Anche se le sfide sono enormi, sul fronte macroeconomico complessivo esistono valide ragioni per essere ottimisti. Se il prezzo del petrolio continua a costituire un grosso rischio, le previsioni di crescita globale rimangono favorevoli. La crescita economica nei Paesi in via di sviluppo è fondamentale per combattere la povertà nel Terzo mondo. La crescita non si limita a generare un “fattore di traino†in termini di aumento delle importazioni, ma genera anche introiti aggiuntivi per l’assistenza allo sviluppo. Per metterla in termini crudi, se il resto dell’Ocse nel decennio passato fosse cresciuto al ritmo degli Stati Uniti d’America, sarebbero stati creati 80 miliardi di dollari in più per gli aiuti pubblici allo sviluppo (mantenendo costante al 1995 la percentuale dell’assistenza pubblica allo sviluppo in rapporto al Pil).
La crescita tra i Paesi in via di sviluppo rimane favorevole. Se le attuali proiezioni di crescita si riveleranno esatte, l’indice di povertà a livello mondiale scenderà nel 2015 al 10 per cento, rispetto al 28 per cento del 1990, superando di gran lunga l’obbiettivo stabilito dalla Dichiarazione del millennio, del 2000. Ad eccezione dei Paesi dell’Africa subsahariana, che hanno subito gli effetti devastanti della pandemia di Hiv/Aids, gli indicatori di progresso sociale stanno migliorando a ritmi mai raggiunti prima. Per esempio, dal 1980 in poi, i Paesi in via di sviluppo hanno ridotto in maniera consistente il tasso di mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni, e un numero record di Paesi ha raggiunto l’obbiettivo dell’istruzione primaria per tutti.
Riconoscendo che la crescita del settore privato è una condizione necessaria per ridurre la povertà , il più recente rapporto Doing Business pubblicato dalla Banca mondiale indica che, anche se molto deve ancora essere fatto, molti governi continuano a prendere misure per rimuovere gli ostacoli agli investimenti. Lo scorso anno, 99 Paesi hanno approvato 185 riforme tese a creare un clima migliore per le imprese, con provvedimenti che vanno dal rafforzamento dei diritti di proprietà alla riduzione del costo dell’esportazione e dell’importazione di beni e servizi. Ci sono storie di successo in ogni continente, dall’India in Asia al Brasile in America Latina, al Ruanda in Africa.
La risposta dei donatori
I Paesi donatori hanno risposto con forti incrementi degli aiuti allo sviluppo, nuove iniziative per combattere le malattie infettive e rinnovati sforzi per accrescere l’efficienza e l’efficacia degli aiuti. Per parte nostra, il governo degli Stati Uniti ha lanciato una serie di nuovi programmi, come il Millennium Challenge Account, il Piano presidenziale di emergenza per la cura dell’Aids, l’Iniziativa contro la malaria e l’Iniziativa per la fine della fame in Africa. In termini di risorse, gli Stati Uniti hanno quasi raddoppiato gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) dal 2000 a oggi, passando da 10 miliardi di dollari a 19 miliardi nel 2004. Recentemente, al vertice del G8 di Gleneagles, abbiamo proposto di raddoppiare gli aiuti all’Africa subsahariana tra il 2004 e il 2010.
Come abbiamo dichiarato a Monterrey nel 2002, gli Stati Uniti continueranno ad aumentare l’assistenza a quei Paesi in grado di dimostrare che i nostri aiuti vengono tradotti in una crescita maggiore e in una riduzione della povertà . Allo stesso tempo, la Banca mondiale e altre istituzioni multilaterali per lo sviluppo devono approfondire ed espandere i loro sforzi costanti per misurare i risultati concreti degli aiuti elargiti, in modo da impiegare le risorse nel modo più efficace.
Ma l’azione più importante è mantenere un sano ritmo di crescita dell’economia globale. Il consolidamento del bilancio americano deve proseguire con l’adozione di misure molto più aggressive di quelle prese fino a oggi per stimolare la crescita, data dalla domanda interna, in Europa e in Giappone, e con una maggiore flessibilità del tasso di cambio nei principali Paesi emergenti. Riguardo al rapporto di aiuti allo sviluppo in proporzione al Pil, ci si deve concentrare soprattutto sull’incremento durevole di quest’ultimo.
