Archive for August, 2005

LA PAURA FA STRAGE IN MOSCHEA: MILLE MORTI IN IRAK

Aug 31 2005 Published by Mario Sechi under Medio Oriente

Mille morti in Irak. Potrebbe essere questo il bilancio di una tragedia incredibile: i fedeli sciiti che si stavano ammassando nella moschea di Al-Kadhimiya, a Baghdad, in preda al panico dopo un lancio di razzi e la diffusione della voce della presenza di un kamikaze tra la folla, si sono dati alla fuga.
La calca spaventosa che si è prodotta sul ponte che attraversa sul Tigri ha innescato la tragedia.
Secondo il governo iracheno un terrorista ha diffuso ad arte la voce che in mezzo alla folla c’era un kamikaze.
Il presidente iracheno Al Jafari ha rivolto il seguente appello al popolo iracheno: «Mi rivolgo ai seguaci di Alì -sciiti-, ai seguaci di Omar -sunniti-, ai cristiani ai curdi. La causa dell’Iraq deve essere la causa di tutti, pensate all’Iraq, per la sua unità e per il processo di ricostruzione del paese».
Secondo Al Jafari è in atto «un tentativo di sedizione pianificato dai predicatori dell’ingiustizia nel sangue».

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Altro scolapasta in testa. Quando la Margherita è meglio dell’Udc

Aug 31 2005 Published by Mario Sechi under Italia

Leggere Europa stamattina per credere. Il quotidiano della Margherita dice che Berlusconi ha lo scolapasta in testa, ma dice anche che è l’unico che può tenere insieme il centrodestra e allora, se è così, è preferibile il Cavaliere “ai furbetti del partitino”.

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WAR ON TERROR – Bush: la battaglia contro il terrorismo è come la Seconda Guerra Mondiale

Aug 30 2005 Published by Mario Sechi under America

In inglese, in omaggio ai bravissimi Twins: U.S. President George W. Bush compared the battle against terrorism to the Second World War, saying “we have confidence in our cause because America has faced dow brutal enemies before”.
Bush ha parlato dalla base aeronavale di San Diego, California, nel sessantesimo anniversario della resa dell’impero Giapponese.

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L’ex ambasciatore autobiografico

Aug 30 2005 Published by Mario Sechi under Italia

“…ha pronunciato allocuzioni, impartito ammaestramenti, spiegato ai governi quali fossero le politiche più opportune per la soluzione dei problemi del Paese”.

Così Sergio Romano stamattina sul Corriere della Sera.
Mette sulla graticola il Governatore di Bankitalia Antonio Fazio? No, l’ex ambasciatore ha scritto un involontario passo della sua autobiografia.

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Lo scolapasta, l’Elefantino e l’Impero necessario

Aug 29 2005 Published by Mario Sechi under America, Europa, Italia

Oggi Giuliano Ferrara sul Foglio esercita il suo genio per dirci che di fronte alle sfide della modernità non c’è che una soluzione: “Abbiamo bisogno dell’Impero”. Ferrara premette di scrivere “con lo scolapasta in testa”, vorremmo rassicurarlo: è in buona compagnia. La sua tesi all’esercito dei multiculturalisti in Italia apparirà come il solito bizzarro barrito dell’Elefantino, ma nei Paesi seri (Stati Uniti, Inghilterra e poco altro) questo tema è oggetto di studio nelle università, conferenze, analisi dei think tank.
Per chi volesse approfondire la questione, l’editore Lindau ha pubblicato qualche mese fa un libretto molto interessante di Deepak Lal, intitolato “In praise of Empires”.

Lal è un professore indiano che insegna alla University of California di Los Angeles (UCLA), ha lavorato alla Banca Mondiale, è stato consulente economico di numerose agenzie internazionali e dei governi di India, Kenya, Corea del Sud, Sri Lanka e Brasile. Analizzando la Storia e le lezioni della Storia, spiega come la Pax Britannia sia stato il primo mattone della globalizzazione e il Regno di Sua Maestà sulle terre lontane dall’Anglia e sugli Oceani un esempio di Impero multiculturale. L’ultimo Impero rimasto è quello americano, ma gli Stati Uniti, secondo Lal, non sanno di esserlo e il wilsonismo ne sarebbe la negazione perchè carico di un utopismo universale che voleva sostituire le organizzazioni internazionali agli Stati e agli Imperi.
Su questo punto, il libro di Thomas P.M. Barnett, The Pentagon’s New Map ha numerosi punti di contatto con quello di Lal e smonta la teoria del Globocop cara agli antiamericani di destra (esistono e sono numerosi) e di sinistra (la quasi totalità). A questo punto, bisogna vedere chi ha davvero lo scolapasta in testa…

Clicca qui per leggere la recensione apparsa su Foreign Affairs

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STRATEGIA/La Russia userà la dottrina della guerra preventiva

Aug 28 2005 Published by Mario Sechi under Difesa e Intelligence, Russia

La Russia adotta la dottrina della guerra preventiva. La politica del presidente Vladimir Putin contro il terrorismo sposa quella varata negli Stati Uniti da George W. Bush.
Si tratta di una “rivoluzione” dettata dalla difficile situazione nel Caucaso e dalla minaccia del terrorismo ceceno che cerca di colpire Mosca. Le forse di sicurezza russe starebbero cambiando la loro linea strategica e sarebbero pronte a colpire “ovunque” le basi dei terroristi. Colpire ovunque, paesi stranieri compresi. Secondo la Pravda si ipotizza addirittura una riforma costituzionale e si starebbe valutando la politica israeliana degli annunci ufficiali circa i responsabili di attacchi ai cittadini russi. La svolta è confermata dal tenente colonnello Yury Baluevsky, capo dello staff militare russo, che dice “parlando di attacchi preventivi ai terroristi, la Russia vuol intraprendere i passi necessari per distruggere le loro basi in tutto il mondo. Tuttavia, questo non significa che noi useremo l’arsenale nucleare per le operazioni antiterrorismo”.
Baluevsky ha pronunciato queste parole dopo un incontro con il comandante delle forze Nato in Europa James Jones, a Mosca per un meeting di tre giorni con i vertici militari russi.

