RUSSIA/LIBRI. Cold Peace, ovvero il nuovo imperialismo russo
A proposito di Russia e Vladimir Putin, vale la pena di parlare un po’ di un libro che è stato citato nei post ma sembre indirettamente. Si tratta di Cold Peace, studio di Janusz Bugajski su quello che viene definito il “nuovo imperialismo russo”. I fatti degli ultimi giorni – le prove di lancio del missile strategico, il wargame nel Mar Giallo tra Russia e Cina – sembrano confermare l’analisi del libro edito dal Center for Strategic and International Studies di Washington.
Il nuovo sistema di potere russo ha dei precisi obiettivi a lungo termine che portano dritti a un neo-espansionismo dell’Orso siberiano ben al di là dei ridimensionati confini. Non si tratta di una nuova stagione in stile Guerra Fredda, ma di un programma politico preciso che il governo Putin insegue con perseveranza. Ecco i punti principali riassunti da Bugajski:
1. Espandere l’area di influenza in politica estera
2. Favorire il monopolio economico
3. Consolidare la dipendenza politica dei paesi confinanti a Est attraverso l’Energia e i capitali
4. Limitare l’allargamento a Ovest e l’espansione della Nato
5. Ricostruire l’influenza globale
6. Eliminare l’unipolarismo degli Stati Uniti
Tutte le mosse di Putin indicano che il Cremlino persegue questi obiettivi. Perfino la possibilità di una modifica costituzionale per permettere al leader il terzo mandato presidenziale fa parte di questa strategia che è condivisa dai poteri forti. Rispetto all’era Ieltsin, infatti, Putin può contare su un link diretto con l’apparato economico che si muove all’unisono e in funzione degli interessi nazionali.
Cold Peace è un’ottima bussola per capire dove si orienta la politica dell’uomo forte del Cremlino. Il libro è documentatissimo, affronta la questione russa con l’angolazione di Washington, ma chi vuole una guida sicura sulla strategia moscovita non può fare a meno di leggerlo.
Bugajski propone anche una serie di contromisure per favorire una transizione completa della Russia verso la democrazia e un capitalismo maturo. Questi i punti chiave che dovrebbero far parte della politica estera americana e europea:
1. Security containment: Washington deve dimostrare che l’espansione delle aree di sicurezza in Europa non vanno a discapito degli interessi della Russia. E agire di conseguenza piazzando basi nei paesi confinanti attraverso accordi bilaterali.
2. Partnership e alleanza: aiutare le democrazie dell’Est e dei Balcani a entrare a pieno titolo negli organismi internazionali e nella Nato.
3. Energy Focus: limitare il controllo a lungo termine di importanti fonti energetiche da parte della Russia, bypassare il controllo del traffico di gas e petrolio nella zona del Caspio, evitare quello che viene definito un quasi monopolio sul transito di petrolio e gas nel Caspio.
4. Limitare la dominanza. Non offrire spazi ai russi per estendere la loro influenza su Belarus, Ucraina, Moldova. Supportare la politica dei diritti umani, la democrazia, the rule of law, combattere la corruzione e il crimine organizzato.
5 Intelligence work: aiutare il controspionaggio dei Paesi dell’Est contro le iniziative dell’ex Kgb, inclusa la penetrazione dei sistemi di sicurezza e di intelligence.
6 Promuovere i valori dell’atlantismo. Evitare che nasca una politica esclusivamente euroasiatica che tagli fuori i Paesi che guardano a Ovest e all’America.
Si tratta di un’agenda ideale, resa ancor più attuale e urgente dall’attivismo in campo militare e dall’asse sino-russo che si è creato sulla base del comune interesse di limitare la predominanza americana nell’Asia Centrale e nell’Est europeo.
Il gioco delle grandi potenze sta per ricominciare.

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