Piano d’azione per l’Africa
Se è vero che ci sono molte ragioni per essere ottimisti, è vero anche che fino ad oggi l’Africa non ha goduto dei benefici di una maggiore crescita e di una riduzione della povertà nella stessa misura del resto del mondo. L’Africa è l’unico continente che probabilmente non raggiungerà nessuno degli Obbiettivi di sviluppo del millennio. Molto è stato fatto, nel corso degli anni, per affrontare il problema della crescita dei tassi di povertà in Africa, ma a Gleneagles si è optato per una linea di condotta molto più aggressiva. Tutti i leader hanno assunto nuovi impegni a sostegno della lotta contro la povertà , la fame e le malattie in Africa. I Paesi del G8 si sono inoltre accordati su misure per migliorare il coordinamento di questi aiuti aggiuntivi. Il Piano d’azione per l’Africa della Banca mondiale risponde a questo compito, definendo azioni concrete e monitorabili per garantire che il Gruppo Banca mondiale e la comunità delle istituzioni per lo sviluppo si concentrino sul raggiungimento di risultati misurabili a livello di Paese, di settore e di progetto.
Il Piano d’azione per l’Africa è lodevole per il suo approccio finalizzato ai risultati. Apprezziamo in particolare il fatto che consideri la crescita economica attraverso un aumento della produttività come conditio sine qua non per la riduzione della povertà , e l’importanza che il Piano attribuisce allo sviluppo delle infrastrutture, alla riforma del settore finanziario e ai miglioramenti del sistema di governo. Il Piano, inoltre, tiene in conto gli effetti macroeconomici degli aiuti. Alla luce degli impegni a incrementare gli aiuti allo sviluppo per l’Africa, esortiamo la Banca mondiale a continuare a coordinarsi strettamente con il Fmi sulla questione della capacità di assorbimento e degli effetti macroeconomici di questi flussi addizionali.
Alleggerimento del debito e sfide future
L’accordo sulla cancellazione del 100% dello stock del debito per quei Paesi che rientrano nei criteri dell’Iniziativa Hipc (Highly Indebted Poor Countries, Paesi poveri ad alto indebitamento) all’Associazione internazionale per lo sviluppo (agenzia della Banca mondiale, Ida nell’acronimo inglese), alla Banca africana di sviluppo (Bafs) e al Fondo monetario internazionale, rappresenta al tempo stesso una straordinaria opportunità e una gigantesca sfida. Per circa quarant’anni, molti tra i Paesi più poveri hanno ricevuto prestiti per progetti a favore della sanità , dell’istruzione e di altre necessità di base per lo sviluppo. Il risultato è stato che per molti progetti importanti che non prevedono un ritorno finanziario sul breve periodo, come la costruzione di scuole, questi Paesi poveri si sono accollati un debito addizionale che dovrà essere rimborsato dalle generazioni future. Alleviando lo schiacciante fardello del debito, questi Paesi potranno concentrare i loro sforzi sulla crescita economica, investendo in infrastrutture che facilitino l’arrivo delle merci dai produttori agli acquirenti, e investendo sulla propria popolazione.
E se è vero che l’economia globale mostra segnali positivi, è vero anche che molti governi continuano ad erigere ostacoli alla crescita. Il rapporto Doing Business mostra che molti Paesi lo scorso anno hanno preso misure per creare un clima migliore per le imprese, ma altri 20 Paesi hanno assunto provvedimenti che vanno nel senso opposto. È particolarmente preoccupante il fatto che sia proprio in Africa, dove gli ostacoli che devono affrontare gli imprenditori sono maggiori che in qualsiasi altra parte del mondo, che gli sforzi di riforma sono stati più limitati. Preoccupante è anche il rapporto pubblicato quest’anno dall’Istituto della banca mondiale sulla governance, perché segnala, in molti Paesi, un deterioramento della situazione in aree fondamentali come la qualità delle autorità di regolamentazione, la legalità e il controllo della corruzione. Inoltre, i progetti della Banca mondiale finalizzati a migliorare la gestione delle finanze pubbliche hanno avuto un successo alquanto limitato, e c’è un crescente riconoscimento dei rischi fiduciari associati ai programmi di prestiti e alle misure di supporto ai bilanci pubblici.