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FAZIO/La linea del governo e l’ingorgo istituzionale che rischia di salvarlo

Aug 27 2005 Published by Mario Sechi under Italia

Il Giornale, 27 agosto 2005.

Atterraggio morbido, soft landing. Questa la strategia di Palazzo Chigi per sciogliere il nodo Bankitalia, assicurare al governatore Antonio Fazio un’uscita indolore ed evitare uno choc alla Banca centrale. Nessuna difesa a priori, nessun blank endorsement, nessuna girata in bianco all’operato di via Nazionale sul risiko bancario e nessun cedimento di fronte alle pressioni interne (club finanziari ultraprotezionisti) e a quelle esterne (gruppi bancari stranieri e giornali ultraliberisti).
Il premier sulla vicenda è «molto cauto», interpreta una posizione mediana tra interessi contrapposti, quella dell’esecutivo, che troverà forma nel prossimo Consiglio dei ministri. Gianfranco Fini ieri ha anticipato: «Credo che l’ipotesi di un mandato a termine del governatore della Banca d’Italia sia da prendere in seria considerazione». La posta in palio non è soltanto sul cosa (la durata del Governatore) ma anche sul come (il sistema di check-and-balance sulla finanza).
Su Bankitalia si gioca una doppia partita: politica e finanziaria. Da un lato un governo che alla vigilia delle elezioni deve ridisegnare il sistema di poteri di vigilanza e controllo, dall’altro un domino bancario in movimento con le operazioni sul capitale di Banca popolare antoniana veneta e sulla Banca nazionale del lavoro, l’integrazione di Unicredit con la banca tedesca Hvb e una possibile scalata sul capitale di Rcs da parte di soggetti che operano grazie all’apporto di consistenti linee di credito delle banche.
La domanda è: Fazio resta in carica, ma con quali poteri? Se quello del Governatore non sarà più – di fatto – un mandato a vita, la sua figura ne esce certamente depotenziata. Formalmente il Governatore conserva i suoi poteri, ma stavolta ogni passo dovrà essere misurato, il suo percorso è border line perché monitorato dai mercati e dalla politica. Se sul mandato a termine si può trovare un’intesa bipartisan in Parlamento (sempre che la Bce non si metta di traverso rivendicando il potere esclusivo sulle modifiche allo Statuto), più difficile sarà trovare una soluzione sulla riforma complessiva del risparmio. Alla riapertura delle Camere il disegno di legge sarà discusso a Palazzo Madama e si prevedono scintille. C’è chi ha proposto (il viceministro Mario Baldassarri) di ripartire dalla bozza Tremonti. Romano Prodi recentemente l’ha «saccheggiata», ma ciò non significa che poi in Parlamento ci sia la maggioranza trasversale per l’approvazione. Necessaria perché la Lega finora si è arroccata nella difesa in toto di Fazio pensando così di poter «corazzare» anche Fiorani, la Bpi e il disegno di una banca del Nord che si sviluppa sull’asse lombardo-veneto. Altra domanda? Se il mandato sarà a termine, quanto durerà ancora in carica Fazio? Qualcuno pensa di fissare la scadenza del Governatore a 70 anni. Fazio ne ha 69 e quindi sarebbe a un passo dall’addio. Solo un’ipotesi. Più concreto invece uno scenario intricatissimo. Un vero e proprio ingorgo istituzionale. Il voto delle Politiche sarà probabilmente il 9 aprile 2006. Il Governatore leggerà le sue Considerazioni finali il 31 maggio. Nel frattempo il nuovo Parlamento si sarà insediato, probabilmente sarà già nominato l’esecutivo. E il presidente della Repubblica? La partita del Quirinale in quel momento sarà apertissima con tutte le conseguenze immaginabili. Il Quirinale nella nomina del Governatore ha sempre fatto valere la sua moral suasion e non mancherà anche stavolta di far sentire il suo peso. A suo tempo Ciampi fu sponsor di Fazio (salvo pentirsene in seguito). Ma chi sarà in carica? Ancora Ciampi? O un altro al suo posto? E chi?
Da quest’intreccio di date e situazioni emerge l’interrogativo: Fazio deve cessare prima delle elezioni? O quando il risiko istituzionale è terminato e gli assetti politici sono più chiari? Nel primo caso non ci sono né i tempi né il nome del successore. Nel secondo, invece, se la sinistra vincesse le elezioni si troverebbe in mano il poker per prendere il piatto e piazzare un suo uomo a Bankitalia.
Chi nomina il governatore? Nomina e revoca sono nelle mani del Consiglio superiore di Bankitalia e «devono essere approvate con decreto del presidente della Repubblica promosso dal presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, sentito il Consiglio dei ministri». Procedimento complesso, dove entrano in gioco appunto il Governo, il Tesoro, il Quirinale e il collegio che regge Bankitalia.
Paradossalmente, dopo le elezioni, Fazio potrebbe essere l’unico sopravvissuto di questo romanzo a sfondo politico-finanziario.

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