L’accordo di alleggerimento del debito risponde, in parte, a questi problemi. I contributi aggiuntivi dei Paesi donatori, per compensare i mancati rimborsi del debito, saranno elargiti sulla base dei sistemi di allocazione dell’Ida e dalla Bafs attualmente esistenti, basati sul rendimento del Paese che riceve il debito, e in questi sistemi la governance rappresenta uno dei principali fattori di valutazione. Ma va fatto di più per combattere gli effetti corrosivi della corruzione. Anche se gli obbiettivi di armonizzazione della Dichiarazione di Parigi partono da buone intenzioni, dobbiamo combattere la tendenza a usare sistemi di appalti pubblici nazionali che non soddisfano i criteri di procedura e di documentazione attualmente esistenti fissati dalla Banca mondiale, uno standard internazionale esigente, che è importante mantenere. E la Banca e il Fondo devono incrementare il loro sostegno al programma Pefa (Public Expediture and Financial Accountability, Programma di spesa pubblica e responsabilità finanziaria), un approccio finalizzato ai risultati che intende aiutare i Paesi a migliorare i loro sistemi di spesa pubblica, appalti pubblici e controllo della spesa.
Per finire, se è vero che le istituzioni finanziarie internazionali possono fare di più per combattere la corruzione, è anche vero che l’impatto di queste misure sarà limitato senza una leadership forte e il sostegno di tutti i Paesi in via di sviluppo. Come è stato deciso a Monterrey, i Paesi in via di sviluppo dovranno assumersi la responsabilità del proprio progresso economico, attraverso buongoverno, politiche efficaci e Stato di diritto.
Rimuovere le barriere commerciali
Il passo più importante che i nostri governi possono intraprendere per generare una maggiore crescita e una riduzione della povertà è la rimozione delle barriere commerciali, nell’ambito dei negoziati del Doha Round. I cittadini degli Stati Uniti attualmente traggono beneficio dal fatto di avere uno dei regimi commerciali meno restrittivi del mondo. Secondo il Global Monitoring Report, della Banca mondiale, gli Stati Uniti hanno una delle legislazioni meno restrittive in assoluto nei confronti delle importazioni dai Paesi poveri, dai Paesi meno sviluppati e dai Paesi dell’Africa subsahariana. Ciò non va a beneficio soltanto dei consumatori americani, ma anche dei Paesi esportatori, dei produttori che forniscono le merci e degli individui e delle famiglie che vedono accrescersi il proprio standard di vita, grazie a posti di lavoro nuovi e meglio retribuiti.
L’Agenda per lo sviluppo di Doha dedica un’enfasi particolare all’integrazione dei Paesi in via di sviluppo nell’economia globale, in modo che possano raccogliere, in misura sempre maggiore, i benefici della liberalizzazione degli scambi commerciali. Come la Banca mondiale ha dimostrato, circa tre quarti degli incrementi di ricchezza previsti per i Paesi in via di sviluppo grazie alla liberalizzazione globale dei commerci dovrebbero venire dalla riduzione delle loro barriere commerciali. Perché i Paesi in via di sviluppo possano realizzare questi benefici, però, dovranno ridurre le loro barriere in maniera sostanziale. Accogliamo pertanto con favore il sostegno garantito dalla Banca e dal Fondo al raggiungimento di un risultato ambizioso contenuto nell’Agenda per lo sviluppo di Doha, in particolare per quel che riguarda le aree fondamentali di accesso al mercato, quali quelle dei prodotti agricoli, dei prodotti non agricoli e dei servizi.
Alcuni tra i guadagni maggiori del Doha Round potrebbero venire dalla liberalizzazione dei servizi, che è un elemento essenziale dell’Agenda per lo sviluppo di Doha. Si calcola che i guadagni che deriveranno dalla liberalizzazione dei servizi saranno molto maggiori di quelli che procurerà la semplice liberalizzazione delle merci. La Banca mondiale ha stimato che, se i Paesi in via di sviluppo liberalizzassero quattro servizi infrastrutturali chiave, potrebbero generare, di qui al 2015, guadagni quattro volte e mezzo maggiori di quelli garantiti dalla semplice liberalizzazione dei beni.
Particolarmente importante, ai fini della crescita economica e della riduzione della povertà , è la liberalizzazione del settore finanziario, eppure la qualità e la quantità delle offerte presentate è stata finora estremamente deludente. Se non ci saranno cambiamenti di rotta, temiamo che il Doha Round non riuscirà a produrre praticamente nessuna nuova liberalizzazione nel commercio di servizi, un’opportunità mancata per lo sviluppo e la riduzione della povertà . Tutti i Paesi, pertanto, ma in particolare i Paesi in via di sviluppo, che saranno quelli che ne beneficeranno maggiormente, dovrebbero prendere l’impegno, in sede di Organizzazione mondiale del commercio (Omc), per garantire un effettivo accesso al mercato dei servizi, inclusi i servizi finanziari.
Gli Stati Uniti sono impegnati ad aiutare i Paesi in via di sviluppo a prendere parte ai negoziati, a dare applicazione agli impegni assunti e a beneficiare in modo ampio delle opportunità di commercio. A questo scopo, abbiamo quasi raddoppiato, dal 2000 a oggi, la nostra assistenza bilaterale per la costruzione della capacità commerciale, portandola a 920 milioni di dollari. A livello generale, approviamo e sosteniamo fortemente la tesi che il modo migliore per potenziare l’Aid for Trade sia far leva su meccanismi esistenti come l’Integrated Framework (If) e il Trade Integration Mechanism (Tim) del Fmi. A questo riguardo, sosteniamo l’impegno della Banca mondiale a fornire un’assistenza prolungata, nel quadro dei programmi per lo sviluppo della capacità commerciale esistenti, a quei Paesi che ne fanno richiesta nell’ambito delle loro strategie di sviluppo. Riteniamo, allo stesso modo, che la Banca e il Fondo possano lavorare a stretto contatto con altri donatori, inclusi membri dell’Omc, sulle questioni degli aiuti a livello regionale o interstatale legati a esigenze commerciali.
Come ha dichiarato il presidente Bush nel suo recente discorso alle Nazioni unite, eliminare le barriere commerciali è la chiave per sconfiggere la povertà nelle nazioni più povere del mondo. Per usare le sue parole, “gli Stati Uniti sono pronti ad eliminare tutti i dazi, i sussidi e gli altri ostacoli alla libera circolazione delle merci e dei servizi, se altre nazioni faranno lo stessoâ€. Forse non tutti saranno disposti a raccogliere questa sfida, ma noi esortiamo con forza gli altri membri del Comitato per lo sviluppo e i loro elettori, che si tratti di Paesi ad alto, a medio, o a basso reddito, a offrire, entro la data Conferenza ministeriale dell’Omc che si terrà a Hong Kong, misure di liberalizzazione degli scambi commerciali importanti e ampie, in modo che le potenzialità di sviluppo e di crescita del Doha Round possano realizzarsi.
Conclusione
L’espansione economica globale rimane in buona parte vitale, con i relativi benefici per i popoli di tutto il mondo. Esistono tuttavia degli squilibri che le istituzioni finanziarie e i loro azionisti, individualmente e collettivamente, devono impegnarsi per risolvere. Uno di questi squilibri è un mondo dove centinaia di milioni di persone vivono ancora in condizioni di estrema povertà . Insieme agli altri membri del G8 e a molti altri Paesi abbiamo adottato quest’anno misure aggiuntive per aiutare le nazioni meno sviluppate ad elevare i propri standard di vita, in particolare i Paesi dell’Africa subsahariana. Incoraggiamo a questo riguardo l’adozione di sforzi continuativi e l’effettivo coinvolgimento delle istituzioni finanziarie internazionali. Ma i nostri sforzi continueranno a incontrare un successo limitato se i Paesi riceventi non intraprenderanno le azioni necessarie per migliorare le condizioni per gli investimenti e la crescita sostenibile, e se tutti noi non prenderemo misure immediate per gettare le basi affinché il Doha Round possa concludersi con successo.



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